INDICE PIGMENTI
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Pigmenti
 ARANCIO
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Arancio aurora
Varietà di giallo di cadmio (vedi). Pigmento giallo artificiale creato dal chimico tedesco Friedrich Stromeyer nel 1817, introdotto in pittura nel 1829 e disponibile in commercio dal 1835. Si ottiene per precipitazione della soluzione acida di un sale di cadmio con una soluzione di solfuri alcalini. In natura esiste sotto forma di minerale (greenockite) presente in Scozia, Boemia e Pennsylvania (U.S.A.). Le tonalità variano dal giallo limone all'arancio (vedi arancio di cadmio) a seconda del procedimento di preparazione. La tonalità è particolarmente luminosa, ha un buon potere coprente ed è particolarmente resistente (la qualità giallo limone è comunque più sensibile), si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche pittoriche con ottimi risultati nella pittura ad olio. Agli U.V. risulta verde.
Arancio brillante
Denominazione generica a indicare, più che uno specifico pigmento, una particolare qualità cromatica. Tuttavia la denominazione trova essenzialmente riscontro: 1. con un miscuglio di cromato e di carbonato di piombo. 2. con un giallo di cadmio mescolato con della cerussa.
Arancio di antimonio
Pigmento aranciato artificiale, la cui origine è da far risalire al 1843, quando Ruolz mise sul mercato un ossido d'antimonio prodotto negli stabilimenti di Rochetrejoux in sostituzione della cerussa. La sua fabbricazione avviene a partire da una reazione chimica basata su dei vapori di solfuro sul metallo d'antimonio, all'interno di un processo che consente di ottenere varie tonalità. Ha trovato impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Vedi bianco di antimonio.
Arancio di arsenico
(Anche realgar)
Pigmento naturale ottenuto per macinazione di un bisolfuro d'arsenico o determinato artificialmente per riscaldamento di una mescolanza di zolfo, anidride arseniosa e carbone di legna. Allo stato naturale è rintracciabile in zone vulcaniche, in particolare nell'area dell'Etna e del Vesuvio, in Sassonia, in Boemia e in Transilvania. Conosciuto fino dall'antichità è ricordato da Tefrasto, Vitruvio e Plinio sotto il nome di sandaracha. Cennino Cennini, segnalandolo come risalgallo, lo dice di colore giallo (e in realtà si presenta sotto forma di cristalli grandi e trasparenti di colore giallo arancio). E' stato utilizzato nella pittura a tempera, talvolta mescolato con l'orpimento (vedi), e come antifermentativo nella conservazione di tempere a base di materie proteiche. Si caratterizza per il deciso potere coprente e comunque la qualità è fortemente condizionata dalle attenzioni poste nel corso del delicato processo di fabbricazione.
Arancio di cadmio
Pigmento aranciato sintetico. Si tratta di una varietà rossastra del giallo di cadmio ottenuto variando temperatura e acidità della soluzione nel corso del procedimento di fabbricazione. E' un solfuro di cadmio, creato nel 1817 dal farmacista tedesco Friedrich Stromeyer. Nel 1881 Blockx, nel suo compendio, lo descrive indicando due diversi processi di fabbricazione: il primo -consigliato per la qualità dei risultati- per precipitazione di un sale di cadmio e di acido solfidrico; il secondo per calcinazione di una mescolanza di zolfo e di ossido di cadmio, che porta a un colore pallido e terroso. In questi caso la tonalità arancio è ottenuta sostituendo del selenio allo zolfo. E' un pigmento coprente e colorante, particolarmente resistente e stabile, che si presta ad essere impiegato in qualsiasi tecnica pittorica, seppure con l'avvertenza di evitarne l'uso nelle mescolanze con i colori contenenti piombo. Usato puro è molto lento ad asciugare.
Arancio di cadmio litopone
Pigmento giallo aranciato di natura sintetica. Si tratta di una mescolanza di solfuro di cadmio e di solfato di bario precipitato con una miscela di soluzioni di solfuro di bario e di solfato di cadmio. La sua colorazione non è intensa. Trova impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Arancio di cromo
(Anche arancio minerale)
Pigmento arancio artificiale, realizzato successivamente all'individuazione del cromo da parte del chimico francese Louis Nicolas Vauquelin nel 1797, nel corso dei suoi studi sulla crocoite (un minerale scoperto nel 1765 in una miniera degli Urali). In particolare il pigmento risulta messo a punto tra il 1804 e il 1809: nel 1818 è documentato il suo uso nella realizzazione di carte da parati. Si tratta di una varietà aranciata del giallo di cromo, dove la tonalità aranciata è ottenuta con una mescolanza di cromato neutro di piombo e di cromato basico. Utilizzato a partire dal XIX secolo si presta ad essere impiegato in tutte le tecniche. Non presenta comunque particolare stabilità e resistenza (annerisce all'aria e a contatto con i solfuri) e si altera facilmente nelle mescolanze.
Arancio di cromo comune
(Anche arancio di cromo)
Pigmento arancio artificiale, varietà del giallo di cromo (vedi).
Arancio di cromo puro
(Anche arancio di cromo)
Si tratta di un cromato di piombo neutro di colore aranciato, apparso tra il 1804 e il 1809 e impiegato nella fabbricazione delle carte da parati nel 1818. Di scarsa stabilità tende ad annerire.
Arancio di Marte
(Anche ocra artificiale)
Si tratta di sesquiossido di ferro ottenuto per precipitazione di una soluzione di liscivia alcalina e di una soluzione di solfati ferrosi. La calcinazione del precipitato consente di modificarne le tonalità che vanno dal giallo, all'arancio, al bruno e al violetto. Nel 1881 Blockx spiega nel suo compendio come si tratti di un pigmento stabile e di grande qualità solo se ben preparato, cosa peraltro assai rara vista la delicatezza del procedimento. Lo stesso Blockx documenta inoltre come spesso si trovassero in commercio sotto questo nome pigmenti ottenuti con l'aggiunta di ocre, evidentemente per contenere i costi di fabbricazione. Come pigmento è comunque in genere stabile, di colorazione più accesa rispetto all'ocra, utilizzabile in tutte le tecniche pittoriche. Il riferimento nella denominazione a Marte trae origine dal ruolo della divinità e dall'influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti.
Arancio di molibdeno
Pigmento aranciato sintetico. Si tratta di un pigmento già descritto nel 1863 da Schultze ma messo a punto e commercializzato solo nel XX secolo, più precisamente nel 1935, da Ledearle. E' composto dal 70 al 90% di cromato di piombo, dal 3 al 15% di solfato di piombo, dal 10 al 15% di molibdato di piombo. Le tonalità sono estremamente variate e comunque vivaci: dall'arancio ottenuto con particelle particolarmente fini (0,15 a 0,3 micron) si passa a un rosso bluastro determinato da particelle più grosse (0,3 a 0,5 micron). Di particolare stabilità e con ottimo potere coprente trova impiego sia nella pittura a tempera sia nelle tecniche ad olio.
Arancio di piombo
(Anche litargirio)
In particolare la denominazione indica la varietà di tonalità aranciata, ottenuta variando il processo di calcinazione.
Arancio di zolfo
(Anche arancio dorato di zolfo)
Pigmento aranciato sintetico. Si tratta di un trisolfuro di arsenico, ovvero di un realgar artificiale ottenuto per riscaldamento di un insieme composto da zolfo, anidride arseniosa e carbone di legna. Ha un buon potere coprente ma viene alterato da acidi e basi. Trova scarso impiego nelle tecniche artistiche.
Arancio dorato di zolfo
(Anche arancio di zolfo)
Pigmento aranciato sintetico. Si tratta di un trisolfuro di arsenico, ovvero di un realgar artificiale ottenuto per riscaldamento di un insieme composto da zolfo, anidride arseniosa e carbone di legna. Ha un buon potere coprente ma viene alterato da acidi e basi. Trova scarso impiego nelle tecniche artistiche.
Arancio ercolano
Pigmento aranciato. E' una terra minerale di ossidi di ferro in polvere, lavata, essiccata e macinata, la cui denominazione è legata alla zona di estrazione di Ercolano (Italia). Di grande stabilità si presta ad essere utilizzata in tutte le tecniche pittoriche.
Arancio minerale
(Anche arancio di cromo)
Pigmento arancio artificiale, realizzato successivamente all'individuazione del cromo da parte del chimico francese Louis Nicolas Vauquelin nel 1797, nel corso dei suoi studi sulla crocoite (un minerale scoperto nel 1765 in una miniera degli Urali). In particolare il pigmento risulta messo a punto tra il 1804 e il 1809: nel 1818 è documentato il suo uso nella realizzazione di carte da parati. Si tratta di una varietà aranciata del giallo di cromo, dove la tonalità aranciata è ottenuta con una mescolanza di cromato neutro di piombo e di cromato basico. Utilizzato a partire dal XIX secolo si presta ad essere impiegato in tutte le tecniche. Non presenta comunque particolare stabilità e resistenza (annerisce all'aria e a contatto con i solfuri) e si altera facilmente nelle mescolanze.
Giallo arancio
(Anche giallo zafferano)
Colorante organico di origine vegetale, ottenuto dagli stimmi del fiore del Crocus sativus (ovvero zafferano, dall'arabo za-faran), lavati ed essiccati. Conosciuto fin dall'antichità è stato utilizzato soprattutto nelle tinture. Dal Medioevo ha trovato impiego nelle velature sulle argentature in modo da conferire a queste un colorazione giallo dorata, imitando la più costosa doratura. Nelle tecniche pittoriche è stato utilizzato soprattutto in tempera per miniare e nelle lacche. Nei secoli XIV e XV è stato sovente associato al cinabro e mescolato ai pigmenti azzurri per ottenere tonalità verdi. E' ricordato da Plinio, Theophilus, Cennino Cennini.
Minio arancio
(Anche arancio di piombo)
Vedi litargirio. Vedi minio. In particolare la denominazione indica la varietà di tonalità aranciata, ottenuta variando il processo di calcinazione.
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 AZZURRO
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Azzurro biadetti di Spagna
(Anche azzurrite)
In particolare si tratta di una qualità prodotta a partire dai minerali provenienti dalle miniere d'argento spagnole.
Azzurro blu
(Anche blu oltremare naturale)
Pigmento azzurro ottenuto da un minerale naturale di giacimenti di scisto conosciuto sotto il nome di lapislazzuli. Utilizzato fin dalla tarda antichità (è descritto da Plinio) fu un colore tenuto in particolare pregio dagli artisti tanto da essere descritto da Cennino Cennini come "nobile, bello e perfettissimo": in effetti è sufficiente macinare il minerale per ottenere un blu di grande qualità, tuttavia ne sono necessari circa 100 kg per ottenere da 2 a 3 chili di pigmento. Il fatto che si tratti di una pietra semipreziosa porta al costo estremamente elevato che da sempre lo ha caratterizzato: per questo è stato utilizzato quasi esclusivamente per dipinti di estrema importanza. Per gli stessi motivi si è raccomandato di stenderlo su fondi neri o grigi (o su una preparazione di azzurrite) in modo da ottenere buoni risultati anche con una minima quantità. Pigmento stabile, semitrasparente, adatto a tutte le tecniche ma essenzialmente utilizzato a tempera (a olio viene ulteriormente esaltata la sua trasparenza).
Azzurro celeste
Con la denominazione di azzurro celeste sono stati, nel tempo, indicati tre diversi tipi di pigmenti azzurri: 1. il blu di cobalto e stagno creato nel 1805 da Hopfner (vedi blu ceruleo). 2. Un arseniato basico di rame ottenuto con una soluzione di solfato di rame e di arseniato di potassio, caratterizzato da una tonalità azzurro pallida. 3. Il precipitato di una soluzione di stannato sodico con una soluzione di sali di cobalto. L'identificazione corrente è comunque da ritenersi quella che lo identifica come sinonimo del blu ceruleo.
Azzurro di Alemagna
(Anche azzurrite)
In particolare la denominazione è in riferimento all'azzurrite estratta dalle miniere della Germania, particolarmente note nel Medioevo. Lo stesso Cennino Cennini, parlando di questo pigmento, segnala come "nasca molto in nella Magna".
Azzurro di Baghdad
(Anche blu oltremare naturale)
In particolare identifica il lapislazzuli proveniente dalla regione di Baghdad.
Azzurro di ferro
(Anche blu di Prussia, vivianite)
Azzurro di Guado
(Anche isatis)
Colorante azzurro prodotto a partire dalle piante della Isatis tinctoria, pianta erbacea delle crocifere comunemente conosciuta come Guado, le cui foglie contengono lo stesso principio colorande dell'indaco (indacano). Si tratta del colorante azzurro più diffuso a partire dall'antichità, legato a una coltivazione del guado particolarmente sostenuta dal Medioevo fino al XVII secolo e concentrata nel sud della Francia e nel centro Italia (in particolare nella zona di Gualdo che, appunto, deve il proprio nome alla questa specifica produzione). Il principio colorante veniva estratto facendo fermentare in acqua le piante e quindi aggiungendo all'estratto latte di calce o altri alcali: per ossidazione all'aria si otteniva quindi il pigmento azzurro, simile all'indaco indiano. La produzione di tipo tradizionale è praticamente scomparsa con la scoperta degli azzurri prodotti sinteticamente.
Azzurro di rame
(Anche azzurrite)
In particolare la denominazione è in riferimento all'elemento che caratterizza il pigmento, composto da carbonato basico di rame.
Azzurro di smalto
(Anche blu di smalto, Azzurro di vetro, Azzurro fiordaliso)
Pigmento azzurro artificiale. Si tratta di un silicato doppio di potassio e di cobalto fabbricato a partire da minerali di cobalto, sabbia e carbonato di potassio, ovvero derivato dalla macinazione di vetro colorato. Tradizionalmente la creazione del pigmento viene riferita a S. Shurer, che l'avrebbe messo a punto tra il 1540 e il 1560. Tuttavia recenti indagini hanno appurato la sua presenza già in dipinti del XV secolo. E' stato comunque utilizzato essenzialmente nel corso del XVII secolo e quindi abbandonato per la sua pessima stabilità nel tempo, fatto questo già denunziato dagli artisti alla fine del Seicento. Lo si è comunque impiegato ancora per tutto il corso del XIX secolo. Inizialmente è stato fabbricato in Olanda, quindi nelle Fiandre e in Germania. Per conservare la tonalità blu deve essere mescolato con colori ad acqua: con l'olio diventa trasparente e di tonalità violacea.
Azzurro di Thénard
(Anche blu di cobalto)
In particolare la denominazione ricorda il nome dell'inventore, barone Louis-Jacques Thénard (1777-1857), che, insieme a Proust, mise a punto il pigmento nel 1804.
Azzurro di vena naturale
(Anche azzurrite)
Pigmento blu ottenuto per macinazione e purificazione del minerale azzurrite, estratto nelle miniere d'argento presenti, tra l'altro, in Germania, Ungheria, Spagna, Italia (Sardegna e Isola d'Elba). Si tratta di carbonato basico di rame. Ha un potere coprente più elevato rispetto al blu oltremare naturale, con il quale viene spesso confuso, ed un colore azzurro intenso tendente leggermente al verde: questa caratteristica tonalità risulta apprezzabile soprattutto con una macinatura non insistita, come già segnalava lo stesso Cennino Cennini. Conosciuto dall'antichità (Plinio lo chiama lapis armenius), è stato impiegato in tutte le tecniche; su muro veniva usato a tempera (ovvero a secco), molto spesso sopra una base di colore rossastro. L'azzurrite è infatti un colore poco stabile: in presenza di umidità tende a trasformarsi in malachite e ciò spiega perché in molte pitture murali certe campiture originariamente azzurre sono divenute col tempo più o meno verdi. Dalla seconda metà del XVII secolo il suo uso è diventato sempre più sporadico.
Azzurro oltremarino
(Anche blu oltremare naturale)
Più in particolare il termine oltremarino (nelle varianti oltra marino, oltremare, etc.) ha origini medioevali, probabilmente a indicare la lontana ubicazione delle miniere di lapislazzuli (Cina, Persia, Siberia, Tibet) da cui veniva prodotto il pigmento e la commercializzazione di questo via mare. La denominazione azzurro oltramarino è attestata, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci.
Cenere di azzurro
(Anche cenere di lapislazzuli)
Vedi blu oltremare naturale. In particolare si tratta di una varietà di scadente qualità di lapislazzuli naturale. Con tale denominazione il pigmento è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di "un azzurro di lapislazzulo di cattivo colore, il quale si cava dopo il buono, quando la pietra, con la quale si fece l'azzurro, fu venosa e mescolata con marmo o marcasita".
Nero azzurro
(Anche nero di fermento, nero vite)
In particolare la denominazione sottolinea la tonalità bluastra tipica di questo pigmento.
Verde azzurro
(Anche verdeazzurro)
Vedi verde malachite. Con il nome di verde azzurro il verde malachite è ricordato in numerose fonti, a partire dall'età medioevale, probabilmente in relazione all'abitudine di utilizzarlo (a questa altezza crononologica) mescolato all'azzurrite. Sotto questa denominazione è ancora registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di "un colore minerale che ci portano dalla Spagna" (verde azzurro di Spagna).
Verde azzurro di Magna
(Anche azzurrite)
Con il nome di verde d'azzurrino d'Alemagna il pigmento è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681). Più in generale si tratta di una varietà di azzurrite tendente al verde, macinata grossolanamente in modo da ottenere, appunto, un pigmento di tonalità verdastra.
Verde azzurro di Spagna
(Anche verde malachite)
Sotto questa denominazione il pigmento è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di "un colore minerale che ci portano dalla Spagna". Vedi verde azzurro.
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 BIANCO
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Belletto bianco
Anche bianco di bismuto.
La denominazione è propria anche di un bianco di piombo utilizzato in età romana come maquillage (allo stesso modo del minio) e ancora documentato per questo impiego in pieno XVIII secolo. La sua fabbricazione è descritta da Teofrasto e da Vitruvio.
Belletto bianco
Anche bianco di bismuto.
La denominazione è propria anche di un bianco di piombo utilizzato in età romana come maquillage (allo stesso modo del minio) e ancora documentato per questo impiego in pieno XVIII ecolo. La sua fabbricazione è descritta da Teofrasto e da Vitruvio.
Bianco cadmia
Anche bianco di zinco.
Si tratta della denominazione latina dell'ossido di zinco, condensato in appositi forni. Il termine deriva dal greco kadmeia, con il significato di calamina, minerale di zinco che si trovava a Kadmos. Si tratta di un bianco poco coprente utilizzabile in tutte le tecniche.
Bianco cinese
Anche bianco di zinco.
In particolare bianco di China è la denominazione attribuita al pigmento nel 1834 dalla ditta Windsor & Newton, nel momento in cui venne inserito nel catalogo di colori per acquerello. Da allora le denominazioni bianco di China o bianco cinese sono state per lo più utilizzate ad identificare il bianco di zinco utilizzato con tecniche ad acqua.
Bianco costante
Anche bianco fisso.
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di un bianco di solfato di bario precipitato, descritto e realizzato dal chimico e fabbricante francese Kühlmann. Si caratterizza per un potere coprente superiore a quello del bianco di barite naturale. E' stato commercializzato a partire dal 1830 e impiegato sia nell'affresco sia nella pittura a tempera e ad olio. Vista la sua trasparenza in olio, dalla metà del XIX secolo è stato diffusamente utilizzato come carica additiva per altri pigmenti o come supporto per la preparazione di lacche. Trova inoltre impiego nei colori a guazzo per conferire una maggiore opacità.
Bianco creta
Anche creta bianca.
Pigmento bianco di origine minerale. Si tratta di un carbonato di calcio mescolato con dell'argilla, ottenuto a partire dalla macinazione di materiali provenienti da giacimenti sedimentari caratterizzati dalla presenza di micro frammenti di fossili marini, per lo più individuabili dalle specifiche denominazioni assunte dalle tante varietà commercializzate nel tempo. In Francia i luoghi di estrazione tradizionale sono le regioni della Borgogna (bianco di Borgogna), Champagne (bianco di Champagne) e Meudon (bianco di Meudon) presso Parigi; in Italia la zona di Verona e, in generale, l'Italia centrale. Ulteriori giacimenti storici si localizzano nell'isola di Creta e di Melo (melino) e nella zona di Cirene. Si tratta di crete ampiamente ricordate dalle fonti (Plinio, Vitruvio, Teofrasto, Cennino Cennini etc.), di estrema notorietà e comunque, nelle tecniche pittoriche, utilizate più soventemente come carica che non come pigmento. Le crete bianche trovano inoltre impiego nella fabbricazione delle matite.
Bianco di alabastro
Pigmento bianco di origine minerale. La denominazione ricorre in riferimento a due diversi pigmenti: 1. una calce particolarmente
pura e macinata finemente. 2. Una polvere ottenuta a partire dall'alabastro macinato. In ambedue i casi si tratta di materiali
scarsamente utilizzati nelle tecniche pittoriche.
Bianco di alluminio
Idrato d'allumina ottenuto per precipitazione di una soluzione di allume e di solfato d'alluminio. Di colore bianco, si caratterizza per il debole potere coprente e, conseguentemente, trova impiego per la preparazione di lacche o come additivo per conferire trasparenza ad altri pigmenti.
Bianco di Amburgo
Anche cerussa.
In particolare la denominazione identifica una varietà di cerussa di tipo economico, realizzata mescolando la cerussa con solfato baritico, in rapporto 1 a 2. Il processo di fabbricazione corrisponde a quello olandese (vedi bianco olandese) ma in realtà è incompleto, rappresentando la cerussa solo un terzo della quantità totale di pigmento prodotto.
Bianco di antimonio
Anche o polvere di Al garotti.
Pigmento bianco artificiale, la cui origine è da far risalire al 1843, quando Ruolz mise sul mercato un ossido d'antimonio prodotto negli stabilimenti di Rochetrejoux in sostituzione della cerussa. La sua fabbricazione avviene a partire da una reazione chimica basata su dei vapori di solfuro sul metallo d'antimonio, quindi trattati con acqua di calce per essere
sbiancati. Presenta un potere coprente superiore a quello del bianco di zinco e, per quanto tenda ad ingiallire, non annerisce. La sua fabbricazione è tuttavia più costosa di quella del bianco di piombo pur presentando caratteristiche assai simili: per questo motivo è stato scarsamente utilizzato. Attualmente è rimpiazzato dal Timonox, fabbricato e distribuito dalla Cooksan Lead and Antimony Co. dal 1920.
Bianco di argento
Con la denominazione bianco d'argento sono stati identificati, nel tempo, almeno tre diversi pigmenti. 1. Nel Medioevo ci si è riferiti con questo termine a un colore ottenuto macinando foglie d'argento con miele, utilizzato nella miniatura. 2. Fino al XIX secolo si è poi indicata una cerussa di alta qualità finemente macinata, utilizzata, ad esempio, da Greuze nel Paillot de Montabert. Paillard consiglia di non utilizzarla con prodotti solforosi. Si suppone comunque che all'epoca non venisse mescolato con pigmenti contenenti zolfo o selenio dato che era nozione diffusa tra gli artisti che questi si sarebbero anneriti. Questo pigmento venne utilizzato fino all'inizio del Novecento quando se ne vietò l'uso in ragione della sua tossicità. 3. All'inizio del XIX secolo con in termine bianco d'argento si è poi identificato un carbonato di piombo puro ottenuto precipitando "dell'acetato basico di piombo dall'acido carbonico". Si tratta di un pigmento particolarmente bianco e solido, stabile quando è lavato, particolarmente stimato per il suo candore. Se ne trova una descrizione nel compendio di Blockx nel 1881.
Bianco di Armenini
Anche bianco San Giovanni.
Pigmento bianco inorganico di origine minerale, ottenuto con calce spenta, depurata ripetutamente con lavaggi in acqua, seccata e macinata più volte. Noto fin dall'antichità è il bianco più indicato per la pittura ad affresco, nella quale acquista proprietà coprenti altrimenti scarse. E' stabile alla luce, all'umidità e agli agenti atmosferici: in presenza di smog
atmosferico può comunque portare alla formazione di solfato di calcio. Nell'Europa del nord è stato utilizzato non come pigmento ma come inerte nelle preparazioni pittoriche dei dipinti al posto del gesso. La sua preparazione è accuratamente descritta da Cennino Cennini: "Tolli la calcina sfiorata, ben bianca; mettila spolverata in uno mastello per ispazio di dì otto, rimutando ogni dì acqua chiara, e rimescolando ben la calcina e l'acqua, acciò che ne butti fuora ogni grassezza. Poi ne fa' panetti piccoli, mettili al sole su per li tetti; e quanto più antichi son questi panetti, tanto più e migliore bianco". Ulteriori indicazioni sui possibili modi della sua fabbricazione sono offerte da Armenini (1587) e da Filippo Baldinucci (1681). Attualmente è essenzialmente impiegato come carica per dare corpo ad alcuni coloranti organici.
Bianco di bario
Anche solfato di bario, barite, baritina.
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di un solfato di bario rintracciabile allo stato naturale, denominato baritina quando è macinato finemente. Estratto nei giacimenti localizzati nell'Alvernia, nella Bretagna, nei Vosgi e nei Pirenei, viene calcinato e quindi lavato con un'acqua acidula in modo da sbiancarlo: parallelamente viene liberato dalle numerose impurità (alluminio, ossido di ferro, etc.) che lo caratterizzano. La sua granuolometria è particolarmente fine e, spesso, viene utilizzato come carica. Sotto questo nome si trova anche un solfato di bario artificiale realizzato con una soluzione di cloruro di bario e una soluzione di solfati alcalini. E' un prodotto cristallino poco coprente.
Bianco di barite
Anche bianco fisso.
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di un bianco di solfato di bario precipitato, descritto e realizzato dal chimico e fabbricante francese Kühlmann. Si caratterizza per un potere coprente superiore a quello del bianco di barite naturale. E' stato commercializzato a partire dal 1830 e impiegato sia nell'affresco sia nella pittura a tempera e ad olio. Vista la sua trasparenza in olio, dalla metà del XIX secolo è stato diffusamente utilizzato come carica additiva per altri pigmenti o come supporto per la preparazione di lacche. Trova inoltre impiego nei colori a guazzo per conferire una maggiore opacità.
Bianco di baritina
Anche bianco di bario.
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di un solfato di bario rintracciabile allo stato naturale, denominato baritina quando è macinato finemente. Estratto nei giacimenti localizzati nell'Alvernia, nella Bretagna, nei Vosgi e nei Pirenei, viene calcinato e quindi lavato con un'acqua acidula in modo da sbiancarlo: parallelamente viene liberato dalle numerose impurità (alluminio, ossido di ferro, etc.) che lo caratterizzano. La sua granuolometria è particolarmente fine e, spesso, viene utilizzato
come carica. Sotto questo nome si trova anche un solfato di bario artificiale realizzato con una soluzione di cloruro di bario e una
soluzione di solfati alcalini. E' un prodotto cristallino poco coprente.
Bianco di bismuto
Anche belletto bianco.
Pigmento bianco artificiale, velenoso, costituito da nitrato di bismuto. La denominazione trae origine dall'arabo bi ismid che significa "con le stesse proprietà dell'antimonio". Si tratta di un bianco argentato con delle sfumature gialle o rosastre. E' stato utilizzato nel XVI secolo per pitture a tempera e ad olio.
Bianco di Borgogna
Anche creta bianca.
Pigmento bianco di origine minerale. Si tratta di un carbonato di calcio mescolato con dell'argilla, ottenuto a partire dalla macinazione di materiali provenienti da giacimenti sedimentari caratterizzati dalla presenza di micro frammenti di fossili marini, per lo più individuabili dalle specifiche denominazioni assunte dalle tante varietà commercializzate nel tempo. In Francia i luoghi di estrazione tradizionale sono le regioni della Borgogna (bianco di Borgogna), Champagne (bianco di Champagne) e Meudon (bianco di Meudon) presso Parigi; in Italia la zona di Verona e, in generale, l'Italia centrale. Ulteriori giacimenti storici si localizzano nell'isola di Creta e di Melo (melino) e nella zona di Cirene. Si tratta di crete ampiamente ricordate dalle fonti (Plinio, Vitruvio, Teofrasto, Cennino Cennini etc.), di estrema notorietà e comunque, nelle tecniche pittoriche, utilizate più soventemente come carica che non come pigmento. Le crete bianche trovano inoltre impiego nella fabbricazione delle matite.
Bianco di Bougival
Si tratta di un bianco di origine minerale ottenuto dalle rocce marnose della regione parigina: le particelle sono dell'ordine di un micron e sono ottenute per decantazione e lavaggio della marna, quindi seccaggio e nuova macinatura. E' essenzialmente utilizzato come carica. Watin, descrivendo il processo di fabbricazione del bianco di Bougival nel 1773 (al tempo venduto sotto forma di piccoli bastoncini), dichiara di considerarlo identico al bianco di Spagna. Lo stesso Watin segnala di non utilizzarlo con l'olio.
Bianco di Briançon
Anche caolino.
Argilla bianca costituita da silicato d'alluminio idrato, formata dalla decomposizione di feldspati e di silicato d'allumina. Ha trovato impiego nelle tecniche artistiche come additivo di pigmenti e nelle preparazioni per la doratura a guazzo.
Bianco di calcare
Anche bianco di creta.
Pigmento bianco di origine minerale. Sotto questa denominazione si indicano in modo generico i bianchi cretosi costituiti essenzialmente di carbonato di calcio.
Bianco di calce
Anche bianco di calcio, bianco di Firenze, biancozzo, calce spenta, gesso di Firenze.
Si tratta di idrossido di calcio, ottenuto per cottura del calcare a 900° C, successiva idratazione e setacciatura: essiccando diventa carbonato di calcio (vedi bianco San Giovanni). Utilizzato fino dalla preistoria è ricordato, tra gli altri, da Plinio e da Cennino Cennini. Si presta ad essere utilizzato nell'affresco e nella pittura a tempera. Il potere coprente è debole.
Bianco di Cennini
Anche bianco San Giovanni.
In particolare la denominazione nasce in riferimento alla descrizione data da Cennino Cennini della sua preparazione nel Libro dell'arte: "Tolli la calcina sfiorata, ben bianca; mettila spolverata in uno mastello per ispazio di dì otto, rimutando ogni dì acqua chiara, e rimescolando ben la calcina e l'acqua, acciò che ne butti fuora ogni grassezza. Poi ne fa' panetti piccoli, mettili al sole su per li tetti; e quanto più antichi son questi panetti, tanto più e migliore bianco".
Bianco di Champagne
Anche creta bianca. Pigmento bianco di origine minerale.
Si tratta di un carbonato di calcio mescolato con dell'argilla, ottenuto a partire dalla macinazione di materiali provenienti da giacimenti edimentari caratterizzati dalla presenza di micro frammenti di fossili marini, per lo più individuabili dalle specifiche denominazioni assunte dalle tante varietà commercializzate nel tempo. In Francia i luoghi di estrazione tradizionale sono le regioni della Borgogna (bianco di Borgogna), Champagne (bianco di Champagne) e Meudon (bianco di Meudon) presso Parigi; in Italia la zona di Verona e, in generale, l'Italia centrale. Ulteriori giacimenti storici si localizzano nell'isola di Creta e di Melo (melino) e nella zona di Cirene. Si tratta di crete ampiamente ricordate dalle fonti (Plinio, Vitruvio, Teofrasto, Cennino Cennini etc.), di estrema notorietà e comunque, nelle tecniche pittoriche, utilizate più soventemente come carica che non come pigmento. Le crete bianche trovano inoltre impiego nella fabbricazione delle matite.
Bianco di China
Anche bianco di zinco.
In particolare è la denominazione attribuita al pigmento nel 1834 dalla ditta Windsor & Newton, nel momento in cui venne inserito nel catalogo di colori per acquerello. Da allora le denominazioni bianco di China o bianco cinese sono state utilizzate per identificare il bianco di zinco utilizzato con tecniche ad acqua.
Bianco di Clichy
Anche bianco di Thénard.
Pigmento bianco. Si tratta di una cerussa realizzata secondo un procedimento messo a punto dal chimico francese barone Louis-Jacques Thénard nel 1801, avvalendosi di tecniche più rapide e meno tossiche rispetto ai procedimenti tradizionali. Al posto del piombo l'elemento di partenza è il litargirio che viene dissolto in acido acetico: un gas
carbonico ottenuto a partire dalla calce permette la precipitazione della cerussa. Per quanto i risultati producano un pigmento di qualità inferiore rispetto ai bianchi di piombo propriamente detti, il prodotto risulta assolutamente competitivo tenendo presente i rispettivi costi di fabbricazione.
Bianco di Colonia
Pigmento bianco di origine minerale, identificabile con una varietà antica di carbonato di calcio. La stessa denominazione ricorre a
indicare il caolino.
Bianco di corna di cervo
Pigmento bianco di origine animale, ottenuto per calcinazione in presenza d'aria di corna di cervo. Utilizzato in età medioevale ha
trovato impiego (allo stesso modo del bianco d'ossa) sia nell'affresco sia nella pittura a tempera. Si caratterizza per l'ottima
stabilità. Il potere coprente è debole.
Bianco di corno
Anche bianco di corna di cervo. Pigmento bianco di origine animale. Utilizzato nel Medioevo sia nell'affresco sia nella pittura a
tempera (allo stesso modo del bianco d'ossa) si ottiene per calcinazione di corna di cervo fino a cenere. Il potere coprente è
debole.
Bianco di Crems
Anche bianco di Kremnitz.
Vedi cerussa. Si tratta di un bianco di piombo un tempo fabbricato in Ungheria secondo un procedimento tedesco a sua volta evoluzione di un procedimento olandese. La cerussa veniva in questo caso fabbricata con un riscaldamento al vapore dell'acido pirolegnoso in modo da ossidare delle placche di piombo perforate (vedi il procedimento di fabbricazione del bianco di Vienna). Nel caso del bianco di Kremnitz la fabbricazione prevedeva che l'ossidazione venisse prodotta con vapori di aceto e di vinaccia. Vedi bianco di Vienna.
Bianco di Creta
Ovvero bianco della citta di Creta. Vedi creta bianca. In particolare si tratta di carbonato di calcio ottenuto da una varietà di rocce calcaree costituite da micro frammenti di fossili marini, lavato e macinato per ottenere il pigmento.
Bianco di Firenze
Anche bianco di calce.
Si tratta di idrossido di calcio, ottenuto per cottura del calcare a 900° C, successiva idratazione e setacciatura: essiccando diventa carbonato di calcio (vedi bianco San Giovanni). Utilizzato fino dalla preistoria è ricordato, tra gli altri, da Plinio e da Cennino Cennini. Si presta ad essere utilizzato nell'affresco e nella pittura a tempera. Il potere coprente è debole.
Bianco di Genova
Pigmento bianco artificiale. Più precisamente la denominazione indentifica un bianco realizzato mescolando della cerussa e del
solfato di bario.
Bianco di gesso
Anche gesso naturale.
Pigmento bianco minerale costituita da solfato di calcio idrato, esistente in numerosi giacimenti. Oltre all'uso diffuso nella preparazione di tele e tavole è stato frequentemente adottato come base per le lacche. A causa del suo basso indice di rifrazione il gesso non ha potere coprente, in special modo se usato a olio. Vedi gesso di Bologna.
Bianco di Griffith
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di una mescolanza di solfuro di zinco e di solfuro di magnesio. E' scarsamente utilizzato nelle tecniche pittoriche dove, comunque, trova essenzialmente impiego come carica. Viceversa è utilizzato nella lavorazione del caucciù.
Bianco di gusci
Anche bianco di uovo.
Pigmento bianco di origine animale ottenuto con guscio d'uovo macinato e fatto bollire con acqua di calce, quindi lavato e polverizzato finemente. Essenziamente utilizzato nel corso del XV secolo (ma ancora ricordato da Andrea Pozzo, Filippo Baldinucci e Lomazzo), si presta ad essere impiegato sia nell'affresco sia nella pittura a tempera. Vedi anche bianco di gusci di ostriche.
Bianco di gusci di ostriche
Anche bianco perla, gofun.
Pigmento bianco di origine animale (essenzialmente utilizzato in Asia) a base di conchiglie d'ostrica macinate e quindi lavate e purificate per ammollo prolungato in acqua (circa dieci anni) in modo da eliminare qualsiasi possibilità di alterazione. Per quanto riguarda l'ambito europeo il pigmento è documentato -come attestano vari trattati- tra il XIV e il XVIII secolo, essenzialmente in riferimento al suo uso nella pittura a tempera. Il potere coprente è scarso.
Bianco di Kremniz
Anche bianco di Crems.
Vedi bianco di Vienna.
Bianco di Londra
Anche cerussa.
In particolare si tratta di una varietà fabbricata in Inghilterra.
Bianco di manganese
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di un carbonato idrato di manganese, ottenuto per precipitazione di una soluzione di sali di
manganese con una soluzione di carbonato di soda. Dotato di buon coprente trova impiego nella pittura a tempera e ad olio.
Bianco di marmo
Anche polvere di marmo.
Pigmento e carica inorganica naturale. Si ottiene sia come sottoprodotto della lavorazione dei marmi sia riducendo appositamente in polvere scaglie di marmo (travertino o alabastro), eventualmente mischiando il prodotto con calce. In base al tipo di marmo utilizzato la polvere presenta una colorazione più o meno chiara, con tonalità sul giallo, o grigio o rosa.
Conosciuto fin dall'antichità è ricordato e descritto, tra gli altri, da Cennino Cennini, Giorgio Vasari, Andrea Pozzo e Lomazzo.
Come pigmento trova impego nell'affresco e nella pittura a tempera e si caratterizza per lo scarso poter coprente e per la leggera
trasparenza. Trova inoltre impiego nella fabbricazione di stucchi, nelle decorazioni in finto marmo e come additivo per malte. La
sua presenza in stucchi e malte dona alla superficie particolare levigatezza e brillantezza.
Bianco di Meudon
Anche creta bianca.
Pigmento bianco di origine minerale. Si tratta di un carbonato di calcio mescolato con dell'argilla, ottenuto a partire dalla macinazione di materiali provenienti da giacimenti sedimentari caratterizzati dalla presenza di micro frammenti di fossili marini, per lo più individuabili dalle specifiche denominazioni assunte dalle tante varietà commercializzate nel tempo. In Francia i luoghi di estrazione tradizionale sono le regioni della Borgogna (bianco di Borgogna), Champagne (bianco di Champagne) e Meudon (bianco di Meudon) presso Parigi; in Italia la zona di Verona e, in generale, l'Italia centrale. Ulteriori giacimenti storici si localizzano nell'isola di Creta e di Melo (melino) e nella zona di Cirene. Si tratta di crete ampiamente ricordate dalle fonti (Plinio, Vitruvio, Teofrasto, Cennino Cennini etc.), di estrema notorietà e comunque, nelle tecniche pittoriche, utilizate più soventemente come carica che non come pigmento. Le crete bianche trovano inoltre impiego nella fabbricazione delle matite.
Bianco di Morat
Anche creta bianca. In particolare si tratta di un carbonato di calcio proveniente da giacimenti localizzati in Svizzera.
Bianco di neve
Anche bianco di zinco.
Pigmento bianco artificiale ottenuto dall'ossido di zinco, composto già conosciuto dal Medioevo e utilizzato dagli alchimisti sotto il nome di lana filosofica ma non utilizzato come pigmento. Il suo impiego in pittura è infatti da far risalire al 1775 e alle ricerche del chimico di Digione Guyton de Morveau: fu brevettato nel 1796 dall'inglese Atkinson e comunque solo nel 1844 fu prodotto industrialmente da uno stabilimento della periferia parigina. Nel 1849 la ditta Leclair et Barruel ne sviluppò ulteriormente la commercializzazione. Blockx, nel suo compendio del 1881 sottolinea come il bianco di zinco di migliore qualità
fosse quello ottenuto per combustione in presenza d'aria del metallo puro portato al rosso bianco. E' un bianco purissimo, poco coprente, stabile e, a differenza della cerussa, non teme i vapori di solfuro. Tuttavia presenta il difetto di una cristallizzazione che nel tempo lo rende vitreo e facilmente tendente a screpolarsi (chalking). Per questo motivo solitamente viene raccomandato di mescolarlo con altri pigmenti per attenuare l'inconveniente. E' usato in tutte le tecniche pittoriche.
Bianco di Nottinghen
Varietà di cerussa (vedi).
Pigmento bianco artificiale, tossico. Si tratta di un idrocarbonato basico di piombo con un poco di carbonato neutro di piombo. Conosciuto dall'antichità veniva fabbricato -come testimonia Vitruvio- mettendo delle placche di piombo in sospensione all'interno di barili contenenti aceto di sarmenti. Dopo un lungo periodo, all'interno dei barili chiusi, il metallo si caricava di cerussa che veniva raschiata recuperando così il pigmento bianco utilizzato, peraltro, come fard sia dai greci sia dai romani. Questo procedimento è rimasto sostanzialmente invariato nel tempo, anche se perfezionato dai processi di fabbricazione
olandese e austriaco. Il primo prevede che le placche di piombo vengano ossidate per l'emanazione di vapori di concime di cavallo, al termine di una cinquantina di giorni. Il metodo austriaco torna invece a ricorrere a un'ossidazione provocata dai vapori di aceto e di vinaccia. E' un pigmento a forte potere coprente che tende ad annerirsi in presenza di solfuri. E' stato utilizzato dall'antichità fino all'inizio del nostro secolo, quando ne è stato vietato l'impiego a causa della tossicità. Un tempo le cerusse erano
fortemente caricate, contrariamente al bianco di piombo: probabilmente nel XVII secolo con questa denominazione veniva indicato per lo più del bianco di piombo con una carica complementare di tipo argilla o carbonato di calcio. Vedi bianco di piombo.
Bianco di Orléans
Anche creta bianca.
Pigmento bianco di origine minerale. Si tratta di un carbonato di calcio mescolato con dell'argilla, ottenuto a partire dalla macinazione di materiali provenienti da giacimenti sedimentari caratterizzati dalla presenza di micro frammenti di fossili marini, per lo più individuabili dalle specifiche denominazioni assunte dalle tante varietà commercializzate nel tempo. In Francia i luoghi di estrazione tradizionale sono le regioni della Borgogna (bianco di Borgogna), Champagne (bianco di Champagne) e Meudon (bianco di Meudon) presso Parigi; in Italia la zona di Verona e, in generale, l'Italia centrale. Ulteriori giacimenti storici si localizzano nell'isola di Creta e di Melo (melino) e nella zona di Cirene. Si tratta di crete ampiamente ricordate dalle fonti (Plinio, Vitruvio, Teofrasto, Cennino Cennini etc.), di estrema notorietà e comunque, nelle tecniche pittoriche, utilizate più
soventemente come carica che non come pigmento. Le crete bianche trovano inoltre impiego nella fabbricazione delle matite.
Bianco di Orr
Anche bianco litopone.
In particolare si tratta della denominazione assunta dal pigmento fabbricato in inghilterra da John Orr a partire dal 1875. La sua composizione differisce in parte da quella del litopone tradizionale e si caratterizza per la presenza di solfato di bario (70%), solfuro di zinco (15%), ossido di zinco (13%). Presenta un buon potere coprente.
Bianco di Parigi
Anche creta bianca. In particolare si tratta di un carbonato di calcio ottenuto da rocce cretacee presenti in alcune giacimenti della
regione di Parigi.
Bianco di Rouen
Anche creta bianca.
In particolare si tratta di un carbonato di calcio ottenuto da rocce cretacee della regione di Rouen,
caratterizzate dalla presenza di marna.
Bianco di scorze di uovo
Anche bianco d'uovo.
In particolare la denominazione bianco di scorze d'uovo ricorre negli scritti di Andrea Pozzo (1737-1741) che offre una dettagliata descrizione della fabbricazione del pigmento, ottenuto con gusci d'uovo macinati e fatti bollire con acqua di calce, quindi lavati e polverizzati finemente per essere poi conservati sotto forma di pani, preferibilmente cotti per evitare il cattivo odore tipico del pigmento.
Bianco di silice
Pigmento bianco artificiale ottenuto per calcinazione al rosso di un silicio idrato proveniente da giacimenti inglesi, descritto da
Guignet. Si tratta di un bianco luminoso, poco coprente ma stabile.
Bianco di Spagna
Anche creta bianca.
Si tratta di un pigmento bianco derivato da una varietà di rocce calcaree formate da avanzi microscopici di animali marini. Chimicamente è carbonato di calcio, in pratica creta bianca purificata e polverizzata. Scarsamente coprente si usa per formare l'intonaco per le pitture a tempera su muro e per schiarire alcune tinte nell'affresco; è usato anche nella pittura a tempera e colla. Serve inoltre nella fabbricazione dei pastelli.
Bianco di stagno
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di un biossido di stagno preparato per riscaldamento del metallo in presenza d'aria. Il suo uso è documentato dalla trattatistica del XVI e XVII secolo, sia per la pittura a tempera sia per la pittura ad olio.
Bianco di Thénard
Anche bianco di Clichy.
In particolare la denominazione ricorda il chimico francese barone Louis-Jacques Thénard, inventore, nel 1801, del procedimento per realizzare in pigmento, caratterizzato da tecniche più rapide e meno tossiche rispetto ai procedimenti tradizionali.
Bianco di titanio
Anche rutilo, titanox A, titanox B.
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di biossido di titanio di cui esistono tre forme cristalline: brookite, anatasio, rutilio. Solo le ultime due vengono utilizzate. I giacimenti sono americani, indiani, norvegesi, russi e africani. Scoperto per la prima volta nel 1821 da H. Rose venne reso utilizzabile per la pittura da un inglese di Birmingham, fino ad essere commercializzato da una fabbrica americana intorno al 1908, grazie al chimico francese Auguste Rossi. Prodotto anche da aziende norvegesi presenta una granulometria nell'ordine di 0,3 - 0,4 micron. E' composto da acido titanico realizzato a partire dall'ilmenite (ossido di ferro e di titanio) attaccata con l'acido solforico: il risultato è precipitato da una soluzione di cloruro di calcio che, dopo alcune ore di riscaldamento, determina un cloruro di titanio e quindi, per refrigerazione, un acido di titanio. Il tutto viene miscelato con una piccola quantità di solfato di bario precipitato e di fosfato di calcio. Ha dimostrato ottime qualità, non si altera con nessuna miscela (è cioè inerte) ed è indicato per tutti i sistemi pittorici, anche se non consigliato per la pittura murale ed il pastello; ad olio, non avendo autonomamente proprietà siccative, deve essere addizionato con altre sostanze. Possiede una
particolare potenza di impasto ed ha alto potere coprente.
Bianco di Troyes
Anche creta bianca.
In particolare si tratta di un carbonato di calcio rintracciabile nelle rocce cretose della regione di Troyes, ugualmente conosciuto sotto il nome di bianco di Champagne.
Bianco di uovo
Anche bianco di gusci, bianco di scorze d'uovo.
Pigmento bianco di origine animale ottenuto con guscio d'uovo macinato e fatto bollire con acqua di calce, quindi lavato e polverizzato finemente. Essenziamente utilizzato nel corso del XV secolo (ma ancora ricordato da Andrea Pozzo, Filippo Baldinucci e Lomazzo), si presta ad essere impiegato sia dell'affresco sia nella pittura a tempera.
Bianco di Venezia
Anche cerussa.
In particolare si tratta di un bianco di cerussa fortemente caricato di solfato baritico. La sua origine sembrerebbe essere austriaca, e probabilmente il termine fa riferimento a Venezia come alla città dove il pigmento veniva definitivamente confezionato e non prodotto. De Mayerne segnala il bianco di Venezia come pigmento particolarmente puro e bianco.
Bianco di Vienna
Anche bianco di piombo.
Più in particolare si tratta di un bianco fabbricato a Vienna particolarmente candido e squillante, almeno quanto il bianco di Krems: venne fabbricato anche a Klagenfurt, Felmuhl e nella stessa Krems, sempre secondo il procedimento detto austriaco. Innanzitutto la qualità del piombo utilizzato nella fabbricazione delle spirali si caratterizzava per la sua notevole purezza (proveniva da Bleiberg in Carinzia). Le lame venivano impilate a coppie e sospese grazie a delle piccole asticelle in delle casse di legno con una miscela di aceto e di vinaccia: il tutto era poi collocato in un laboratorio scaldato artificialmente. I vapori permettevano l'ossidazione grazie all'acido carbonico prodotto dalla fermentazione. Il bianco veniva quindi raschiato e in seguito diviso in differenti granulometrie tramite lavaggi, in modo da poter commercializzare differenti qualità di pigmento.
Bianco di zinco
Anche bianco assoluto, bianco di china, bianco cinese, bianco di neve, fiori di zinco, lana chimica, lana filosofica.
Pigmento bianco artificiale ottenuto dall'ossido di zinco, composto già conosciuto dal Medioevo e utilizzato dagli alchimisti sotto il nome di lana filosofica ma non utilizzato come pigmento. Il suo impiego in pittura è infatti da far risalire al 1775 e alle ricerche del chimico di Digione Guyton de Morveau: fu brevettato nel 1796 dall'inglese Atkinson e comunque solo nel 1844 fu prodotto industrialmente da uno stabilimento della periferia parigina. Nel 1849 la ditta Leclair et Barruel ne sviluppò ulteriormente la commercializzazione.
Blockx, nel suo compendio del 1881 sottolinea come il bianco di zinco di migliore qualità fosse quello ottenuto per combustione in presenza d'aria del metallo puro portato al rosso bianco. E' un bianco purissimo, poco coprente, stabile e, a differenza della cerussa, non teme i vapori di solfuro. Tuttavia presenta il difetto di una cristallizzazione che nel tempo lo rende vitreo e facilmente tendente a screpolarsi (chalking). Per questo motivo solitamente viene raccomandato di mescolarlo con altri pigmenti per attenuare l'inconveniente. E' usato in tutte le tecniche pittoriche.
Bianco fisso
Anche bianco di barite, bianco costante, bianco neve, bianco nuovo, bianco permanente.
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di un bianco di solfato di bario precipitato, descritto e realizzato dal chimico e fabbricante francese Kühlmann. Si caratterizza per un potere coprente superiore a quello del bianco di barite naturale. E' stato commercializzato a partire dal 1830 e impiegato sia nell'affresco sia nella pittura a tempera e ad olio. Vista la sua trasparenza in olio, dalla metà del XIX secolo è stato diffusamente utilizzato come carica additiva per altri pigmenti o come supporto per la preparazione di lacche. Trova inoltre impiego nei colori a guazzo per conferire una maggiore opacità.
Bianco inglese
Anche bianco litopone. In particolare la denominazione è quella assunta nel 1875, legata alla commercializzazione del pigmento
dovuta all'inglese John Orr (vedi anche bianco di Orr). Lo stessa denominazione è talvolta attribuita al bianco di Londra,
identificabile con una cerussa di fabbricazione inglese.
Bianco lavato
Anche bianco di gesso.
Si tratta di una delle denominazioni del bianco di gesso, a sottolineare un aspetto particolare del suo processo di fabbricazione. I bianchi lavati sono considerati di ottima qualità e si ottengono per macinatura del gesso nell'acqua: dopo un processo di decantazione finalizzato a eliminare i residui di silice, il materiale viene seccato, quindi polverizzato e tamigiato. Si tratta di un bel bianco, solido e poco coprente, utilizzato in tutte le tecniche pittoriche sia come pigmento sia come carica. Vedi anche bianco spazzolato.
Bianco minerale
Pigmento bianco di origine minerale. La denominazione ricorre in riferimento a due diversi tipi: 1. una carbonato di calcio. 2. un
solfato di calcio esposto lungamente all'aria in modo da assorbire umidità. Vedi gesso naturale.
Bianco misto
Pigmento bianco artificiale realizzato mescolando bianco di zinco e cerussa. Di alto potere coprente trova impiego in tutte le
tecniche ad esclusione dell'affresco.
Bianco nuovo
Anche bianco fisso.
Pigmento bianco artificiale. Si tratta di un bianco di solfato di bario precipitato, descritto e realizzato dal chimico e fabbricante francese Kühlmann. Si caratterizza per un potere coprente superiore a quello del bianco di barite naturale. E' stato commercializzato a partire dal 1830 e impiegato sia nell'affresco sia nella pittura a tempera e ad olio. Vista la sua trasparenza in olio, dalla metà del XIX secolo è stato diffusamente utilizzato come carica additiva per altri pigmenti o come supporto per la preparazione di lacche. Trova inoltre impiego nei colori a guazzo per conferire una maggiore opacità.
Bianco olandese
Con questa denominazione si è soliti indicare sia una sorta di caolino, sia -più correttamente- una cerussa della varietà bianco di Amburgo. In quest'ultimo caso il pigmento veniva fabbricato secondo il procedimento detto olandese, a partire da lamelle di piombo attorcigliate a formare spirali. Queste venivano introdotte in vasi di terracotta con aceto sul fondo in modo da creare dei vapori, il tutto posto su degli strati di letame di cavallo che procuravano calore e vapori d'ammoniaca. Dopo circa un mese le lamelle potevano essere raschiate in modo da recuperare la cerussa. Il bianco veniva a questo punto macinato a secco o all'acqua (in quest'ultimo caso la pasta doveva essere comunque seccata prima dell'utilizzazione). Si otteneva così circa il 60% di cerussa rispetto al piombo iniziale. Il bianco olandese risulta comunque meno puro e meno candido se confrontato con il bianco austriaco (vedi bianco di Vienna).
Bianco perla
La denominazione ricorre in riferimento a diversi bianchi: 1. il bianco satinato che è un solfato di barite con un solfato di calcio e di
allumina. 2. il belletto bianco che è un nitrato di bismuto. 3. il bianco di cerussa (denominazione antica). 4. il bianco di gusci
d'ostriche.
Bianco permanente
Anche bianco fisso.
La denominazione viene ugualmente utilizzata anche in riferimento al bianco di litopone (vedi).
Bianco San Giovanni
Anche bianco di Armenini, bianco di Cennini, bianco di calce, bianco sangiovanni, bianco santogiovanni.
Pigmento bianco inorganico di origine minerale, ottenuto con calce spenta, depurata ripetutamente con lavaggi in acqua, seccata e macinata più volte. Noto fin dall'antichità è il bianco più indicato per la pittura ad affresco, nella quale acquista proprietà coprenti altrimenti
scarse. E' stabile alla luce, all'umidità e agli agenti atmosferici: in presenza di smog atmosferico può comunque portare alla
formazione di solfato di calcio. Nell'Europa del nord è stato utilizzato non come pigmento ma come inerte nelle preparazioni
pittoriche dei dipinti al posto del gesso. La sua preparazione è accuratamente descritta da Cennino Cennini: "Tolli la calcina
sfiorata, ben bianca; mettila spolverata in uno mastello per ispazio di dì otto, rimutando ogni dì acqua chiara, e rimescolando ben la
calcina e l'acqua, acciò che ne butti fuora ogni grassezza. Poi ne fa' panetti piccoli, mettili al sole su per li tetti; e quanto più antichi
son questi panetti, tanto più e migliore bianco". Ulteriori indicazioni sui possibili modi della sua fabbricazione sono offerte da
Armenini (1587) e da Filippo Baldinucci (1681). Attualmente è essenzialmente impiegato come carica per dare corpo ad alcuni
coloranti organici.
Bianco santo
Anche polvere di marmo.
Pigmento e carica inorganica naturale. Si ottiene sia come sottoprodotto della lavorazione dei marmi sia riducendo appositamente in polvere scaglie di marmo (travertino o alabastro), eventualmente mischiando il prodotto con calce. In base al tipo di marmo utilizzato la polvere presenta una colorazione più o meno chiara, con tonalità sul giallo, o grigio o rosa.
Conosciuto fin dall'antichità è ricordato e descritto, tra gli altri, da Cennino Cennini, Giorgio Vasari, Andrea Pozzo e Lomazzo.
Come pigmento trova impego nell'affresco e nella pittura a tempera e si caratterizza per lo scarso poter coprente e per la leggera
trasparenza. Trova inoltre impiego nella fabbricazione di stucchi, nelle decorazioni in finto marmo e come additivo per malte. La
sua presenza in stucchi e malte dona alla superficie particolare levigatezza e brillantezza.
Bianco smalto metallico
Anche bianco litopone.
Pigmento bianco sintetico ottenuto per precipitazione di soluzioni acquose di solfato di bario e solfuro di zinco. Realizzato dal chimico francese Dohuet e da lui brevettato nel 1847 deve la propria fortuna all'inglese John Orr che, a partire dal 1875, lo commercializzò sotto la denominazione di bianco inglese e lo rese uno dei colori più frequentemente presenti sulla tavolozza degli artisti. E' un bianco resistente, coprente e non tossico. Grazie alle ricerche condotte all'inizio del XX è stato inoltre possibile renderlo maggiormente stabile alla luce rispetto al prodotto ottocentesco.Ha inoltre trovato impiego come carica nella preparazione delle tele moderne.
Bianco solfogeno
Anche bianco litopone.
Pigmento bianco sintetico ottenuto per precipitazione di soluzioni acquose di solfato di bario e solfuro di zinco. Realizzato dal chimico francese Dohuet e da lui brevettato nel 1847 deve la propria fortuna all'inglese John Orr che, a partire dal 1875, lo commercializzò sotto la denominazione di bianco inglese e lo rese uno dei colori più frequentemente presenti sulla tavolozza degli artisti. E' un bianco resistente, coprente e non tossico. Grazie alle ricerche condotte all'inizio del XX è stato inoltre possibile renderlo maggiormente stabile alla luce rispetto al prodotto ottocentesco.Ha inoltre trovato impiego come carica nella preparazione delle tele moderne.
Bianco spazzolato
Anche bianco di gesso.
Si tratta di una delle denominazioni del bianco di gesso, a sottolineare un aspetto particolare del suo processo di fabbricazione. I bianchi spazzolati sono ottenuti per azione rotante di spazzole metalliche. Si tratta di un bianco meno puro del bianco lavato (vedi) perché conserva tutte le impurità e possiede una granulometria non omogenea. Come bianco è solido e poco coprente. Trova impiego in tutte le tecniche sia come pigmento sia come carica.
Biancone
Anche creta bianca.
Pigmento bianco di origine minerale. Si tratta di un carbonato di calcio mescolato con dell'argilla, ottenuto a partire dalla macinazione di materiali provenienti da giacimenti sedimentari caratterizzati dalla presenza di micro frammenti di fossili marini, per lo più individuabili dalle specifiche denominazioni assunte dalle tante varietà commercializzate nel tempo. In Francia i luoghi di estrazione tradizionale sono le regioni della Borgogna (bianco di Borgogna), Champagne (bianco di Champagne) e Meudon (bianco di Meudon) presso Parigi; in Italia la zona di Verona e, in generale, l'Italia centrale. Ulteriori giacimenti storici si localizzano nell'isola di Creta e di Melo (melino) e nella zona di Cirene. Si tratta di crete ampiamente ricordate dalle fonti (Plinio, Vitruvio, Teofrasto, Cennino Cennini etc.), di estrema notorietà e comunque, nelle tecniche pittoriche, utilizate più soventemente come carica che non come pigmento. Le crete bianche trovano inoltre impiego nella fabbricazione delle matite.
Biancozzo
Denominazione antica del bianco di calce (vedi). Il termine è documentato, tra l'altro, dagli scritti di Cennino Cennini, che lo
ricorda chiarendolo come sinonimo di bianco San Giovanni.
Bolo bianco
Anche caolino.
Argilla bianca costituita da silicato d'alluminio idrato, formata dalla decomposizione di feldspati e di silicato d'allumina. In Europa si trova in numerosi giacimenti in Italia (Puglia e Sardegna), in Francia ( Bretagna e Limoges) e quindi in Germania, Cecoslovacchia, Inghilterra, Grecia, etc. Generalmente si distinguono caolini magri (contenenti piccole quantità di silice) e caolini grassi. Questo ultimi hanno trovato impiego -seppure limitato- sia nella pittura a tempera sia in quella ad olio. Più diffusamente il caolino (che deve la propria fortuna all'utilizzazione nella produzione di porcellane e ceramiche) è stato impiegato nelle tecniche artistiche come additivo di pigmenti e nelle preparazioni per la doratura a guazzo, unito al più utilizzato bolo rosso.
E' ricordato da Plinio e da Teofrasto.
Litopone bianco
Anche bianco litopone.
Pigmento bianco sintetico ottenuto per precipitazione di soluzioni acquose di solfato di bario e solfuro di zinco. Realizzato dal chimico francese Dohuet e da lui brevettato nel 1847 deve la propria fortuna all'inglese John Orr che, a partire dal 1875, lo commercializzò sotto la denominazione di bianco inglese e lo rese uno dei colori più frequentemente presenti sulla tavolozza degli artisti. E' un bianco resistente, coprente e non tossico. Grazie alle ricerche condotte all'inizio del XX è stato inoltre possibile renderlo maggiormente stabile alla luce rispetto al prodotto ottocentesco.Ha inoltre trovato impiego come carica nella preparazione delle tele moderne.
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 BLU
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Azzurro blu
(Anche blu oltremare naturale)
Pigmento azzurro ottenuto da un minerale naturale di giacimenti di scisto conosciuto sotto il nome di lapislazzuli. Utilizzato fin dalla tarda antichità (è descritto da Plinio) fu un colore tenuto in particolare pregio dagli artisti tanto da essere descritto da Cennino Cennini come "nobile, bello e perfettissimo": in effetti è sufficiente macinare il minerale per ottenere un blu di grande qualità, tuttavia ne sono necessari circa 100 kg per ottenere da 2 a 3 chili di pigmento. Il fatto che si tratti di una pietra semipreziosa porta al costo estremamente elevato che da sempre lo ha caratterizzato: per questo è stato utilizzato quasi esclusivamente per dipinti di estrema importanza. Per gli stessi motivi si è raccomandato di stenderlo su fondi neri o grigi (o su una preparazione di azzurrite) in modo da ottenere buoni risultati anche con una minima quantità. Pigmento stabile, semitrasparente, adatto a tutte le tecniche ma essenzialmente utilizzato a tempera (a olio viene ulteriormente esaltata la sua trasparenza).
Blu celino
(Anche blu ceruleo)
Pigmento azzurro sintetico scoperto da Hopfner nel 1805, ottenuto con una combinazione di ossido di cobalto (78 parti), stagno ( 50 parti) e solfato di calcio (32 parti). Utilizzato essenzialmente dalla seconda metà del XIX sec. (è presente nel catalogo di Rowney del 1860) è un pigmento stabile e permanente, adatto a tutte le tecniche pittoriche ma usato soprattutto ad acquerello e ad olio.
Blu acciaio
(Anche blu bronzo, blu di Milori)
Pigmento azzurro artificiale ottenuto miscelando il blu di Prussia con allumina. La sua diffusione segue quindi quella dello stesso blu di Prussia, creato nel 1704 e commercializzato da Milori a partire dal 1724: è stato essenzialmente usato nell'acquerello e nella pittura a tempera. La tonalità è rosso violetta, come sottolinea la denominazione blu acciaio.
Blu all'acqua
(Anche blu di Prussia)
In particolare si tratta di una varietà di debole stabilità, ancora oggi macinato all'olio con del bianco.
Blu Bice
Pigmento azzurro costituito da carbonato basico di rame. E' stato utilizzato dal Medioevo come sostituto artificiale dell'azzurrite, di cui però non possiede l'intensità del colore. Pur non essendo molto stabile (tende a virare al verde) trova impiego in tutte le tecniche. Vedi blu verditer.
Lemma: Blu bronzo
(Anche blu di Parigi)
Pigmento azzurro artificiale ottenuto miscelando il blu di Prussia con allumina. La sua diffusione segue quindi quella dello stesso blu di Prussia, creato nel 1704 e commercializzato da Milori a partire dal 1724: è stato essenzialmente usato nell'acquerello e nella pittura a tempera. La tonalità è rosso violetta.
Blu cinese
(Anche blu di Prussia)
In particolare si tratta di una qualità particolaremente pregiata.
Blu di Amburgo
Denominazione che, nel tempo, è stata riferita a due diversi pigmenti: un blu di montagna (vedi azzurrite) e un cianino di mediocre qualità (vedi blu di Prussia).
Blu di Anversa
Pigmento blu artificiale. Si tratta di un blu di Prussia fortemente caricato con 9/10 di caolino o di solfato di bario. Di conseguenza si presenta più pallido e meno stabile del blu di Prussia.
Blu di Berlino
Pigmento blu artificale. Si tratta di una varietà del blu di Prussia dalla tonalità particolarmente scura e con riflessi ramati. E' ottenuto a partire da cloruro di calce, acido solforico e prussiato giallo (sali di ferro), comunque con una procedura di fabbricazione decisamente semplificata rispetto a quella tradizionale del blu di Prussia.
Blu di Brema
(Anche Blu di Péligot, blu di Payen, ceneri blu di pasta)
Pigmento azzurro artificiale. Ossido idrato di rame inventato nel 1858 dal chimico francese Eugène Melchior Péligot e preparato a partire da una precipitazione di solfato di rame con latte di calce in eccesso e ammoniaca. Pallido e semiopaco trova impiego sia nell'affresco sia nella pittura a tempera e ad olio. La denominazione blu di Brema è ugualmente attribuita ad altri pigmenti, tra cui un carbonato basico di rame scoperto all'inizio del XVIII secolo e particolarmente utilizzato nel corso del secolo successivo.
Blu di Brunswick
(Anche blu di Prussia)
Più in particolare si tratta di una varietà di media stabilità, che contiene in forte proporzione del solfato di bario miscelato al momento della fabbricazione.
Blu di cobalto
(Anche blu di Thénard, blu porcellana, oltremare di cobalto, blu di Vienna, blu reale, blu di Leida)
Pigmento azzurro artificiale. Scoperto a Vienna nel 1795 da J. Leithner venne messo a punto da Proust e dal barone Louis-Jacques Thénard tra il 1802 e il 1804 e quindi commercializzato a partire dal 1807. E' ottenuto riscaldando una miscela di allume, di solfato di cobalto o d'allumina e di fosfato di cobalto. E' risultato un ottimo colore adatto a tutte le tecniche, resistente a tutti gli agenti e molto stabile, utilizzato diffusamente dagli artisti non tanto come pigmento di sostituzione quanto come vero e proprio azzurro. Ha granulazione fine, colore azzurro intenso (comunque all'interno di tonalità che variano dal chiaro allo scuro) e buon potere coprente. Mescolato con i bianchi produce gradazioni molto luminose. Aggiunto al blu di Prussia ne attenua la tendenza a scurirsi.
Blu di cobalto e stagno
(Anche blu ceruleo)
Pigmento azzurro sintetico scoperto da Hopfner nel 1805, ottenuto con una combinazione di ossido di cobalto (78 parti), stagno ( 50 parti) e solfato di calcio (32 parti). Utilizzato essenzialmente dalla seconda metà del XIX sec. (è presente nel catalogo di Rowney del 1860) è un pigmento stabile e permanente, adatto a tutte le tecniche pittoriche ma usato soprattutto ad acquerello e ad olio.
Blu di cobalto permanente
Pigmento blu artificiale. Si tratta di un alluminato di cobalto messo a punto da Proust e dal barone Louis-Jacques Thénard nel 1804, ottenuto riscaldando una miscela di allume, di solfato di cobalto e di fosfato di cobalto. E' un azzurro vivo con tonalità che vanno dal chiaro allo scuro, di potere coprente debole. Nel 1920 venne aggiunto nella composizione un alluminato di cobalto di cromo.
Blu di ftalocianina
Pigmento azzurro artificiale. Si tratta di una lacca di ftalocianina su base di alluminato rameico idrato. Utilizzato dal 1935 è un azzurro scuro con buon potere coprente. Utilizzato in tutte le tecniche è un pigmento chimicamente stabile.
Blu di garanza
Miscela ottenuta con blu oltremare artificiale di Guimet mescolato con lacca di garanza, in modo da conferire al pigmento una colorazione blu violacea.
Blu di Guimet
(Anche blu oltremare artificiale)
Pigmento azzurro artificiale costituito da silico alluminato di sodio. Risulta scoperto nel 1828 dal francese Jean Baptiste Guimet (1795-871) e dal tedesco Gmelin. E' stato fabbricato da Guimet a Fleurieu sur Saône nel 1831 ed è stato inserito nel catalogo di Windsor dal 1832. La sua fabbricazione si è comunque diffusa essenzialmente dal 1930. E' un composto di silicio, di sodio, d'alluminato di calce e di zolfo portati nel corso di circa venti ore a 800 °C. Successivamente si procede alla macinatura ottenendo il pigmento. La durata del riscaldamento e la composizione della miscela determinano una gamma variata di tonalità, dal violetto, al rosa, al verde. L'oltremare artificiale presenta un colore più brillante rispetto all'oltremare naturale e si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche escluso l'affresco poiché, come la qualità naturale, teme l'acidità. Per il resto è stabile alla luce, al calore e agli alcali. Il potere coprente è buono.
Blu di Hopfner
(Anche blu ceruleo)
In particolare la denominazione ricorda il nome del suo creatore, Hopfner, che mise a punto il pigmento nel 1805.
Blu di Leida
(Anche blu di Leyden, praticamente una varietà di blu di cobalto)
Pigmento azzurro artificiale. Scoperto a Vienna nel 1795 da J. Leithner venne messo a punto da Proust e dal barone Louis-Jacques Thénard tra il 1802 e il 1804 e quindi commercializzato a partire dal 1807. E' ottenuto riscaldando una miscela di allume, di solfato di cobalto o d'allumina e di fosfato di cobalto. E' risultato un ottimo colore adatto a tutte le tecniche, resistente a tutti gli agenti e molto stabile, utilizzato diffusamente dagli artisti non tanto come pigmento di sostituzione quanto come vero e proprio azzurro. Ha granulazione fine, colore azzurro intenso (comunque all'interno di tonalità che variano dal chiaro allo scuro) e buon potere coprente. Mescolato con i bianchi produce gradazioni molto luminose. Aggiunto al blu di Prussia ne attenua la tendenza a scurirsi.
Blu di manganese
Pigmento azzurro artificiale, ottenuto per calcinazione di cloruro di manganese e di biossido di bario. Scoperto alla fine del XIX secolo (1892) è stato utilizzato in pittura solo a partire dal 1930 circa. E' un azzurro brillante (simile al blu ceruleo) con scarso potere coprente. Trova impiego in tutte le tecniche ed è un pigmento chimicamente stabile.
Blu di Milori
(Anche blu di Parigi)
Pigmento azzurro artificiale ottenuto miscelando il blu di Prussia con allumina. La sua diffusione segue quindi quella dello stesso blu di Prussia, creato nel 1704 e commercializzato da Milori a partire dal 1724: è stato essenzialmente usato nell'acquerello e nella pittura a tempera. La tonalità è rosso violetta.
Blu di montagna
(Anche azzurrite)
Pigmento blu ottenuto per macinazione e purificazione del minerale azzurrite, estratto nelle miniere d'argento presenti, tra l'altro, in Germania, Ungheria, Spagna, Italia (Sardegna e Isola d'Elba). Si tratta di carbonato basico di rame. Ha un potere coprente più elevato rispetto al blu oltremare naturale, con il quale viene spesso confuso, ed un colore azzurro intenso tendente leggermente al verde: questa caratteristica tonalità risulta apprezzabile soprattutto con una macinatura non insistita, come già segnalava lo stesso Cennino Cennini. Conosciuto dall'antichità (Plinio lo chiama lapis armenius), è stato impiegato in tutte le tecniche; su muro veniva usato a tempera (ovvero a secco), molto spesso sopra una base di colore rossastro. L'azzurrite è infatti un colore poco stabile: in presenza di umidità tende a trasformarsi in malachite e ciò spiega perché in molte pitture murali certe campiture originariamente azzurre sono divenute col tempo più o meno verdi. Dalla seconda metà del XVII secolo il suo uso è diventato sempre più sporadico.
Blu di Payen
(Anche blu di Brema)
Pigmento azzurro artificiale. Ossido idrato di rame inventato nel 1858 dal chimico francese Eugène Melchior Péligot e preparato a partire da una precipitazione di solfato di rame con latte di calce in eccesso e ammoniaca. Pallido e semiopaco trova impiego sia nell'affresco sia nella pittura a tempera e ad olio.
Blu di Péligot
(Anche blu di Brema)
Pigmento azzurro sintetico creato nel 1858 dal chimico francese Eugène Melchior Péligot (da cui la denominazione): è un idrossido di rame ottenuto a partire da una precipitazione da solfato di rame con latte di calce in eccesso ed aggiunta di ammoniaca. E' stato scarsamente utilizzato.
Blu di Prussia
(Anche blu all'acqua, blu di Amburgo, blu di Anversa, blu di Berlino, blu Cinese, blu Diesbach, blu minerale, blu nuovo, blu all'olio, blu di Sassonia, blu Williamson, cianino)
Si tratta di un pigmento azzurro scoperto casulamente nel 1704 a Berlino da Diesbach e Dippel e commercializzato da Milori a partire dal 1724: dalla metà del Settecento è stato il pigmento azzurro più utilizzato dagli artisti fino alla diffusione del blu di cobalto. E' un ferrocianuro ferrico, ottenuto originariamente utilizzando sangue seccato in modo da apportare i cianuri alcalini precipitati su una soluzione di solfato ferrico. Presenta un colore blu intenso di intonazione fredda con un sottotono verdastro. Si altera facilmente per effetto della luce e delle sostanze alcaline. Non è utilizzabile in affresco e ad olio secca male e tende ad ingiallire: i risultati migliori sono quindi ottenuti a tempera e ad acquerello. Di granulazione finissima va adoperato con precauzione e in piccole quantità poiché ha un forte potere colorante. Miscelato con lacche gialle fornisce la cosiddetta lacca verde.
Blu di Prussia naturale
(Anche vivianite)
Si tratta di un pigmento azzurro ottenuto per macinazione del minerale vivianite (fosfato ferroso idrato) di cui si trovano numerosi giacimenti in Germania (Baviera), Inghilterra, Romania, Cecoslovacchia e negli Stati Uniti. Questo minerale presenta inizialmente un colore bianco che, col tempo, diventa blu indaco e quindi blu scuro.Per quanto la denominazione corrente sia ottocentesca (dal nome del mineralogista inglese J.G. Vivian) è stato impiegato fino dall'antichità sotto altre denominazioni in tutte le tecniche artistiche, compreso l'encausto. Si presenta sotto forma di cristalli di colore azzurro verdognolo.
Blu di Sassonia
Pigmento azzurro artificiale. Si tratta di un blu di smalto fabbricato in Sassonia e descritto da Kunckel nella seconda metà del XVII secolo. La fabbricazione prevedeva che il cobalto venisse messo dentro delle gallerie di riscaldamento in modo tale che i fumi tossici potessero essere decantati dall'arsenio che contenevano.
Blu di smalto
(Anche azzurro fiordaliso, azzurro di smalto, azzurro di vetro, blu eschelle, blu di Sassonia, blu imperiale, smaltino, vetro di cobalto, vitrum, zaffro)
Pigmento azzurro artificiale. Si tratta di un silicato doppio di potassio e di cobalto fabbricato a partire da minerali di cobalto, sabbia e carbonato di potassio, ovvero derivato dalla macinazione di vetro colorato. Tradizionalmente la creazione del pigmento viene riferita a S. Shurer, che l'avrebbe messo a punto tra il 1540 e il 1560. Tuttavia recenti indagini hanno appurato la sua presenza già in dipinti del XV secolo. E' stato comunque utilizzato essenzialmente nel corso del XVII secolo e quindi abbandonato per la sua pessima stabilità nel tempo, fatto questo già denunziato dagli artisti alla fine del Seicento. Lo si è comunque impiegato ancora per tutto il corso del XIX secolo. Inizialmente è stato fabbricato in Olanda, quindi nelle Fiandre e in Germania. Per conservare la tonalità blu deve essere mescolato con colori ad acqua: con l'olio diventa trasparente e di tonalità violacea.
Blu di Ungheria
(Anche ongaro)
Pigmento blu di azzurrite prodotto con minerali provenienti dalle miniere d'argento dell'Ungheria. Vedi azzurrite.
Blu di Vienna
(Anche blu di cobalto)
Pigmento azzurro artificiale. Scoperto a Vienna nel 1795 da J. Leithner venne messo a punto da Proust e dal barone Louis-Jacques Thénard tra il 1802 e il 1804 e quindi commercializzato a partire dal 1807. E' ottenuto riscaldando una miscela di allume, di solfato di cobalto o d'allumina e di fosfato di cobalto. E' risultato un ottimo colore adatto a tutte le tecniche, resistente a tutti gli agenti e molto stabile, utilizzato diffusamente dagli artisti non tanto come pigmento di sostituzione quanto come vero e proprio azzurro. Ha granulazione fine, colore azzurro intenso (comunque all'interno di tonalità che variano dal chiaro allo scuro) e buon potere coprente. Mescolato con i bianchi produce gradazioni molto luminose. Aggiunto al blu di Prussia ne attenua la tendenza a scurirsi.
Blu Diesbach
(Anche blu di Prussia)
In particolare la denominazione ricorda la scoperta del pigmento da parte di Diesbach nel 1704.
Blu egiziano
(Anche fritta blu, fritta d'Alessandria, blu ercolano, blu pompeiano, blu sinterizzato)
E' il più antico pigmento artificiale conosciuto, realizzato con frammenti di rame mescolati al calcare e alla sabbia, il tutto portato a una temperatura di 900° C circa e quindi macinato. Si ottiene così un blu di buona stabilità, con tonalità che vanno dal chiaro allo scuro, in relazione alle modalità di riscaldamento e della stessa macinatura. Utilizzato soprattutto nell'antichità, in Egitto, dagli etruschi e dai romani, è descritto da Plinio, Teofrasto e Vitruvio. L'impiego è essenzialmente legato alle tecniche di pittura murale.
Blu imperiale
Denominazione antica del blu di smalto (vedi). Pigmento azzurro artificiale. Si tratta di un silicato doppio di potassio e di cobalto fabbricato a partire da minerali di cobalto, sabbia e carbonato di potassio, ovvero derivato dalla macinazione di vetro colorato. Tradizionalmente la creazione del pigmento viene riferita a S. Shurer, che l'avrebbe messo a punto tra il 1540 e il 1560. Tuttavia recenti indagini hanno appurato la sua presenza già in dipinti del XV secolo. E' stato comunque utilizzato essenzialmente nel corso del XVII secolo e quindi abbandonato per la sua pessima stabilità nel tempo, fatto questo già denunziato dagli artisti alla fine del Seicento. Lo si è comunque impiegato ancora per tutto il corso del XIX secolo. Inizialmente è stato fabbricato in Olanda, quindi nelle Fiandre e in Germania. Per conservare la tonalità blu deve essere mescolato con colori ad acqua: con l'olio diventa trasparente e di tonalità violacea.
Blu minerale
Il termine può indicare tre diversi pigmenti: 1. un caolino colorato con indaco. 2. un ossido idrato di rame (vedi blu di Péligot). 3. un blu cianino (vedi blu di Prussia).
Blu oltremare artificiale
(Anche blu Guimet, lapislazzuli artificiale, oltremare di Guimet)
Pigmento azzurro artificiale costituito da silico alluminato di sodio, messo a punto come sostitutivo del lapislazzuli dopo la scoperta della composizione del lapislazzuli stesso. Risulta scoperto nel 1828 dal francese Jean Baptiste Guimet (1795-871) e dal tedesco Gmelin. E' stato fabbricato da Guimet a Fleurieu sur Saône nel 1831 ed è stato inserito nel catalogo di Windsor dal 1832. La sua fabbricazione si è comunque diffusa essenzialmente dal 1930. E' un composto di silicio, di sodio, d'alluminato di calce e di zolfo portati nel corso di circa venti ore a 800 °C. Successivamente si procede alla macinatura ottenendo il pigmento. La durata del riscaldamento e la composizione della miscela determinano una gamma variata di tonalità, dal violetto, al rosa, al verde. L'oltremare artificiale presenta un colore più brillante rispetto all'oltremare naturale e si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche escluso l'affresco poiché, come la qualità naturale, teme l'acidità. Per il resto è stabile alla luce, al calore e agli alcali. Il potere coprente è buono.
Blu oltremare naturale
(Anche azzurro di Bagdad, cynus schythico, lapislazzuli naturale, lazur, lazzulite, sappheiros)
Pigmento azzurro ottenuto da un minerale naturale di giacimenti di scisto conosciuto sotto il nome di lapislazzuli. Utilizzato fin dalla tarda antichità (è descritto da Plinio) fu un colore tenuto in particolare pregio dagli artisti tanto da essere descritto da Cennino Cennini come "nobile, bello e perfettissimo": in effetti è sufficiente macinare il minerale per ottenere un blu di grande qualità, tuttavia ne sono necessari circa 100 kg per ottenere da 2 a 3 chili di pigmento. Il fatto che si tratti di una pietra semipreziosa porta al costo estremamente elevato che da sempre lo ha caratterizzato: per questo è stato utilizzato quasi esclusivamente per dipinti di estrema importanza e ricordato in numerosi contratti di allogagione dove l'uso o meno del lapislazzuli veniva regolarmente registrato. Per gli stessi motivi si è raccomandato di stenderlo su fondi neri o grigi (o su una preparazione di azzurrite) in modo da ottenere buoni risultati anche con una minima quantità. Anticamente proveniva via mare essenzialmente dalle miniere della regione di Badakhshan (Afghanistan), visitate da Marco Polo nel 1271: da questa lontana provenienza deriva probabilmente il nome di oltremare o oltremarino. Pigmento stabile, semitrasparente, adatto a tutte le tecniche ma essenzialmente utilizzato a tempera (a olio viene ulteriormente esaltata la sua trasparenza).
Blu pavone
(Anche edi blu di ftalocianina)
In particolare il termine indica una varietà creata in Inghilterra nel 1940, particolarmente stabile.
Blu permanente
(Anche blu oltremare artificiale)
Pigmento azzurro artificiale costituito da silico alluminato di sodio. Risulta scoperto nel 1828 dal francese Jean Baptiste Guimet (1795-871) e dal tedesco Gmelin. E' stato fabbricato da Guimet a Fleurieu sur Saône nel 1831 ed è stato inserito nel catalogo di Windsor dal 1832. La sua fabbricazione si è comunque diffusa essenzialmente dal 1930. E' un composto di silicio, di sodio, d'alluminato di calce e di zolfo portati nel corso di circa venti ore a 800 °C. Successivamente si procede alla macinatura ottenendo il pigmento. La durata del riscaldamento e la composizione della miscela determinano una gamma variata di tonalità, dal violetto, al rosa, al verde. L'oltremare artificiale presenta un colore più brillante rispetto all'oltremare naturale e si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche escluso l'affresco poiché, come la qualità naturale, teme l'acidità. Per il resto è stabile alla luce, al calore e agli alcali. Il potere coprente è buono.
Blu porcellana
(Anche blu di cobalto)
In particolare la denominazione è in riferimento al suo uso nella decorazione della porcellana.
Blu reale
La denominazione ricorre in riferimento al blu di smalto (vedi) e al blu di cobalto (vedi).
Blu Thénard
(Anche blu di cobalto)
In particolare la denominazione ricorda il nome del chimico, barone Louis-Jacques Thénard (1777-1857), che, insieme a Proust, mise a punto il pigmento nel 1804.
Blu verditer
Pigmento azzurro artificiale. Si tratta di una miscela d'idrossido di rame e di solfato di calcio contenente del cloruro di ammonio, preparato tramite azione di un latte di calce contenente cloruro ammonico su una soluzione di solfato di rame. La denominazione nasce dalla corruzione inglese del termine francese 'verd de terre' che indica un verde e un blu a base di rame e di cloruro di ammonio. Il pigmento tende a virare al verde ed il suo utilizzo è essenzialmente circoscritto alla pittura ad olio. La denominazione blu verditer è stata utilizzata in Francia a partire dal XIX secolo per distinguere il pigmento dall'azzurrite naturale. Trova esclusivamente impiego nelle tecniche ad olio.
Blu Williamson
(Anche i blu di Prussia)
In particolare si tratta della denominazione più diffusa in Inghilterra a indicare questo pigmento, legata al nome del primo fabbricante inglese (Williamson, appunto) che produsse nei pressi di Londra questo azzurro a partire dal 1766.
Ceneri blu
(Anche ceneri blu di pasta e blu di Brema)
Pigmento azzurro artificiale. Ossido idrato di rame inventato nel 1858 dal chimico francese Eugène Melchior Péligot e preparato a partire da una precipitazione di solfato di rame con latte di calce in eccesso e ammoniaca. Pallido e semiopaco trova impiego sia nell'affresco sia nella pittura a tempera e ad olio.
Ceneri blu di pasta
(Anche blu di Brema)
Pigmento azzurro artificiale. Ossido idrato di rame inventato nel 1858 dal chimico francese Eugène Melchior Péligot e preparato a partire da una precipitazione di solfato di rame con latte di calce in eccesso e ammoniaca. Pallido e semiopaco trova impiego sia nell'affresco sia nella pittura a tempera e ad olio.
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 BRUNO
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Bruno aloe
Colorante bruno organico,di tonalità ambrata, di origine vegetale, fabbricato a partire dalla materia resinosa e giallastra estratta dalle foglie dell'aloe (di cui parla lo stesso Leonardo da Vinci). Di scarso potere coprente e di scarsa stabilità ha trovato essenzialmente impiego nella tecnica dell'acquerello. Risulta ampiamente utilizzato come colorante per invecchiare le dorature e nella doratura a mecca. Per la sua tonalità dorata è stato inoltre utilizzato nel XIX secolo per velature.
Bruno bistro
Pigmento bruno artificiale da identificare con un cromato di rame ottenuto per precipitazione di una soluzione di sali di rame per azione di una soluzione di bicromato alcalino. Disponibile dal XVIII secolo ha trovato impiego nelle tecniche della pittura ad olio. La denominazione bruno bisto è spesso utizzata a indicare il bistro fuliggine, in realtà di tutt'altra composizione e formula chimica.
Bruno bitume
(Anche asfalto, bitume giudaico, bruno d'asfalto, bruno d'Anversa, nero d'Anversa, bruno di Spalto, nero di Spalto)
Pigmento bruno di origine minerale. Si tratta di una mescolanza complessa di idrocarburi ad alto peso molecolare e altre sostanze, estratta da giacimenti presenti nel mar Morto, nel Caucaso e sull'isola di Trinidad. Nel caso in cui siano presenti notevoli quantità di argilla viene più correttamente definito asfalto. Nelle tecniche pittoriche (comunque ad olio) è stata essenzialmente utilizzata la varietà detta bitume giudaico (vedi), in cui sono presenti cera d'api, trementina di Venezia, resine e altre componenti. Il suo impiego è stato continuativo, in particolare dal XV al XIX secolo, per ombreggiature, velature, come elemento della preparazione pittorica e come vernice finale. E' stato inoltre utilizzato -peraltro con esiti disastrosi- come legante per pigmenti. Presenta il grave difetto di non seccare completamente, il che provoca larghe crettature premature nel film pittorico.
Bruno castano
(Anche bruno di magnanese)
Si tratta di un biossido di manganese ottenuto per precipitazione da una soluzione di cloruro di manganese con una soluzione di carbonato sodico contenente un ipoclorito alcalino. Scoperto da Rowan nel 1835 e commercializzato a partire dal 1871 ha trovato impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Bruno di Alizarina
(Anche bruno di garanza)
Colorante. Varietà del rosso di garanza (vedi lacca di garanza) tendente al bruno. Si tratta di un colorante ottenuto a partire dalle radici della garanza (o robbia), pianta erbacea della Rubiacee le cui radici contengono due principi coloranti: l'alizarina (stabile e scura) e la porporina (più chiara e rosata). Attualmente è preparato per riscaldamento dell'antrachinone con alcali. La tonalità bruna è ottenuta attraverso riscaldamento del colorante rosso.
Bruno di Anversa
(Anche nero d'Anversa, vedi bruno bitume)
In particolare con questa denominazione si identifica il bruno bitume descritto nel libro di William per la realizzazione del bruno all'olio, raccomandato tra XVII e XVIII secolo per la realizzazione di velature.
Bruno di asfalto
Pigmento bruno naturale. Si tratta in di un bruno di bitume decisamente caratterizzato dalla presenza di argille. Il riferimeno all'asfalto nella sua denominazione può quindi ingenerare confusione: in realtà si tratta di un bruno Van Dyck più carico di bitume. Proveniva dal mar Morto o dalle isole di Trinidad ed il suo uso è documentato già dal XVII secolo in America del nord e del sud. Risulta incompatibile con le tecniche a tempera.
Bruno di Avignone
(Anche giallo di spincervino)
In particolare si tratta di una varietà di decisa colorazione bruna, in ragione del grado di maturazione delle bacche utilizzate per la sua fabbricazione.
Bruno di Bergamo
(Anche bruno di Marte)
Pigmento bruno artificiale. Si tratta di un ossido di ferro artificiale ottenuto per calcinazione del giallo di Marte, con aggiunta di piccole quantità di manganese. Nel 1881 Blockx spiega nel suo compendio come si tratti di un pigmento stabile e di grande qualità solo se ben preparato, cosa peraltro assai rara vista la delicatezza del procedimento. Lo stesso Blockx documenta inoltre come spesso si trovassero in commercio sotto questo nome pigmenti ottenuti con l'aggiunta di ocre, evidentemente per contenere i costi di fabbricazione. Come pigmento è comunque in genere stabile, fortemente colorante e assai opaco, utilizzato in tutte le tecniche pittoriche. Il riferimento nella denominazione a Marte trae origine dal ruolo della divinità e dall'influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti.
Bruno di Berlino
(Anche bruno di Prussia)
Pigmento bruno, velenoso, di origine minerale, ottenuto a partire dal blu di Prussia calcinato in presenza d'aria. La sua scoperta è generalmente ricondotta a Toepffer, sulla base della testimonianza di Bouvier risportata nel trattato Manuel des jeunes artistes et amateurs en peintures (1824). Tuttavia esiste un documento del 1797 (A compendium of colors) nel quale il pigmento appare già descritto. Le tonalità variano in funzione del colore del blu di partenza: bruno rossastro per i blu scuri, bruno giallastro per i blu chiari. Assai trasparente ha trovato applicazione in tutte le tecniche pittoriche ad eccezione dell'affresco.
Bruno di Cassel
(Anche terra di Cassel)
Pigmento di colore bruno rossastro, composto per più del 90% da materie organiche risultanti dalla decomposizione di vegetali su sali di ferro contenuti nel suolo. Si ottiene per calcinazione di terre bituminose o di solfato ferroso più allume e silice. Come pigmento è stato utilizzato a partire dalla fine del XVI secolo, fino a raggiungere una larga diffusione negli impieghi artistici nel corso del XVIII secolo. Di basso potere coprente e scarsamente stabile alla luce hatrovato essenzialmente impiego per velature. Esistono evidenti parallelismi tra la terra di Cassel e la terra di Colonia: spesso i due pigmenti vengono identificati, altre volte vengono descritti dalla letteratura come più o meno bruni l'uno rispetto all'altro. La terra di Cassel è in realtà leggermente più chiara rispetto a quella di Colonia e, comunque, dalla fine del Settecento, i termini sono stati indubbiamente utilizzati come sinonimi (insieme a quello di bruno Van Dyck) ingenerando una certa confusione sull'argomento.
Bruno di ferro
(Anche d'ocra, bruno d'ossido, bruno Van Dyck, bruno di Vibert)
Pigmento bruno artificiale messo a punto alla fine del XIX secolo dal pittore Jehan Georges Vibert, con lo scopo di sostituire il bruno bitume. E' composto di allumina di sesquiossido di ferro e di carbone in coprecipitazione. Si caratterizza per la tonalità bruna trasparente e per la possibilità di trovare impiego in tutte le tecniche.
Bruno di Firenze
Pigmento bruno artificiale. Si tratta di un ferrocianuro di rame ottenuto per precipitazione di soluzioni di solfato di rame e di ferrocianuro di potassio. La mescolanza è effettuata a caldo in modo da ottenere, dopo l'essiccazione del composto, un bruno di tonalità rossastra e calda. Si tratta di un pigmento stabile utilizzabile nelle tecniche ad olio.
Bruno di garanza
Colorante. Varietà del rosso di garanza (vedi lacca di garanza) tendente al bruno. Si tratta di un colorante ottenuto a partire dalle radici della garanza (o robbia), pianta erbacea della Rubiacee le cui radici contengono due principi coloranti: l'alizarina (stabile e scura) e la porporina (più chiara e rosata). Attualmente è preparato per riscaldamento dell'antrachinone con alcali. La tonalità bruna è ottenuta attraverso riscaldamento del colorante rosso.
Bruno di Inghilterra
(Anche terra di Cassel)
Con il nome di bruno d'Inghilterra il pigmento è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di "un color rosso che serve a' pittori per ombrare i rossi a fresco" .
Bruno di Islanda
(Anche bruno Van Dyck)
In particolare si tratta di una varietà composta da cloruro di bario, solfato di soda, bruno van Dyck e solfato di barite.
Bruno di manganese
(Anche bistro inorganico, bistro di manganese, bistro minerale, bruno castano. Pigmento bruno artificiale)
Si tratta di un biossido di manganese ottenuto per precipitazione da una soluzione di cloruro di manganese con una soluzione di carbonato sodico contenente un ipoclorito alcalino. Scoperto da Rowan nel 1835 e commercializzato a partire dal 1871 ha trovato impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Bruno di Marte
(Anche di Bergamo, bruno di Sicilia)
Pigmento bruno artificiale. Si tratta di un ossido di ferro artificiale ottenuto per calcinazione del giallo di Marte, con aggiunta di piccole quantità di manganese. Nel 1881 Blockx spiega nel suo compendio come si tratti di un pigmento stabile e di grande qualità solo se ben preparato, cosa peraltro assai rara vista la delicatezza del procedimento. Lo stesso Blockx documenta inoltre come spesso si trovassero in commercio sotto questo nome pigmenti ottenuti con l'aggiunta di ocre, evidentemente per contenere i costi di fabbricazione. Come pigmento è comunque in genere stabile, fortemente colorante e assai opaco, utilizzato in tutte le tecniche pittoriche. Il riferimento nella denominazione a Marte trae origine dal ruolo della divinità e dall'influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti.
Bruno di mummia
(Anche bruno egiziano, mummia)
Pigmento bruno ottenuto dalla decomposizione di mummie (ovvero dei resti umani e delle sostanze resinose e bituminose utilizzati per la mummificazione) importate fin dal sec. XII dall'Egitto in Europa, clandestinamente. Il suo uso è documentato dal XVI al XIX secolo nell'ambito delle tecniche ad olio e, in particolare, per la realizzazione di velature. Le fonti documentano come il pigmento fosse facilmente lavorabile, macinabile con olio di noci, di un forte odore simile a quello dell'ammoniaca e di scarso potere coprente. Le alterazioni sono dello stesso ordine di quelle proprie del bruno di bitume.
Bruno di ocra
Antica denominazione della terra di ombra naturale (vedi). Pigmento bruno di origine minerale ottenuto da argille colorate dalla presenza di perossido di ferro idrato e di biossido di manganese, le cui tonalità variano dal bruno aranciato al bruno verdastro. Sulla base delle ricerche condotte dai laboratori dei Musées de France è calcolabile una sua composizione media come composta da argilla (50%), calcite (30%), ferro amorfo (20%). Rispetto alla terra di Siena naturale differisce essenzialmente per la presenza di una maggiore quantità di biossido di manganese e di carbonato di calcio. Pur essendo conosciuto fino dall'antichità (ne parla Plinio) è stata utilizzato in Europa essenzialmente dal Rinascimento, trovando impiego nelle preparazioni e, più in generale, in tutte le tecniche pittoriche. Con l'olio tende a diventare più scuro formando, col tempo, film facilmente crettabili.
Bruno di ossido
(Anche terra d'ombra naturale, bruno di ferro.)
Bruno di Prussia
(Anche bruno di Berlino)
Pigmento bruno, velenoso, di origine minerale, ottenuto a partire dal blu di Prussia calcinato in presenza d'aria. La sua scoperta è generalmente ricondotta a Toepffer, sulla base della testimonianza di Bouvier risportata nel trattato Manuel des jeunes artistes et amateurs en peintures (1824). Tuttavia esiste un documento del 1797 (A compendium of colors) nel quale il pigmento appare già descritto. Le tonalità variano in funzione del colore del blu di partenza: bruno rossastro per i blu scuri, bruno giallastro per i blu chiari. Assai trasparente ha trovato applicazione in tutte le tecniche pittoriche ad eccezione dell'affresco.
Bruno di Roma
(Anche terra d'ombra naturale, vedi terra di Siena naturale)
Bruno di seppia
(Anche sepia)
Colorante bruno organico di origine animale. E' ottenuto dalle secrezioni della seppia (Seppia officinalis), filtrate, essiccate e quindi purificate tramite una soluzione in ebollizione di carbonato di potassio. Insolubile in acqua e alcool è stato essenzialmente impiegato nella tecnica dell'acquerello. Il potere colorante è molto alto, la stabilità alla luce medio bassa. Nel corso del XVIII secolo è stato ampiamente usato in sostituzione del bistro fuliggine nonostante una colorazione, rispetto a questo, più calda e rossastra.
Bruno di seppia artificiale
Pigmento bruno realizzato intorno al 1910 in sostituzione del bruno di seppia naturale. Si tratta, generalmente, di un insieme di terra di Siena bruciata, ossido di ferro e nero carbone (o nero fumo). Trova impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Bruno di Sicilia
(Anche terra di ombra bruciata e Vedi bruno di Marte)
Bruno di Spagna
(Anche bruno di Cassel)
Pigmento di colore bruno rossastro, composto per più del 90% da materie organiche risultanti dalla decomposizione di vegetali su sali di ferro contenuti nel suolo. Si ottiene per calcinazione di terre bituminose o di solfato ferroso più allume e silice. Come pigmento è stato utilizzato a partire dalla fine del XVI secolo, fino a raggiungere una larga diffusione negli impieghi artistici nel corso del XVIII secolo. Di basso potere coprente e scarsamente stabile alla luce hatrovato essenzialmente impiego per velature.
Bruno di Spalto
(Anche nero di Spalto, vedi bruno bitume)
Il termine nero di Spalto è registrato come sinonimo di bitume giudaico nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681), dove si elencano varie zone di origine del colorante (Mar Morto, Giudea, Agrigento in Sicilia) e dove, una volta di più, si segnalano i danni che può provocare nelle tecniche pittoriche.
Bruno di Turchia
(Anche terra fine di Turchia o terra d'ombra bruciata)
In questo caso fabbricata utilizzando materia prima proveniente dai giacimenti presenti in Turchia. Vedi terra di ombra bruciata.
Bruno egiziano
(Anche bruno di mummia)
Pigmento bruno ottenuto dalla decomposizione di mummie (ovvero dei resti umani e delle sostanze resinose e bituminose utilizzati per la mummificazione) importate fin dal sec. XII dall'Egitto in Europa, clandestinamente. Il suo uso è documentato dal XVI al XIX secolo nell'ambito delle tecniche ad olio e, in particolare, per la realizzazione di velature. Le fonti documentano come il pigmento fosse facilmente lavorabile, macinabile con olio di noci, di un forte odore simile a quello dell'ammoniaca e di scarso potere coprente. Le alterazioni sono dello stesso ordine di quelle proprie del bruno di bitume.
Bruno inglese
Pigmento bruno. Si tratta di un bruno di ferro artificiale ottenuto per calcinazione di colcothar o di residui della fabbricazione dell'acido solforico (vedi caput mortum). Ottenuto in tonalità oltremodo variate trova impiego nelle tecniche a tempera e nell'affresco.
Bruno stil de grain
(Anche bruno d'Avignone, vedi giallo di spincervino) In particolare si tratta di una varietà di decisa colorazione bruna, in ragione del grado di maturazione delle bacche utilizzate per la sua fabbricazione.
Bruno stil de grain
(Anche bruno d'Avignone)
Vedi giallo di spincervino. In particolare si tratta di una varietà di decisa colorazione bruna, in ragione del grado di maturazione delle bacche utilizzate per la sua fabbricazione.
Bruno Van Dyck
(Anche terra di Cassel, terra di Colonia)
Pigmento naturale di colore bruno scuro, caldo, costituito per il 90% da sostanze organiche e per il restante 10% da ferro, silice e allumina. E' ottenuto a partire dalla lignite originatasi dalla decomposizione di piante. Entrato in uso dalla fine del XVII secolo ha trovato impiego sia nelle tecnica a tempera che a olio: in quest'ultima tecnica ha comunque mostrato tendenza a scurire, a causa del bitume che ne caratterizza la composizione. Per il resto presenta una buona stabilità chimica e alla luce, comunque superiore a quella della terra di Colonia e terra terra di Cassel, pigmenti con i quali, dalla fine del Settecento, è stato spesso identificato ingenerando una certa confusione sull'argomento. Il bruno Van Dyck prodotto in inghilterra si segnala come pigmento di qualità particolarmente alta, venduto sotto la denominazione di rosso toscano o rosso indiano.
Bruno Vibert
(Anche bruno di ferro)
In particolare la denominazione ricorda il pittore Jehan Georges Vibert al quale si deve la scoperta del pigmento, messo a punto con lo scopo di sostituire il bruno bitume. Si tratta di un pigmento bruno artificiale, composto di allumina di sesquiossido di ferro e di carbone in coprecipitazione. Si caratterizza per la tonalità bruna trasparente e per la possibilità di trovare impiego in tutte le tecniche.
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GIALLO
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Giallo americano
(Anche giallo di cromo)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, realizzato successivamente all'individuazione del cromo da parte del chimico francese Louis Nicolas Vauquelin nel 1797, nel corso dei suoi studi sulla crocoite (un minerale scoperto nel 1765 in una miniera degli Urali). In particolare il pigmento risulta messo a punto nel 1809, utilizzando minerali provenienti dalla regione del Var in Francia. Si tratta di un cromato di piombo ottenuto per precipitazione di una soluzione di nitrato o di acetato di piombo con una soluzione di bicromato di sodio: rappresenta la base per tutti i pigmenti presenti in commercio che contengono come elemento principale il cromo. Le tonalità variano dal giallo limone all'arancio in funzione delle componenti del precipitato. E' stato utilizzato (seppure in modo limitato) con buoni risultati nella tecnica ad olio, viceversa non trova impiego nell'affresco in quanto l'alcalinità lo trasformerebbe in cromato basico rossastro. Con l'invecchiamento tende a imbrunire e per esposizione alla luce solare intensa tende a virare al verde. Attenzione: il cromato di piombo può causare avvelenamento da piombo e tumori alla pelle.
Giallo arancio
(Anche giallo zafferano)
Colorante organico di origine vegetale, ottenuto dagli stimmi del fiore del Crocus sativus (ovvero zafferano, dall'arabo za-faran), lavati ed essiccati. Conosciuto fin dall'antichità è stato utilizzato soprattutto nelle tinture. Dal Medioevo ha trovato impiego nelle velature sulle argentature in modo da conferire a queste un colorazione giallo dorata, imitando la più costosa doratura. Nelle tecniche pittoriche è stato utilizzato soprattutto in tempera per miniare e nelle lacche. Nei secoli XIV e XV è stato sovente associato al cinabro e mescolato ai pigmenti azzurri per ottenere tonalità verdi. E' ricordato da Plinio, Theophilus, Cennino Cennini.
Giallo aurora
Varietà di giallo di cadmio commercializzata in inghilterra dalla Winsor & Newton nel 1889. Vedi giallo di cadmio.
Giallo Baltimora
Pigmento giallo azoico. Si tratta di una delle denominazioni attribuite al giallo Hansa, uno dei primi azopigmenti ad essere accettato come pigmento da utilizzare in campo artistico. Si caratterizza per il buon potere coprente e per la decisa stabilità. Vedi inoltre giallo di cromo.
Giallo bottone d oro
(Anche giallo di zinco)
La denominazione è quella con cui il pigmento venne battezzato da Leclaire e Barruel (jaune bouton d'or) in occasione della sua scoperta, nel 1809. Pigmento giallo artificiale, di tonalità verdastra brillante. Si tratta di un cromato di zinco e di potassio, ottenuto a partire da una soluzione di solfato di zinco e di bicromato alcalino. E' stato commercializzato a partire dal 1847. Le tonalità vanno dal giallo all'arancio e sono semi trasparenti, poco coloranti e sensibili all'umidità. Attenzione: si tratta di un cromato solubile che può causare tumori della pelle.
Giallo brillante
Denominazione generica a indacare pigmenti gialli di particolare luminosità o brillantezza. Frequentemente il termine appare in riferimento al giallo di cromo e, particolarmente, al giallo di cadmio, opaco ma di tonalità decisamente luminosa.
Giallo cambogia
(Anche giallo gambogia e gomma gutta)
Colorante organico di origine vegetale ottenuto dalla resina raccolta praticando incisioni sul tronco degli alberi del genere Garcina Hamburi, diffusi in India e in Asia. E' un giallo poco stabile, utilizzato nella tempera, nelle pitture ad olio e, soprattutto, nell'arte della miniatura. Il termine cambogia (o gambogia) che ugualmente lo identifica ricorda l'area tradizionale di provenienza del colorante, importato in Europa essenzialmente dal 1615 grazie alle compagnie inglesi. Viene raccomandato da de Mayerne per i colori a tempera. E' documentato il suo uso in mescolanza con il blu di Prussia per ottenere un verde, oppure con la terra di Siena bruciata per ottenere un arancio.
Giallo chimico
(Anche giallo minerale)
Pigmento giallo sintetico di origine minerale, velenoso. Il giallo minerale propriamente detto è un ossicloruro di piombo decisamente impuro, preparato per riscaldamento di una pasta composta da litargirio, sali ammoniacali e acqua, successivamente macinata. Creato dall'inglese Turner intorno al 1781 è stato particolarmente usato nella prima metà del XIX secolo: si caratterizza per un ottimo potere coprente e per la possibilità di ottenerlo in numerosissime tonalità, dal giallo chiaro all'aranciato al bruno. E' sensibile alla luce e al contatto di solfuri tende ad annerire. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Nella seconda metà del XIX secolo è stato per lo più sostituito dal giallo di cromo.
Giallo dei vetrai
(Anche giallo di piombo stagno)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, rintracciato nel 1941 da Jacobi su alcune opere antiche. Si tratta di stannato di piombo. E' un colore pallido tra il giallo limone e il giallo medio (in base alle caratteristiche del processo di fabbricazione). Si ottiene calcinando a circa 800 °C, in crogioli chiusi, una miscela di due parti di biossido di stagno e tre parti di minio di piombo. Come pigmento è stato utilizzato ad affresco e ad olio (in particolare tra il 1500 e il 1750), trovando inoltre impiego nell'arte del vetro (da cui la denominazione giallo dei vetrai) e della ceramica. La denominazione ricorre talvolta anche in riferimento all'oro musivo (vedi).
Giallo del re
(Anche orpimento)
In particolare si tratta di una varietà di orpimento artificiale, ovvero di un solfuro di arsenico ottenuto per precipitazione di una soluzione di anidride arseniosa e idrogeno solforato con solfato di bario e carbone. Il pigmento non è più utilizzato sia per la sua tossicità sia per il suo scarso potere coprente.
Giallo di antimonio
Pigmento giallo artificiale, velenoso. Si tratta di una miscela d'antimoniato di piombo e di silicati di calcio messa a punto nel 1861 dall'industriale inglese Hallett. Veniva fabbricata macinando del minerale di antimonio e quindi addizionando durante la calcinazione ossido di piombo o di zinco in modo da ottenere varie tonalità, dal giallo limone al giallo aranciato.
Giallo di arsenico
(Anche orpimento)
Pigmento giallo di origine minerale, velenoso, costituito da trisolfuro d'arsenico che, allo stato naturale, si trova nel minerale denominato appunto orpimento. Chiamato dai greci arsenicon e dai latini auripigmentum è stato nell'antichità l'unico pigmento giallo-arancio disponibile per gli artisti. Abbastanza stabile e con discreto potere coprente ha trovato diffuso impiego in tutte le tecniche pittoriche (ad esclusione dell'affresco) fino al secolo passato, quando è stato abbandonato a causa della sua tossicità. Le tonalità sono numerose e vanno dal giallo brillante all'arancio. In Cina (dove sono i più grandi giacimenti di orpimento) è tutt'ora utilizzato sotto il nome di Ci huang (giallo minerale). Nel Medioevo si iniziò a prepararlo anche artificialmente con realgar e zolfo (realgar d'orpimento): Cennino Cennini ne parla infatti come colore "artificiato e fatto d'archimia". Ulteriori testimonianze del suo uso nel tempo sono offerte dagli scritti di Vitruvio, Plinio, Dioscoride (nel suo trattato De Materia Medica) e Lomazzo.
Giallo di Avignone
(Anche giallo di spincervino)
Colorante giallo d'origine vegetale, ottenuto a partire da una pianta della famiglia delle Ramnacee (comunemente nota come spincervino e scientificamente denominata Rhamnus catharticus), la quale dà bacche (note come grani d'Avignone) contenenti una materia colorante giallo verdastra. Il principio colorante si chiama rhamnetina. Precipitando il decotto di questi grani con allume e creta si ottiene una lacca, le cui tonalità variano dal giallo chiaro al giallo verdastro scuro, in relazione al grado di maturazione delle bacche. Conosciuto fino dall'antichità e utilizzato diffusamente dal Medioevo a tutto il XIX secolo ha trovato particolare impiego nella tintura dei tessili: nelle tecniche artistiche il suo uso è stato essenzialmente circoscritto all'arte della miniatura. Ricette per la sua fabbricazione si trovano in vari trattati antichi, a partire dal "De Arte illuminandi".
Giallo di bario
(Anche giallo oltremare, giallo di barite, giallo limone)
Pigmento giallo chiaro artificiale, velenoso. Si tratta di un cromato di bario messo a punto dal celebre chimico Louis Nicolas Vauquelin nel 1809 e diffusosi nell'ambito delle tecniche pittoriche intono alla metà del XIX secolo. E' ottenuto per precipitazione di una soluzione di cloruro di bario e di bicromato di sodio. Stabile, non scurisce all'aria, risulta trasparente con l'olio e comunque si dimostra più opaco rispetto al giallo di zinco e al giallo di stronzio. Ha una colorazione giallo chiara, tendente leggermente al verde, caratteristica questa che si accentua per esposizione alla luce e per la conseguente formazione di ossido di cromo. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Attenzione: cromato solubile. Ingestione e contatto con la pelle causano avvelenamento da bario.
Giallo di barite
(Anche giallo di bario)
Pigmento giallo chiaro artificiale, velenoso. Si tratta di un cromato di bario messo a punto dal celebre chimico Louis Nicolas Vauquelin nel 1809 e diffusosi nell'ambito delle tecniche pittoriche intono alla metà del XIX secolo. E' ottenuto per precipitazione di una soluzione di cloruro di bario e di bicromato di sodio. Stabile, non scurisce all'aria, risulta trasparente con l'olio e comunque si dimostra più opaco rispetto al giallo di zinco e al giallo di stronzio. Ha una colorazione giallo chiara, tendente leggermente al verde, caratteristica questa che si accentua per esposizione alla luce e per la conseguente formazione di ossido di cromo. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Attenzione: cromato solubile. Ingestione e contatto con la pelle causano avvelenamento da bario.
Giallo di cadmio
(Anche giallo brillante, giallo aurora)
Pigmento giallo artificiale creato dal chimico tedesco Friedrich Stromeyer nel 1817, introdotto in pittura nel 1829 e disponibile in commercio dal 1835. Si ottiene per precipitazione della soluzione acida di un sale di cadmio con una soluzione di solfuri alcalini. In natura esiste sotto forma di minerale (greenockite) presente in Scozia, Boemia e Pennsylvania (U.S.A.). Le tonalità variano dal giallo limone all'arancio (vedi arancio di cadmio) a seconda del procedimento di preparazione. La tonalità è particolarmente luminosa, ha un buon potere coprente ed è particolarmente resistente (la qualità giallo limone è comunque più sensibile), si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche pittoriche con ottimi risultati nella pittura ad olio. Agli U.V. risulta verde.
Giallo di Cassel
(Anche giallo minerale)
Pigmento giallo sintetico di origine minerale, velenoso. Il giallo minerale propriamente detto è un ossicloruro di piombo decisamente impuro, preparato per riscaldamento di una pasta composta da litargirio, sali ammoniacali e acqua, successivamente macinata. Creato dall'inglese Turner intorno al 1781 è stato particolarmente usato nella prima metà del XIX secolo: si caratterizza per un ottimo potere coprente e per la possibilità di ottenerlo in numerosissime tonalità, dal giallo chiaro all'aranciato al bruno. E' sensibile alla luce e al contatto di solfuri tende ad annerire. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Nella seconda metà del XIX secolo è stato per lo più sostituito dal giallo di cromo.
Giallo di China
(Anche orpimento)
La denominazione giallo di China (o giallo cinese) indica più precisamente l'orpimento proveniente dalla Cina che, nel XIX secolo, ha sostituito quello di produzione europea. La stessa denominazione indica un giallo chiaro realizzato a partire da un colorante a base di succo di giunco. E' stato utilizzato nelle tempere su carta.
Giallo di cobalto
(Anche aureolina, aurina, sale di Fisher, giallo trasparente)
Pigmento giallo artificiale costituito da cobaltonitrato di potassio, di colore giallo oro brillante, realizzato nel 1830 dal chimico tedesco N. W. Fisher a Breslau e reso disponibile per le tecniche artistiche a Parigi (grazie a Saint Evre) a partire dal 1852. Nel 1860 ne è documentata la commercializzazione anche in Inghilterra e negli Stati Uniti. Si ottiene per precipitazione di una soluzione di nitrato di potassio e di sali di cobalto. Più trasparente rispetto al giallo di cadmio ha trovato essenzialmente impiego come colore per velature in sostituzione di alcune lacche gialle. Attenzione: il cobalto solubile può avere effetti tossici cronici.
Giallo di Colonia
(Anche giallo di cromo)
In particolare si tratta di varietà di tonalità giallo pallida, costituita dal 25% di cromato di piombo, 15% di solfato di piombo e dal 60% di solfato di calcio ottenuto per precipitazione. Risulta sensibile alla luce e agli agenti chimici come la calce. Per il resto presenta buone proprietà coloranti e coprenti. Attenzione: il cromato di piombo può causare avvelenamento da piombo e tumori alla pelle.
Giallo di cromo
(Anche giallo americano, giallo di Baltimora, giallo brillante, giallo di Colonia, giallo imperiale, giallo limone, giallo di Lipsia, giallo nuovo, giallo di Parigi, giallo reale, giallo di Roma, giallo Spooner, limone di cromo)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, realizzato successivamente all'individuazione del cromo da parte del chimico francese L.N. Vauquelin nel 1797, nel corso dei suoi studi sulla crocoite (un minerale scoperto nel 1765 in una miniera degli Urali). In particolare il pigmento risulta messo a punto nel 1809 (nel 1818 verrà impiegato da Zuber per la realizzazione di carte da parati), utilizzando minerali provenienti dalla regione del Var in Francia. Si tratta di un cromato di piombo ottenuto per precipitazione di una soluzione di nitrato o di acetato di piombo con una soluzione di bicromato di sodio: rappresenta la base per tutti i pigmenti che contengono come elemento principale il cromo presenti in commercio. Le tonalità variano dal giallo limone all'arancio in funzione delle componenti del precipitato. E' stato utilizzato (seppure in modo limitato) con buoni risultati nella tecnica ad olio, viceversa non trova impiego nell'affresco in quanto l'alcalinità lo trasformerebbe in cromato basico rossastro. Con l'invecchiamento tende a imbrunire e per esposizione alla luce solare intensa tende a virare al verde. Attenzione: il cromato di piombo può causare avvelenamento da piombo e tumori alla pelle.
Giallo di Fiandra
(Anche giallo di piombo stagno)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, rintracciato nel 1941 da Jacobi su alcune opere antiche. Si tratta di stannato di piombo. E' un colore pallido tra il giallo limone e il giallo medio (in base alle caratteristiche del processo di fabbricazione). Si ottiene calcinando a circa 800 °C, in crogioli chiusi, una miscela di due parti di biossido di stagno e tre parti di minio di piombo. Come pigmento è stato utilizzato ad affresco e ad olio (in particolare tra il 1500 e il 1750), trovando inoltre impiego nell'arte del vetro e della ceramica. La denominazione ricorre talvolta anche in riferimento all'oro musivo (vedi).
Giallo di Kassler
(Anche giallo di Kessler)
Denominazione di una varietà del giallo minerale (vedi). Pigmento giallo sintetico di origine minerale, velenoso. Il giallo minerale propriamente detto è un ossicloruro di piombo decisamente impuro, preparato per riscaldamento di una pasta composta da litargirio, sali ammoniacali e acqua, successivamente macinata. Creato dall'inglese Turner intorno al 1781 è stato particolarmente usato nella prima metà del XIX secolo: si caratterizza per un ottimo potere coprente e per la possibilità di ottenerlo in numerosissime tonalità, dal giallo chiaro all'aranciato al bruno. E' sensibile alla luce e al contatto di solfuri tende ad annerire. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Nella seconda metà del XIX secolo è stato per lo più sostituito dal giallo di cromo.
Giallo di China
(Anche orpimento)
La denominazione giallo di China (o giallo cinese) indica più precisamente l'orpimento proveniente dalla Cina che, nel XIX secolo, ha sostituito quello di produzione europea. La stessa denominazione indica un giallo chiaro realizzato a partire da un colorante a base di succo di giunco. E' stato utilizzato nelle tempere su carta.
Giallo di cobalto
(Anche aureolina, aurina, sale di Fisher, giallo trasparente)
Pigmento giallo artificiale costituito da cobaltonitrato di potassio, di colore giallo oro brillante, realizzato nel 1830 dal chimico tedesco N. W. Fisher a Breslau e reso disponibile per le tecniche artistiche a Parigi (grazie a Saint Evre) a partire dal 1852. Nel 1860 ne è documentata la commercializzazione anche in Inghilterra e negli Stati Uniti. Si ottiene per precipitazione di una soluzione di nitrato di potassio e di sali di cobalto. Più trasparente rispetto al giallo di cadmio ha trovato essenzialmente impiego come colore per velature in sostituzione di alcune lacche gialle. Attenzione: il cobalto solubile può avere effetti tossici cronici.
Giallo di Colonia
(Anche giallo di cromo)
In particolare si tratta di varietà di tonalità giallo pallida, costituita dal 25% di cromato di piombo, 15% di solfato di piombo e dal 60% di solfato di calcio ottenuto per precipitazione. Risulta sensibile alla luce e agli agenti chimici come la calce. Per il resto presenta buone proprietà coloranti e coprenti. Attenzione: il cromato di piombo può causare avvelenamento da piombo e tumori alla pelle.
Giallo di cromo
(Anche giallo americano, giallo di Baltimora, giallo brillante, giallo di Colonia, giallo imperiale, giallo limone, giallo di Lipsia, giallo nuovo, giallo di Parigi, giallo reale, giallo di Roma, giallo Spooner, limone di cromo)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, realizzato successivamente all'individuazione del cromo da parte del chimico francese L.N. Vauquelin nel 1797, nel corso dei suoi studi sulla crocoite (un minerale scoperto nel 1765 in una miniera degli Urali). In particolare il pigmento risulta messo a punto nel 1809 (nel 1818 verrà impiegato da Zuber per la realizzazione di carte da parati), utilizzando minerali provenienti dalla regione del Var in Francia. Si tratta di un cromato di piombo ottenuto per precipitazione di una soluzione di nitrato o di acetato di piombo con una soluzione di bicromato di sodio: rappresenta la base per tutti i pigmenti che contengono come elemento principale il cromo presenti in commercio. Le tonalità variano dal giallo limone all'arancio in funzione delle componenti del precipitato. E' stato utilizzato (seppure in modo limitato) con buoni risultati nella tecnica ad olio, viceversa non trova impiego nell'affresco in quanto l'alcalinità lo trasformerebbe in cromato basico rossastro. Con l'invecchiamento tende a imbrunire e per esposizione alla luce solare intensa tende a virare al verde. Attenzione: il cromato di piombo può causare avvelenamento da piombo e tumori alla pelle.
Giallo di Fiandra
(Anche giallo di piombo stagno)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, rintracciato nel 1941 da Jacobi su alcune opere antiche. Si tratta di stannato di piombo. E' un colore pallido tra il giallo limone e il giallo medio (in base alle caratteristiche del processo di fabbricazione). Si ottiene calcinando a circa 800 °C, in crogioli chiusi, una miscela di due parti di biossido di stagno e tre parti di minio di piombo. Come pigmento è stato utilizzato ad affresco e ad olio (in particolare tra il 1500 e il 1750), trovando inoltre impiego nell'arte del vetro e della ceramica. La denominazione ricorre talvolta anche in riferimento all'oro musivo (vedi).
Giallo di Kassler
(Anche giallo di Kessler)
Denominazione di una varietà del giallo minerale (vedi). Pigmento giallo sintetico di origine minerale, velenoso. Il giallo minerale propriamente detto è un ossicloruro di piombo decisamente impuro, preparato per riscaldamento di una pasta composta da litargirio, sali ammoniacali e acqua, successivamente macinata. Creato dall'inglese Turner intorno al 1781 è stato particolarmente usato nella prima metà del XIX secolo: si caratterizza per un ottimo potere coprente e per la possibilità di ottenerlo in numerosissime tonalità, dal giallo chiaro all'aranciato al bruno. E' sensibile alla luce e al contatto di solfuri tende ad annerire. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Nella seconda metà del XIX secolo è stato per lo più sostituito dal giallo di cromo.
Giallo di Lipsia
(Anche giallo di cromo)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, realizzato successivamente all'individuazione del cromo da parte del chimico francese L.N. Vauquelin nel 1797, nel corso dei suoi studi sulla crocoite (un minerale scoperto nel 1765 in una miniera degli Urali). In particolare il pigmento risulta messo a punto nel 1809, utilizzando minerali provenienti dalla regione del Var in Francia. Si tratta di un cromato di piombo ottenuto per precipitazione di una soluzione di nitrato o di acetato di piombo con una soluzione di bicromato di sodio: rappresenta la base per tutti i pigmenti presenti in commercio che contengono come elemento principale il cromo. Le tonalità variano dal giallo limone all'arancio in funzione delle componenti del precipitato. E' stato utilizzato (seppure in modo limitato) con buoni risultati nella tecnica ad olio, viceversa non trova impiego nell'affresco in quanto l'alcalinità lo trasformerebbe in cromato basico rossastro. Con l'invecchiamento tende a imbrunire e per esposizione alla luce solare intensa tende a virare al verde. Attenzione: il cromato di piombo può causare avvelenamento da piombo e tumori alla pelle.
Giallo di Marte
(Anche crocus Martis, giallo ossido)
Pigmento giallo artificiale. Si tratta di sesquiossido di ferro ottenuto per precipitazione di una soluzione di liscivia alcalina e di una soluzione di solfati ferrosi. La calcinazione del precipitato consente di modificarne le tonalità che vanno dal bruno al violetto. La denominazione giallo di Marte appare utilizzata solo dalla fine del XVIII secolo, pur essendo il pigmento conosciuto fin dall'antichità. Nel 1881 Blockx spiega nel suo compendio come si tratti di un pigmento stabile e di grande qualità solo se ben preparato, cosa peraltro assai rara vista la delicatezza del procedimento. Lo stesso Blockx documenta inoltre come spesso si trovassero in commercio sotto questo nome pigmenti ottenuti con l'aggiunta di ocre, evidentemente per contenere i costi di fabbricazione. Come pigmento è comunque in genere stabile, fortemente colorante e assai opaco, utilizzabile in tutte le tecniche pittoriche. Il riferimento presente nella denominazione a Marte trae origine dal ruolo della divinità e dall'influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti.
Giallo di Merimée
Pigmento giallo artificiale. Si tratta di un pigmento formato da un miscuglio di composti di piombo, d'antimoniato e d'ossicloruro, scaldati fino alla fusione con del bismuto, del salnitro e del solfuro d'antimonio, secondo un processo di fabbricazione messo a punto da Merimée. Rispetto al giallo di Napoli si distingue per la minore bellezza e solidità. Ha trovato impiego nelle tecniche a tempera e a olio.
Giallo di Montpellier
(Anche giallo minerale)
La denominazione indica in particolare la varietà fabbricata in questa città da Chaptal nel 1790.
Giallo di Montpellier
(Anche giallo minerale)
La denominazione indica in particolare la varietà fabbricata in questa città da Chaptal nel 1790.
Giallo di Napoli
(Anche giallorino, giallo minerale, giallo di Mérimé, giallo egiziano)
Pigmento giallo artificiale, velenoso. E' un pigmento essenzialmente costituito da antimoniato di piombo utilizzato fino dall'antichità pensando che si trattasse di una terra proveniente dalla zona del Vesuvio (Napoli), e sovente confuso con il massicot. Solo nel 1766 il francese Fougeroux de Bonaroy dimostrò che in realtà si trattava di un pigmento artificiale ottenuto per calcinazione naturale del litargirio, di sali d'ammonio, di allume e di antimoniato di potassio. E' stato ampiamente utilizzato in tutte le tecniche pittoriche per la brillantezza del colore, sicuramente dalla fine del Medioevo, come testimonia Cennino Cennini che ne parla (sotto la denominazione di giallorino) sottolineandone le qualità nel suo impiego in affresco. La ricetta della fabbricazione è presente nell'Arte del vasaio di Piccolpasso. Ricordato anche da Andrea Pozzo ha conosciuto un momento di particolare fortuna tra il 1740 e il 1850. Ha un elevato potere coprente. La commercializzazione di numerosi pigmenti di qualità inferiore che ne hanno usurpato il nome ha fatto talvolta lamentare una sua presunta scarsa stabilità. In realtà il vero giallo di Napoli è da considerarsi un pigmento eccellente, salvo la tendenza ad annerirsi ai vapori di solfuro.
Giallo di oro
(Anche giallo di zinco)
Pigmento giallo artificiale, di tonalità verdastra brillante. Si tratta di un cromato di zinco e di potassio, ottenuto a partire da una soluzione di solfato di zinco e di bicromato alcalino. E' stato scoperto agli inizi del XIX secolo (1809) da Leclaire e Barruel nel corso delle loro ricerche finalizzate a sostituire l'ossido di piombo tramite un ossido di zinco. Inizialmente battezzato jaune bouton d'or, giallo bottone d'oro, è stato commercializzato a partire dal 1847. Le tonalità vanno dal giallo all'arancio e sono semi trasparenti, poco coloranti e sensibili all'umidità. Trova impiego in tutte le tecniche. Attenzione: si tratta di un cromato solubile che può causare tumori della pelle.
Giallo di Parigi
(Anche giallo minerale)
Pigmento giallo sintetico di origine minerale, velenoso. Il giallo minerale propriamente detto è un ossicloruro di piombo decisamente impuro, preparato per riscaldamento di una pasta composta da litargirio, sali ammoniacali e acqua, successivamente macinata. Creato dall'inglese Turner intorno al 1781 è stato particolarmente usato nella prima metà del XIX secolo: si caratterizza per un ottimo potere coprente e per la possibilità di ottenerlo in numerosissime tonalità, dal giallo chiaro all'aranciato al bruno. E' sensibile alla luce e al contatto di solfuri tende ad annerire. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Nella seconda metà del XIX secolo è stato per lo più sostituito dal giallo di cromo.
Giallo di piombo
(Anche litargirio o vedi massicot)
Giallo di piombo e stagno
(Anche giallo dei vetrai, giallo di Fiandra, giallolino, zallolino)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, rintracciato nel 1941 da Jacobi su alcune opere antiche. Si tratta di stannato di piombo. E' un colore pallido tra il giallo limone e il giallo medio (in base alle caratteristiche del processo di fabbricazione). Si ottiene calcinando a circa 800 °C, in crogioli chiusi, una miscela di due parti di biossido di stagno e tre parti di minio di piombo. Come pigmento è stato utilizzato ad affresco e ad olio (in particolare tra il 1500 e il 1750), trovando inoltre impiego nell'arte del vetro e della ceramica. La denominazione ricorre talvolta anche in riferimento all'oro musivo (vedi).
Giallo di piombo permanente
(Anche giallo di piombo e stagno)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, rintracciato nel 1941 da Jacobi su alcune opere antiche. Si tratta di stannato di piombo. E' un colore pallido tra il giallo limone e il giallo medio (in base alle caratteristiche del processo di fabbricazione). Si ottiene calcinando a circa 800 °C, in crogioli chiusi, una miscela di due parti di biossido di stagno e tre parti di minio di piombo. Come pigmento è stato utilizzato ad affresco e ad olio (in particolare tra il 1500 e il 1750), trovando inoltre impiego nell'arte del vetro e della ceramica. La denominazione ricorre talvolta anche in riferimento all'oro musivo (vedi).
Giallo di Roma
Pigmento giallo artificiale, di bella tonalità, composto da ossido di zinco colorato da sesquiossido di ferro o da ossidi di manganese per calcinazione. Messo a punto da Ador e Abadie presenta una scarsa stabilità e un colore giallo chiaro. Trova impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Giallo di smalto
Pigmento giallo artificiale. Si tratta di vetro colorato con solfuro di cadmio o antimoniato di piombo, macinato con acqua e potato a fusione. Caratterizzato da buona stabilità trova impiego in tutte le tecniche. La denominazione ricorre anche in riferimento al massicot (vedi).
Giallo di Spagna
(Anche orpimento)
Pigmento giallo di origine minerale, velenoso, costituito da trisolfuro d'arsenico che, allo stato naturale, si trova nel minerale denominato appunto orpimento. Chiamato dai greci arsenicon e dai latini auripigmentum è stato nell'antichità l'unico pigmento giallo-arancio disponibile per gli artisti. Abbastanza stabile e con discreto potere coprente ha trovato diffuso impiego in tutte le tecniche pittoriche (ad esclusione dell'affresco) fino al secolo passato, quando è stato abbandonato a causa della sua tossicità. Le tonalità sono numerose e vanno dal giallo brillante all'arancio. In Cina (dove sono i più grandi giacimenti di orpimento) è tutt'ora utilizzato sotto il nome di Ci huang (giallo minerale). Nel Medioevo si iniziò a prepararlo anche artificialmente con realgar e zolfo (realgar d'orpimento): Cennino Cennini ne parla infatti come colore "artificiato e fatto d'archimia". Ulteriori testimonianze del suo uso nel tempo sono offerte dagli scritti di Vitruvio, Plinio, Dioscoride (nel suo trattato De Materia Medica) e Lomazzo.
Giallo di spincervino
(Anche giallo di Avignone, giallo erba, giallo santo, giallo stil de grain, prugna meroli, stille di grano)
Colorante giallo d'origine vegetale, ottenuto a partire da una pianta della famiglia delle Ramnacee (comunemente nota come spincervino e scientificamente denominata Rhamnus catharticus), la quale dà bacche (note come grani d'Avignone) contenenti una materia colorante giallo verdastra. Il principio colorante si chiama rhamnetina. Precipitando il decotto di questi grani con allume e creta si ottiene una lacca, le cui tonalità variano dal giallo chiaro al giallo verdastro scuro, in relazione al grado di maturazione delle bacche. Conosciuto fino dall'antichità e utilizzato diffusamente dal Medioevo a tutto il XIX secolo ha trovato particolare impiego nella tintura dei tessili: nelle tecniche artistiche il suo uso è stato essenzialmente circoscritto all'arte della miniatura. Seppure sporadicamente ha comunque trovato impiego anche nelle tecniche a tempera e a olio, soprattutto per velature. Ricette per la sua fabbricazione si trovano in vari trattati antichi, a partire dal "De Arte illuminandi".
Giallo di stagno
(Anche oro musivo)
Pigmento inorganico artificiale, velenoso, utilizzato in sostituzione della foglia di oro per ottenere -con una applicazione a pennello- un effetto simile a quello della doratura. E' costituito da cristalli di bisolfuro di stagno i quali, in base al processo di preparazione (e in particolare in relazione alla temperatura scelta per la lavorazione), hanno colore giallo dorato più o meno rossiccio. Utilizzato già nel XII secolo è ricordato da Cennino Cennini (fine sec. XIV) che -sconsigliandone comunque l'uso nei dipinti- propone una ricetta per la sua fabbricazione. Si tratta di un pigmento instabile, facilmente alterabili a contatto con l'aria e con gli agenti ambientali. La denominazione oro musivo (e le sue varianti) ricorda il suo diffuso impiego per la doratura delle tessere per i mosaici.
Giallo di stronziana
(Anche giallo di stronzio)
Pigmento giallo artificiale costituito da cromato di stronzio ottenuto per precipitazione di una soluzione di acqua bollente di bicromati alcalini per un nitrato di stronzio. Talvolta gli è stata attribuita la denominazione di giallo oltremare: in realtà, rispetto a questo, è di colore più vivo e di maggiore capacità colorante. Presenta però scarsa stabilità alla luce: esposto a forte luce artificiale assume un tono verdastro per la formazione di ossido di cromo. Ha trovato particolare impiego nella tecnica ad olio a partire dalla metà del XIX secolo (si presta comunque ad essere utilizzato in tutte le tecniche).
Giallo di stronzio
(Anche giallo di stronziana)
Pigmento giallo artificiale costituito da cromato di stronzio ottenuto per precipitazione di una soluzione di acqua bollente di bicromati alcalini per un nitrato di stronzio. Talvolta gli è stata attribuita la denominazione di giallo oltremare: in realtà, rispetto a questo, è di colore più vivo e di maggiore capacità colorante. Presenta però scarsa stabilità alla luce: esposto a forte luce artificiale assume un tono verdastro per la formazione di ossido di cromo. Ha trovato particolare impiego nella tecnica ad olio a partire dalla metà del XIX secolo (si presta comunque ad essere utilizzato in tutte le tecniche).
Giallo di Thènard
(Anche giallo di Napoli)
Pigmento giallo artificiale, velenoso. E' un pigmento essenzialmente costituito da antimoniato di piombo utilizzato fino dall'antichità pensando che si trattasse di una terra proveniente dalla zona del Vesuvio (Napoli), e sovente confuso con il massicot. Solo nel 1766 il francese Fougeroux de Bonaroy dimostrò che in realtà si trattava di un pigmento artificiale ottenuto per calcinazione naturale del litargirio, di sali d'ammonio, di allume e di antimoniato di potassio. E' stato ampiamente utilizzato in tutte le tecniche pittoriche per la brillantezza del colore, sicuramente dalla fine del Medioevo, come testimonia Cennino Cennini che ne parla (sotto la denominazione di giallorino) sottolineandone le qualità nel suo impiego in affresco. La ricetta della fabbricazione è presente nell'Arte del vasaio di Piccolpasso. Ricordato anche da Andrea Pozzo ha conosciuto un momento di particolare fortuna tra il 1740 e il 1850. Ha un elevato potere coprente. La commercializzazione di numerosi pigmenti di qualità inferiore che ne hanno usurpato il nome ha fatto talvolta lamentare una sua presunta scarsa stabilità. In realtà il vero giallo di Napoli è da considerarsi un pigmento eccellente, salvo la tendenza ad annerirsi ai vapori di solfuro.
Giallo di titanio
Pigmento giallo sintetico, composto di nickel di titanio e d'antimonio. E' ottenuto per idrolisi di un sale tetravalente in ambiente di acqua ossigenata e acido solforico. Trova impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Giallo di Turner
(Anche giallo minerale)
La denominazione trae in questo caso origine dal nome del suo inventore (Turner) che, nel 1781, propose di impiegare come pigmento un ossicloruro di piombo.
Giallo di Verona
Varietà di giallo minerale (vedi). Pigmento giallo sintetico di origine minerale, velenoso. Il giallo minerale propriamente detto è un ossicloruro di piombo decisamente impuro, preparato per riscaldamento di una pasta composta da litargirio, sali ammoniacali e acqua, successivamente macinata. Creato dall'inglese Turner intorno al 1781 è stato particolarmente usato nella prima metà del XIX secolo: si caratterizza per un ottimo potere coprente e per la possibilità di ottenerlo in numerosissime tonalità, dal giallo chiaro all'aranciato al bruno. E' sensibile alla luce e al contatto di solfuri tende ad annerire. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Nella seconda metà del XIX secolo è stato per lo più sostituito dal giallo di cromo.
Giallo di zinco
(Anche cromato di zinco, giallo Marigold, giallo botton d'oro, giallo d'oro, giallo limone)
Pigmento giallo artificiale, di tonalità verdastra brillante. Si tratta di un cromato di zinco e di potassio, ottenuto a partire da una soluzione di solfato di zinco e di bicromato alcalino. E' stato scoperto agli inizi del XIX secolo (1809) da Leclaire e Barruel nel corso delle loro ricerche finalizzate a sostituire l'ossido di piombo tramite un ossido di zinco. Inizialmente battezzato jaune bouton d'or, giallo bottone d'oro, è stato commercializzato a partire dal 1847. Le tonalità vanno dal giallo all'arancio e sono semi trasparenti, poco coloranti e sensibili all'umidità. Trova impiego in tutte le tecniche. Attenzione: si tratta di un cromato solubile che può causare tumori della pelle.
Giallo di zolfo
(Anche orpimento)
Pigmento giallo di origine minerale, velenoso, costituito da trisolfuro d'arsenico che, allo stato naturale, si trova nel minerale denominato appunto orpimento. Chiamato dai greci arsenicon e dai latini auripigmentum è stato nell'antichità l'unico pigmento giallo-arancio disponibile per gli artisti. Abbastanza stabile e con discreto potere coprente ha trovato diffuso impiego in tutte le tecniche pittoriche (ad esclusione dell'affresco) fino al secolo passato, quando è stato abbandonato a causa della sua tossicità. Le tonalità sono numerose e vanno dal giallo brillante all'arancio. In Cina (dove sono i più grandi giacimenti di orpimento) è tutt'ora utilizzato sotto il nome di Ci huang (giallo minerale). Nel Medioevo si iniziò a prepararlo anche artificialmente con realgar e zolfo (realgar d'orpimento): Cennino Cennini ne parla infatti come colore "artificiato e fatto d'archimia". Ulteriori testimonianze del suo uso nel tempo sono offerte dagli scritti di Vitruvio, Plinio, Dioscoride (nel suo trattato De Materia Medica) e Lomazzo.
Giallo egiziano
(Anche giallo di Napoli)
Pigmento giallo artificiale, velenoso. E' un pigmento essenzialmente costituito da antimoniato di piombo utilizzato fino dall'antichità pensando che si trattasse di una terra proveniente dalla zona del Vesuvio (Napoli), e sovente confuso con il massicot. Solo nel 1766 il francese Fougeroux de Bonaroy dimostrò che in realtà si trattava di un pigmento artificiale ottenuto per calcinazione naturale del litargirio, di sali d'ammonio, di allume e di antimoniato di potassio. E' stato ampiamente utilizzato in tutte le tecniche pittoriche per la brillantezza del colore, sicuramente dalla fine del Medioevo, come testimonia Cennino Cennini che ne parla (sotto la denominazione di giallorino) sottolineandone le qualità nel suo impiego in affresco. La ricetta della fabbricazione è presente nell'Arte del vasaio di Piccolpasso. Ricordato anche da Andrea Pozzo ha conosciuto un momento di particolare fortuna tra il 1740 e il 1850. Ha un elevato potere coprente. La commercializzazione di numerosi pigmenti di qualità inferiore che ne hanno usurpato il nome ha fatto talvolta lamentare una sua presunta scarsa stabilità. In realtà il vero giallo di Napoli è da considerarsi un pigmento eccellente, salvo la tendenza ad annerirsi ai vapori di solfuro.
Giallo erba
(Anche giallo di spincervino)
Colorante giallo d'origine vegetale, ottenuto a partire da una pianta della famiglia delle Ramnacee (comunemente nota come spincervino e scientificamente denominata Rhamnus catharticus), la quale dà bacche (note come grani d'Avignone) contenenti una materia colorante giallo verdastra. Il principio colorante si chiama rhamnetina. Precipitando il decotto di questi grani con allume e creta si ottiene una lacca, le cui tonalità variano dal giallo chiaro al giallo verdastro scuro, in relazione al grado di maturazione delle bacche. Conosciuto fino dall'antichità e utilizzato diffusamente dal Medioevo a tutto il XIX secolo ha trovato particolare impiego nella tintura dei tessili: nelle tecniche artistiche il suo uso è stato essenzialmente circoscritto all'arte della miniatura. Ricette per la sua fabbricazione si trovano in vari trattati antichi, a partire dal "De Arte illuminandi".
Giallo euxantato
(Anche giallo indiano)
In particolare la dinominazione sottolinea l'elemento caratterizzante la composizione di questo colorante, costituito da sale di magnesio o di calcio dell'acido euxantico, accompagnato da impurezze di varia natura, estratto dall'urina di bovini alimentati con foglie di mango.
Giallo Hansa
Colorante organico artificiale, utilizzato a partire dal XX secolo. Nelle tecniche pittoriche è impiegato sotto forma di lacca: la tonalità è giallo chiaro brillante e trasparente, con buon potere coprente.
Giallo imperiale
(Anche orpimento)
La stessa denominazione ricorre anche per un'ocra gialla di ottima qualità e in relazione al giallo di cromo.
Giallo indiano
(Anche giallo euxantato, prusi, puerì, purrea)
Colorante organico giallo attualmente prodotto sinteticamente. Utilizzato in India fino dall'antichità veniva originariamente preparato a partire dal sale di magnesio dell'acido euxantico, estratto dall'urina di bovini alimentati con foglie di mango (pianta delle anacardiacee, mangifera indica). Si può supporre che sia di origine persiana e che risalga al XV secolo: appare comunque in Inghilterra e quindi in tutta Europa (commercializzato come specialità inglese) solo nel XIX secolo, sotto forma di pani sferici di 6 cm. Questi si presentavano di colore giallo verdastro all'esterno e di giallo intenso all'interno: lavati e quindi esseccati su lastre di vetro venivano trasformati in piccole scaglie di un giallo estremamente bello. Il pigmento ha un forte potere colorante, è discretamente stabile e si presta ad essere utilizzato sia nella pittura a tempera sia nella pittura ad olio, pur avendo nell'acquerello la sua tecnica ideale: essendo molto alcalino tende infatti a saponificare l'olio. La sua produzione è stata interrotta nel 1908 dato che l'alimentazione con foglie di mango, essendo estremamente nociva, provocava in pochi anni la morte dei bovini.
Giallo inglese
Denominazione generica riferita nel tempo a tre diversi pigmenti: 1. un giallo brevettato nel 1781 da Turner (vedi giallo minerale). 2. Una varietà di giallo di cromo (vedi). 3. Una varietà di giallo di zolfo di antimonio caricata di gesso.
Giallo limone
Termine estremamente generico a indicare vari pigmenti gialli con tonalità 'limone'. In particolare la denominazione può ricorrere in riferimento a un giallo di cromo pallido, un giallo di bario, un giallo di zinco.
Giallo Marigold
(Anche giallo di zinco)
Pigmento giallo artificiale, di tonalità verdastra brillante. Si tratta di un cromato di zinco e di potassio, ottenuto a partire da una soluzione di solfato di zinco e di bicromato alcalino. E' stato scoperto agli inizi del XIX secolo (1809) da Leclaire e Barruel nel corso delle loro ricerche finalizzate a sostituire l'ossido di piombo tramite un ossido di zinco. Inizialmente battezzato jaune bouton d'or, giallo bottone d'oro, è stato commercializzato a partire dal 1847. Le tonalità vanno dal giallo all'arancio e sono semi trasparenti, poco coloranti e sensibili all'umidità. Trova impiego in tutte le tecniche. Attenzione: si tratta di un cromato solubile che può causare tumori della pelle.
Giallo minerale
(Anche giallo di Cassel, giallo chimico, giallo inglese, giallo di Kassler, giallo di Montpellier, giallo di Parigi, giallo patentato, giallo di Turner, giallo di Verona)
Pigmento giallo sintetico di origine minerale, velenoso. Il giallo minerale propriamente detto è un ossicloruro di piombo decisamente impuro, preparato per riscaldamento di una pasta composta da litargirio, sali ammoniacali e acqua, successivamente macinata. Creato dall'inglese Turner intorno al 1781 è stato particolarmente usato nella prima metà del XIX secolo: si caratterizza per un ottimo potere coprente e per la possibilità di ottenerlo in numerosissime tonalità, dal giallo chiaro all'aranciato al bruno. E' sensibile alla luce e al contatto di solfuri tende ad annerire. Trova impiego nelle tecniche a tempera e a olio. Nella seconda metà del XIX secolo è stato per lo più sostituito dal giallo di cromo.
Giallo napoletano
(Anche giallo di Napoli)
Pigmento giallo artificiale, velenoso. E' un pigmento essenzialmente costituito da antimoniato di piombo utilizzato fino dall'antichità pensando che si trattasse di una terra proveniente dalla zona del Vesuvio (Napoli), e sovente confuso con il massicot. Solo nel 1766 il francese Fougeroux de Bonaroy dimostrò che in realtà si trattava di un pigmento artificiale ottenuto per calcinazione naturale del litargirio, di sali d'ammonio, di allume e di antimoniato di potassio. E' stato ampiamente utilizzato in tutte le tecniche pittoriche per la brillantezza del colore, sicuramente dalla fine del Medioevo, come testimonia Cennino Cennini che ne parla (sotto la denominazione di giallorino) sottolineandone le qualità nel suo impiego in affresco. La ricetta della fabbricazione è presente nell'Arte del vasaio di Piccolpasso. Ricordato anche da Andrea Pozzo ha conosciuto un momento di particolare fortuna tra il 1740 e il 1850. Ha un elevato potere coprente. La commercializzazione di numerosi pigmenti di qualità inferiore che ne hanno usurpato il nome ha fatto talvolta lamentare una sua presunta scarsa stabilità. In realtà il vero giallo di Napoli è da considerarsi un pigmento eccellente, salvo la tendenza ad annerirsi ai vapori di solfuro.
Giallo nuovo
(Anche giallo di cromo)
Pigmento giallo artificiale, velenoso, realizzato successivamente all'individuazione del cromo da parte del chimico francese L.N. Vauquelin nel 1797, nel corso dei suoi studi sulla crocoite (un minerale scoperto nel 1765 in una miniera degli Urali). In particolare il pigmento risulta messo a punto nel 1809 (nel 1818 verrà impiegato da Zuber per la realizzazione di carte da parati), utilizzando minerali provenienti dalla regione del Var in Francia. Si tratta di un cromato di piombo ottenuto per precipitazione di una soluzione di nitrato o di acetato di piombo con una soluzione di bicromato di sodio: rappresenta la base per tutti i pigmenti che contengono come elemento principale il cromo presenti in commercio. Le tonalità variano dal giallo limone all'arancio in funzione delle componenti del precipitato. E' stato utilizzato (seppure in modo limitato) con buoni risultati nella tecnica ad olio, viceversa non trova impiego nell'affresco in quanto l'alcalinità lo trasformerebbe in cromato basico rossastro. Con l'invecchiamento tende a imbrunire e per esposizione alla luce solare intensa tende a virare al verde. Attenzione: il cromato di piombo può causare avvelenamento da piombo e tumori alla pelle.
Giallo oltremare
Pigmento giallo artificiale. Si tratta di un cromato di bario inventato da Leclaire e Barruel, ottenuto per precipitazione di una soluzione di cloruro di bario e di bicromato di sodio. Di tonalità giallo chiara risulta poco stabile alla luce e mostra la tendenza ad annerirsi. Il potere coprente è debole. Vedi anche giallo di bario. Attenzione: cromato solubile. Ingestione e contatto con la pelle causano avvelenamento da bario.
Giallo orpimento
(Anche orpimento)
Pigmento giallo di origine minerale, velenoso, costituito da trisolfuro d'arsenico che, allo stato naturale, si trova nel minerale denominato appunto orpimento. Chiamato dai greci arsenicon e dai latini auripigmentum è stato nell'antichità l'unico pigmento giallo-arancio disponibile per gli artisti. Abbastanza stabile e con discreto potere coprente ha trovato diffuso impiego in tutte le tecniche pittoriche (ad esclusione dell'affresco) fino al secolo passato, quando è stato abbandonato a causa della sua tossicità. Le tonalità sono numerose e vanno dal giallo brillante all'arancio. In Cina (dove sono i più grandi giacimenti di orpimento) è tutt'ora utilizzato sotto il nome di Ci huang (giallo minerale). Nel Medioevo si iniziò a prepararlo anche artificialmente con realgar e zolfo (realgar d'orpimento): Cennino Cennini ne parla infatti come colore "artificiato e fatto d'archimia". Ulteriori testimonianze del suo uso nel tempo sono offerte dagli scritti di Vitruvio, Plinio, Dioscoride (nel suo trattato De Materia Medica) e Lomazzo.
Giallo ossido
(Anche giallo di marte)
Pigmento giallo artificiale. Si tratta di sesquiossido di ferro ottenuto per precipitazione di una soluzione di liscivia alcalina e di una soluzione di solfati ferrosi. La calcinazione del precipitato consente di modificarne le tonalità che vanno dal bruno al violetto. La denominazione giallo di Marte appare utilizzata solo dalla fine del XVIII secolo, pur essendo il pigmento conosciuto fin dall'antichità. Nel 1881 Blockx spiega nel suo compendio come si tratti di un pigmento stabile e di grande qualità solo se ben preparato, cosa peraltro assai rara vista la delicatezza del procedimento. Lo stesso Blockx documenta inoltre come spesso si trovassero in commercio sotto questo nome pigmenti ottenuti con l'aggiunta di ocre, evidentemente per contenere i costi di fabbricazione. Come pigmento è comunque in genere stabile, fortemente colorante e assai opaco, utilizzabile in tutte le tecniche pittoriche. Il riferimento presente nella denominazione a Marte trae origine dal ruolo della divinità e dall'influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti.
Giallo ossido di piombo
(Anche litargirio)
Pigmento giallo artificiale, velenoso. Si tratta di un monossido di piombo ottenuto dall'ossidazione del metallo per riscaldamento prolungato in presenza d'aria. Tenendo presente il punto di fusione del piombo a 327 ° C il massicot si determina prima di questo, il litargirio intorno ai 400° C, il rosso minio a 480° C. Conosciuto fino all'antichità è ricordato da Plinio. Si caratterizza per l'alto potere coprente. Annerisce a contatto con acido solfidrico e con altri pigmenti contenenti zolfo. Trova impiego nella pittura a tempera e, in particolare, nella tecnica a olio, dove il legante gli conferisce particolare stabilità. Come testimonia Filippo Baldinucci -che lo ricorda nel suo Vocabolario sotto il nome di litargilio- è stato spesso utilizzato per accellerare l'essiccamento della materia pittorica.
Giallo patentato
(Anche giallo minerale)
La denominazione risale al primo periodo di commercializzazione del pigmento, in evidente riferimento al brevetto relativo alla sua fabbricazione, depositato in Inghilterra da Turner nel 1781.
Giallo reale
(Anche orpimento)
In particolare si tratta di una varietà di orpimento artificiale, ovvero di un solfuro di arsenico ottenuto per precipitazione di una soluzione di anidride arseniosa e idrogeno solforato con solfato di bario e carbone. Il pigmento non è più utilizzato sia per la sua tossicità sia per il suo scarso potere coprente.
Giallo santo
(Anche giallo di Spincervino)
In particolare si tratta di una lacca realizzata impiegando essenzialmente bacche acerbe di spincervino. Il termine giallosanto è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di "una sorta di color giallo artificiosamente fatto d'una certa erba. Serve per colorire a olio" .
Giallo Spooner
Varietà di giallo di cromo. Pigmento giallo artificiale, velenoso, realizzato successivamente all'individuazione del cromo da parte del chimico francese L.N. Vauquelin nel 1797, nel corso dei suoi studi sulla crocoite (un minerale scoperto nel 1765 in una miniera degli Urali). In particolare il pigmento risulta messo a punto nel 1809 (nel 1818 verrà impiegato da Zuber per la realizzazione di carte da parati), utilizzando minerali provenienti dalla regione del Var in Francia. Si tratta di un cromato di piombo ottenuto per precipitazione di una soluzione di nitrato o di acetato di piombo con una soluzione di bicromato di sodio: rappresenta la base per tutti i pigmenti che contengono come elemento principale il cromo presenti in commercio. Le tonalità variano dal giallo limone all'arancio in funzione delle componenti del precipitato. E' stato utilizzato (seppure in modo limitato) con buoni risultati nella tecnica ad olio, viceversa non trova impiego nell'affresco in quanto l'alcalinità lo trasformerebbe in cromato basico rossastro. Con l'invecchiamento tende a imbrunire e per esposizione alla luce solare intensa tende a virare al verde. Attenzione: il cromato di piombo può causare avvelenamento da piombo e tumori alla pelle.
Giallo stil de grain
(Anche giallo di spincervino)
Colorante giallo d'origine vegetale, ottenuto a partire da una pianta della famiglia delle Ramnacee (comunemente nota come spincervino e scientificamente denominata Rhamnus catharticus), la quale dà bacche (note come grani d'Avignone) contenenti una materia colorante giallo verdastra. Il principio colorante si chiama rhamnetina. Precipitando il decotto di questi grani con allume e creta si ottiene una lacca, le cui tonalità variano dal giallo chiaro al giallo verdastro scuro, in relazione al grado di maturazione delle bacche. Conosciuto fino dall'antichità e utilizzato diffusamente dal Medioevo a tutto il XIX secolo ha trovato particolare impiego nella tintura dei tessili: nelle tecniche artistiche il suo uso è stato essenzialmente circoscritto all'arte della miniatura. Ricette per la sua fabbricazione si trovano in vari trattati antichi, a partire dal "De Arte illuminandi".
Giallo trasparente
(Anche giallo di cobalto)
Pigmento giallo artificiale costituito da cobaltonitrato di potassio, di colore giallo oro brillante, realizzato nel 1830 dal chimico tedesco N. W. Fisher a Breslau e reso disponibile per le tecniche artistiche a Parigi (grazie a Saint Evre) a partire dal 1852. Nel 1860 ne è documentata la commercializzazione anche in Inghilterra e negli Stati Uniti. Si ottiene per precipitazione di una soluzione di nitrato di potassio e di sali di cobalto. Più trasparente rispetto al giallo di cadmio ha trovato essenzialmente impiego come colore per velature in sostituzione di alcune lacche gialle (e la denominazione giallo trasparente sottolinea appunto tale caratteristica). Attenzione: il cobalto solubile può avere effetti tossici cronici.
Giallo zafferano
(Anche crocus sativus, croceo, giallo arancio, nas, saffron, supur)
Colorante organico di origine vegetale, ottenuto dagli stimmi del fiore del Crocus sativus (ovvero zafferano, dall'arabo za-faran), lavati ed essiccati. Conosciuto fin dall'antichità è stato utilizzato soprattutto nelle tinture. Dal Medioevo ha trovato impiego nelle velature sulle argentature in modo da conferire a queste un colorazione giallo dorata, imitando la più costosa doratura. Nelle tecniche pittoriche è stato utilizzato soprattutto in tempera per miniare e nelle lacche. Nei secoli XIV e XV è stato sovente associato al cinabro e mescolato ai pigmenti azzurri per ottenere tonalità verdi. E' ricordato da Plinio, Theophilus, Cennino Cennini.
Giallolino
Termine difficilmente riconducibile a uno specifico pigmento, per l'etimo generico e per le numerose varianti presenti nella trattatistica (giallulinum, giallorino, gialdolino, zallolino, zaldolino, etc.) prive di specifiche indicazioni sulla sua composizione. In ambito italiano si tende attualmente a identificarlo con il giallo di piombo e stagno o con il giallorino ricordato da Cennino Cennini, a sua volta ricondotto (ma con pareri controversi) al giallo di Napoli. In Francia lo si riconduce decisamente a quest'ultimo, sia come pigmento naturale sia come composto artificiale. Questa identificazione sembra confortata anche dalla testimonianza di Andrea Pozzo che, parlando di un 'giallolino di formace', specifica che in ambiente romano il pigmento è conosciuto come giallolino di Napoli.
Litopone giallo
Si tratta di bianco di litopone miscelato con ocra gialla.
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 NERO
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Nero animale
(Anche carbone animale, nero animale)
Denominazione generica a indicare l'insieme dei pigmenti neri ottenuti per calcinazione in assenza d'aria di ossa di mammiferi. Vedi nero d'ossa, nero d'avorio, nero di corna di cervo, nero di velluto.
Nero azzurro
(Anche nero di fermento, nero vite)
In particolare la denominazione sottolinea la tonalità bluastra tipica di questo pigmento.
Nero cenere
(Anche nero di carta)
Pigmento nero dall'aspetto di polvere impalpabile ottenuto dalla calcinazione di carte con la presenza di dorature o di altri metalli, il cui fumo è raccolto in condotti metallici. Di scarsa stabilità stato essenzialmente utilizzato dal XX secolo, per quanto appaia già ricordato nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681).
Nero avorio
Pigmento nero ottenuto per calcinazione in assenza d'aria di avorio.
Nero dei tipografi
(Anche nero di stampa)
Pigmento nero ottenuto per calcinazione di pezzetti di avorio, noccioli di pesco, ramoscelli di luppolo, grappoli d'uva e feccia del vino in assenza d'aria. Appare utilizzato essenzialmente nell'antichità. E' probabilmente da identificarsi con il 'fumo degli stampatori' ricordato da Giorgio Vasari.
Nero di Alemagna
(Anche nero di Germania)
Pigmento nero ottenuto per calcinazione di pezzetti di avorio, di osso e cartilagine di pesce in presenza di vapori d'alcool di vino e aria raccolti in appositi condotti. E' stato utilizzato essenzialmente nell'antichità, come testimonia Plinio.
Nero di Anversa
(Anche bruno d'Anversa)
Vedi bruno bitume. In particolare con questa denominazione si identifica il bruno bitume descritto nel libro di William per la realizzazione del bruno all'olio, raccomandato tra XVII e XVIII secolo per la realizzazione di velature.
Nero di ardesia
(Anche terra nera)
Pigmento nero minerale, costituito da una miscela di carbonato di calcio, ferro e manganese. E' descritto da Plinio e da Cennino Cennini. Mediamente coprente è stato essenzialmente usato nel XV secolo trovando impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Nero di bugia
(Anche fumo di bugia)
Varietà di buona qualità del nero di lampada (vedi) realizzato a partire dal fumo di candele steariche raccolto su una placca di metallo.
Nero di caffè
(Anche buccia di caffè)
Colorante nero bruno di origine vegetale, ottenuto a partire dai fondi di caffè. Nelle tecniche pittoriche ha trovato impiego, peraltro sporadico, per velature.
Nero di campana
(Anche nero di terra di campana)
Di composizione e formula chimica indefinibile è un nero ottenuto dalle scorie che rimangono all'interno delle forme di fusione per la realizzazione di campane. Ha trovato impiego nelle tecniche pittoriche durante il XVI e il XVII secolo. E' citato da Lomazzo e nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che ne sconsiglia l'impiego nell'affresco ("ove sia aria, in breve tempo svanisce e lascia guaste le pitture").
Nero di candela
(Anche nero di bugia, nero di lampada)
Si tratta di una varietà di nero fumo (contenente circa il 90% di carbonio) ottenuto dalla combustione incompleta degli olii delle lucerne e, più in generale, di olii, grassi, petroli, etc. condensando i fumi su pareti raffreddate. Alcune ricette consigliano di ripetere l'operazione tornando a bruciare la polvere ottenuta, in modo da eliminarne la parte grassa e rendere così il pigmento più facilmente miscelabile al legante. Il potere coprente è medio. Ricordato da Plinio e da Cennino Cennini (che offre una dettagliata descrizione della sua preparazione) è stato particolarmente utilizzato per la preparazione degli inchiostri da stampa. Vedi anche nero fumo.
Nero di carbone
(Anche nero di quercia, nero di susino)
Pigmento nero ottenuto direttamente dal carbone di quercia (in particolare rovere), comunque di origine vegetale, per combustione di essenze legnose e successiva macinazione dei carboni spenti con acqua fredda. La stessa denominazione è inoltre attribuita a una varietà di nero fumo fabbricato industrialmente a partire da fiamme di gas naturale, caratterizzato da un forte potere coprente e colorante in ragione della sua estrema finezza. Nell'uno e nell'altro caso esistono numerose varietà con tonalità ugualmente differenziate ( comunque solitamente con sottotoni bluastri) determinate dalle essenze legnose o dai gas di partenza.
Nero di carta
(Anche nero cenere)
Pigmento nero dall'aspetto di polvere impalpabile ottenuto dalla calcinazione di carte con la presenza di dorature o di altri metalli, il cui fumo è raccolto in condotti metallici. Di scarsa stabilità stato essenzialmente utilizzato dal XX secolo, per quanto appaia già ricordato nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681).
Nero di Cassel
(Anche nero di velluto)
Pigmento nero animale, ottenuto dalla calcinazione in assenza d'aria di zoccoli di pecora o di altri animali. Si tratta di un nero animale di qualità intermedia tra il nero di avorio e il nero d'ossa.
Nero di catrame
(Anche nero fumo)
Nero ottenuto dalla combustione di legna (preferibilmente di specie resinose) i cui fumi si depositano sulle pareti delle camere di combustione, fino a determinare un pigmento di aspetto vellutato, formato da particelle finissime di carbone ma anche da sostanze oleose e aromatiche. Tradizionalmente è stato prodotto con la fuliggine presente all'interno di cappe e camini ed essenzialmente si tratta di un composto di carbone puro in una percentuale che può arrivare al 99%. Ha un buon potere coprente e una intonazione leggermente marrone, conferita dalla componente resinosa. Il suo impiego è stato continuo e diffuso nel tempo.
Nero di Colonia
(Anche nero di velluto)
Pigmento nero animale, ottenuto dalla calcinazione in assenza d'aria di zoccoli di pecora o di altri animali. Si tratta di un nero animale di qualità intermedia tra il nero di avorio e il nero d'ossa.
Nero di corna di cervo
(Anche nero di corno)
Pigmento nero di origine animale di buona stabilità, ottenuto a partire dalla calcinazione delle corna di cervo. Il suo impiego è essenzialmente documentato nel Medioevo.
Nero di fecce di vino
(Anche nero di fermento)
Pigmento nero di origine vegetale, realizzato a partire dalla feccia del vino o dalle vinacce calcinate. Il colore è nero bluastro e la sua fabbricazione è già descritta da Vitruvio.
Nero di fermento
(Anche nero azzurro, nero di fecce di vino, nero di vinaccia)
Pigmento nero di origine vegetale, realizzato a partire dalla feccia del vino o dalle vinacce calcinate. Il colore è nero bluastro e la sua fabbricazione è già descritta da Vitruvio.
Nero di ferro
Denominazione generica a indicare vari tipi di pigmento nero caratterizzati dalla presenza di ossido di ferro. In particolare possono essere individuati: 1. Un pigmento ottenuto dalla magnetite, ovvero un ossido di ferro allo stato naturale dal quale si ottiene un pigmento con tonalità bluastra (vedi nero ossido di ferro). 2. Un nero di ferro definito per precipitazione di una soluzione acquosa di sali di ferro per una soluzione alcalina con ossidazione finale per gorgogliamento d'aria sotto pressione e a caldo. 3. Un nero di ferro fabbricato con antimonio e una soluzione di zinco.
Nero di fiamma
(Anche nero fumo)
Nero ottenuto dalla combustione di legna (preferibilmente di specie resinose) i cui fumi si depositano sulle pareti delle camere di combustione. Tradizionalmente è stato prodotto con la fuliggine presente all'interno di cappe e camini ed essenzialmente si tratta di un composto di carbone puro in una percentuale che può arrivare al 99%. Ha un buon potere coprente e una intonazione leggermente marrone, conferita dalla componente resinosa. Il suo impiego è stato continuo e diffuso nel tempo. La denominazione ricorre anche in riferimento al nero di lampada, vedi.
Nero di Francoforte
(Anche nero di fermento)
Più in particolare si tratta di un pigmento nero ottenuto per calcinazione della feccia del vino e quindi lavato con acido cloridrico e acqua.
Nero di fusaggine
Pigmento nero di carbone di legna ottenuto direttamente per calcinazione di bastoncini di fusaggine.
Nero di Germania
(Anche nero di Alemagna)
Pigmento nero ottenuto per calcinazione di pezzetti di avorio, di osso e cartilagine di pesce in presenza di vapori d'alcool di vino e aria raccolti in appositi condotti. E' stato utilizzato essenzialmente nell'antichità, come testimonia Plinio.
Nero di gusci
Pigmento nero di origine vegetale ottenuto per calcinazione in crogiuli chiusi ermeticamente di di gusci di noci o di mandorle. Appare descritto, tra gli altri, da Cennino Cennini che parla di nero di gusci di mandorle). Più in generale può essere identificato con il nero di noccioli.
Nero di lampada
(Anche nero di bugia, nero di candela, nero di fiamma, nero leggero, nero d'olio, fumo di bugia)
Si tratta di una varietà di nero fumo (contenente circa il 90% di carbonio) ottenuto dalla combustione incompleta degli olii delle lucerne e, più in generale, di olii, grassi, petroli, etc. condensando i fumi su pareti raffreddate. Alcune ricette consigliano di ripetere l'operazione tornando a bruciare la polvere ottenuta, in modo da eliminarne la parte grassa e rendere così il pigmento più facilmente miscelabile al legante. Il potere coprente è medio (da cui la denominazione nero leggero). Ricordato da Plinio e da Cennino Cennini (che offre una dettagliata descrizione della sua preparazione) è stato particolarmente utilizzato per la preparazione degli inchiostri da stampa. Vedi anche nero fumo.
Nero di manganese
Pigmento nero artificiale, ottenuto da sottoprodotti di lavorazioni chimiche e composto di biossido di manganese. Conosciuto fino dall'antichità (civiltà egizia, civiltà etrusca) è stato prodotto in Inghilterra da Rowan nel 1871. Di buona stabilità ha una colorazione tendente al bruno.
Nero di Marte
Pigmento nero di origine minerale ottenuto per calcinazione del solfato ferroso o dell'ossalato di ferro. Utilizzato dal XX secolo ha trovato impiego in tutte le tecniche pittoriche. Il più delle volte viene identificato con il nero di ossido di ferro. Il riferimento presente nella denominazione a Marte trae origine dal ruolo della divinità e dall'influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti.
Nero di mica
Pigmento nero di origine minerale. Si tratta di un ossido di ferro contenente una piccola quantità di mica, caratterizzato da una tonalità tendente al grigio. Essenzialmente è utilizzato come componente di mescolanze.
Nero di noccioli
Pigmento nero di origine vegetale ottenuto per calcinazione in crogiuli chiusi ermeticamente di noccioli di pesche, o di albicocche, o di mandorle, etc. (da cui le varie denominazioni di nero di mandorle, nero di gusci, nero di noci, nero di castagne, etc.). Appare descritto, tra gli altri, da Eraclio, Cennino Cennini (che parla di nero di "persichi arsi" e di nero di gusci di mandorle), Turquet de Mayerne (che parla di nero di ciliegie), Filippo Baldinucci. Di tonalità più calda rispetto al nero vite è alla base del nero di inchistro di china.
Nero di noci
Pigmento di origine vegetale ottenuto per decantazione di gusci di noce, in modo da ottenere un nero in forte concentrazione o un bruno, nel caso di una maggiore diluizione. Vedi anche nero di pesche.
Nero di olio
(Anche nero di lampada)
Si tratta di una varietà di nero fumo (contenente circa il 90% di carbonio) ottenuto dalla combustione incompleta degli olii delle lucerne e, più in generale, di olii, grassi, petroli, etc. condensando i fumi su pareti raffreddate. Alcune ricette consigliano di ripetere l'operazione tornando a bruciare la polvere ottenuta, in modo da eliminarne la parte grassa e rendere così il pigmento più facilmente miscelabile al legante. Il potere coprente è medio. Ricordato da Plinio e da Cennino Cennini (che offre una dettagliata descrizione della sua preparazione) è stato particolarmente utilizzato per la preparazione degli inchiostri da stampa. Vedi anche nero fumo.
Nero di orza
Denominazione antica del nero d'ossa. Si tratta di un pigmento nero ottenuto a partire dalla combustione al rosso di ossa animali preferibilmente sbiancate. Contiene circa il 15/20% di carbonio e il 60/70% di fosfato di calcio. Conosciuto dall'antichità è stato utilizzato molto più frequentemente del nero d'avorio (del quale ha spesso usurpato il nome) per la facile reperibilità dei materiali alla base della sua fabbricazione. Stabile e coprente, ha trovato essenzialmente impiego nelle tecniche di pittura ad olio. Si trova registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681), che lo descrive come "un bellissimo nero, che pende in giallognolo, e anche serve per velare". In effetti il nero d'ossa può avere tonalità giallastre o marroni, tanto da essere prediletto, tra i neri, proprio per le tonalità calde. Viene falsificato per distillazione di particolari essenze legnose.
Nero di ossa
(Anche carbone animale, carbone d'ossa, nero animale, nero d'orza (denominazione antica))
Si tratta di un pigmento nero ottenuto a partire dalla combustione al rosso di ossa animali preferibilmente sbiancate. Contiene circa il 15/20% di carbonio e il 60/70% di fosfato di calcio. Conosciuto dall'antichità è stato utilizzato molto più frequentemente del nero d'avorio (del quale ha spesso usurpato il nome) per la facile reperibilità dei materiali alla base della sua fabbricazione. Stabile e coprente, ha trovato essenzialmente impiego nelle tecniche di pittura ad olio. Si trova registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681), che lo descrive come "un bellissimo nero, che pende in giallognolo, e anche serve per velare". In effetti il nero d'ossa può avere tonalità giallastre o marroni, tanto da essere prediletto, tra i neri, proprio per le tonalità calde. Viene falsificato per distillazione di particolari essenze legnose.
Nero di Parigi
(Anche nero di velluto)
Pigmento nero di origine animale, ottenuto dalla calcinazione in assenza d'aria di zoccoli di pecora o di altri animali. Si tratta di un nero animale di qualità intermedia tra il nero di avorio e il nero d'ossa (per il quale, ugualmente, ricorre la denominazione nero di Parigi).
Nero di piombo
(Anche grafite)
In particolare la denominazione ricorda l'antica ed errata identificazione della grafite con il piombo. In realtà si tratta di un pigmento nero inorganico di origine minerale ottenuto con la macinazione e successiva purificazione del minerale di grafite (ovvero di scisti grafitici o bituminosi). E' stato utilizzato continuativamente dal Medioevo essenzialmente per disegnare e scrivere: ancora oggi è a partire da questo minerale che vengono fabbricate le matite da disegno. In alcuni casi, comunque, la grafite è stata utilizzata anche come pigmento nero per la pittura ad olio (Leonardo da Vinci). Cennino Cennini, descrivendo questa "prìa nera", segnala la sua provenienza dal Piemonte, dove in effetti esistono dei giacimenti di grafite nella zona di Pinerolo.
Nero di Prussia
Pigmento nero artificiale di origine minerale, ottenuto per calcinazione del blu di Pussia. E' un ferro cianuro ferrico utilizzato nel XIX secolo nella pittura a tempera e ad olio.
Nero di quercia
(Anche nero di carbone)
Pigmento nero ottenuto direttamente dal carbone di quercia (in particolare rovere), comunque di origine vegetale, per combustione di essenze legnose e successiva macinazione dei carboni spenti con acqua fredda.
Nero di Russia
(Anche terra nera)
Pigmento nero minerale, costituito da una miscela di carbonato di calcio, ferro e manganese. E' descritto da Plinio e da Cennino Cennini. Mediamente coprente è stato essenzialmente usato nel XV secolo trovando impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Nero di sangue
Pigmento nero ottenuto per calcinazione in assenza d'aria di sangue coagulato e miscelato con carbonato di potassio.
Nero di sarmenti
(Anche nero vite)
Pigmento nero di origine vegetale ottenuto per calcinazione dei sarmenti della vite. Di colore nero bluastro è stato utilizzato dall'antichità e descritto, tra gli altri, da Plinio, Vitruvio e Cennino Cennini (negro di sermenti di viti) che lo definisce come uno dei "perfetti colori" dei pittori. Trova impiego in tutte le tecniche. Rispetto al nero fumo possiede un maggiore potere coprente ed una struttura granulometrica più regolare e più fine.
Nero di Spagna
(Anche nero di sughero)
Pigmento nero ottenuto per calcinazione del sughero in assenza d'aria. Di buona stabilità è stato utilizzato nel XIX secolo trovando impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Nero di spalto
(Anche bruno di spalto, vedi bruno bitume)
Il termine nero di Spalto è registrato come sinonimo di bitume giudaico nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681), dove si elencano varie zone di origine del colorante (Mar Morto, Giudea, Agrigento in Sicilia) e dove, una volta di più, si segnalano i danni che può provocare nelle tecniche pittoriche.
Nero di sughero
(Anche nero di Spagna)
Pigmento nero ottenuto per calcinazione del sughero in assenza d'aria. Di buona stabilità è stato utilizzato nel XIX secolo trovando impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Nero di terra di campana
(Anche nero di campana)
Di composizione e formula chimica indefinibile è un nero ottenuto dalle scorie che rimangono all'interno delle forme di fusione per la realizzazione di campane. Ha trovato impiego nelle tecniche pittoriche durante il XVI e il XVII secolo. E' citato da Lomazzo e nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che ne sconsiglia l'impiego nell'affresco ("ove sia aria, in breve tempo svanisce e lascia guaste le pitture").
Nero di velluto
(Anche nero di Colonia, nero di Cassel, nero di Parigi)
Pigmento nero animale, ottenuto dalla calcinazione in assenza d'aria di zoccoli di pecora o di altri animali. Si tratta di un nero animale di qualità intermedia tra il nero di avorio (per il quale ricorrono frequentemente le stesse denominazioni di nero di Colonia, nero di Cassel, nero di Parigi) e il nero d'ossa.
Nero fumo
(Anche atramentum, fuliggine, fumo di ragne, nero di catrame, nero di fiamma, nerofumo)
Nero ottenuto dalla combustione di legna (preferibilmente di specie resinose) i cui fumi si depositano sulle pareti delle camere di combustione. Tradizionalmente è stato prodotto con la fuliggine presente all'interno di cappe e camini ed essenzialmente si tratta di un composto di carbone puro in una percentuale che può arrivare al 99%. Pileur d'Alpigny, identificandolo con il nero di lampada (che in effetti si equivale, vedi), descrive come gli artisti lo realizzassero sospendendo una padella di rame sopra una lampada accesa, secondo modalità già diffusamente documentate da Il libro dell'arte di Cennino Cennini e poi riprese nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681). Ha un buon potere coprente e una intonazione leggermente marrone, conferita dalla componente resinosa. Il suo impiego è stato continuo e diffuso nel tempo.
Nero goccia
(Anche nero di stampa)
Pigmento nero ottenuto per calcinazione di pezzetti di avorio, noccioli di pesco, ramoscelli di luppolo, grappoli d'uva e feccia del vino in assenza d'aria. Appare utilizzato essenzialmente nell'antichità.
Nero grafite
(Anche grafite)
Pigmento nero inorganico di origine minerale ottenuto con la macinazione e successiva purificazione del minerale di grafite (ovvero di scisti grafitici o bituminosi). E' stato utilizzato continuativamente dal Medioevo essenzialmente per disegnare e scrivere: ancora oggi è a partire da questo minerale che vengono fabbricate le matite da disegno. In alcuni casi, comunque, la grafite è stata utilizzata anche come pigmento nero per la pittura ad olio (Leonardo da Vinci). Cennino Cennini, descrivendo questa "prìa nera", segnala la sua provenienza dal Piemonte, dove in effetti esistono dei giacimenti di grafite nella zona di Pinerolo.
Nero leggero
(Anche nero di lampada)
Si tratta di una varietà di nero fumo (contenente circa il 90% di carbonio) ottenuto dalla combustione incompleta degli olii delle lucerne e, più in generale, di olii, grassi, petroli, etc. condensando i fumi su pareti raffreddate. Alcune ricette consigliano di ripetere l'operazione tornando a bruciare la polvere ottenuta, in modo da eliminarne la parte grassa e rendere così il pigmento più facilmente miscelabile al legante. Il potere coprente è medio (da cui la denominazione, appunto, di nero leggero). Ricordato da Plinio e da Cennino Cennini (che offre una dettagliata descrizione della sua preparazione) è stato particolarmente utilizzato per la preparazione degli inchiostri da stampa. Vedi anche nero fumo.
Nero minerale
Sotto la stessa denominazione possono essere individuati due diversi pigmenti neri: 1. Un nero di carbone ottenuto a partire da scisti. 2. Un ossido di ferro ottenuto dalla magnetite minerale (vedi nero ossido di ferro).
Nero ossido di ferro
(Anche nero ferro, nero schiuma di ferro)
Pigmento nero minerale o artificiale. Si tratta di un sesquiossido di ferro naturale (magnetite minerale) che viene macinato fino ad ottenere un colore nero leggermente tendente al bluastro. Il pigmento può essere ugualmente fabbricato artificialmente con almeno due diversi procedimenti: 1. per riscaldamento di frammenti di ferro con catrame e con pece in modo che questi esercitino una riduzione 2. per precipitazione di una soluzione acquosa di sali di ferro con una soluzione alcalina, seguita dall'ossidazione in presenza d'aria calda. Vedi, inoltre, nero di Marte.
Nero ossido di manganese
Pigmento nero di origine minerale. Si tratta di un ossido di manganese allo stato nativo, ovvero di pirolusite, un minerale nero di lucentezza metallica di cui si trovano miniere in Germania, Inghilterra e Ungheria. Come pigmento si presenta stabile, molto simile al nero di ferro ma con una colorazione più bruna. trova impiego in tutte le tecniche.
Nero Roma
(Anche terra nera)
Pigmento nero minerale, costituito da una miscela di carbonato di calcio, ferro e manganese. E' descritto da Plinio e da Cennino Cennini. Mediamente coprente è stato essenzialmente usato nel XV secolo trovando impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Nero schiuma di ferro
(Anche nero ossido di ferro)
Con il nome di nero schiuma di ferro il pigmento è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di una "sorta di color nero per dipingere a fresco, fatto della schiuma di ferro, mescolata con terra verde, e sottilissimamente macinata" .
Nero vite
(Anche nero azzurro, nero di fusaggine, nero di sarmenti)
Pigmento nero di origine vegetale ottenuto per calcinazione dei sarmenti della vite. Di colore nero bluastro è stato utilizzato dall'antichità e descritto, tra gli altri, da Plinio, Vitruvio e Cennino Cennini (negro di sermenti di viti) che lo definisce come uno dei "perfetti colori" dei pittori. Trova impiego in tutte le tecniche. Rispetto al nero fumo possiede un maggiore potere coprente ed una struttura granulometrica più regolare e più fine.
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 ROSSO
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Bolo rosso
(Anche bolarminium, bolo armeno, bolo orientale, terra sigillata, terre bolari)
Pigmento rosso di origine minerale ottenuto da argille caolinifere contenenti sesquiossido di ferro. Utilizzato dal Medioevo è stato comunque scarsamente impiegato come pigmento se non, saltuariamente, nelle tecniche dell'affresco. Viceversa ha trovato ampia diffusione, mescolato a colletta, per la preparazione delle superfici nella doratura a guazzo, secondo modalità già ampiamente descritte da Cennino Cennini (fine sec. XIV).
Diaspro rosso
(Anche ametista)
Pigmento violetto di origine minerale. Si tratta di una varietà di quarzo con presenza di manganese (che le dona il colore violaceo) e ossidi di ferro, estratta da giacimenti presenti in Germania, Cecoslovacchia, Romania e America del Sud (Brasile e Uruguay). Il pigmento che vi si ricava -probabilmente da identificare con la amatita ricordata da Cennino Cennini- ha trovato essenzialmente impiego nella tecnica dell'affresco. Il termine trae origine dal greco améthystos, letteralmente contro l'ubriachezza, a ricordare l'antica credenza che vedeva nel materiale singolari proprietà per combattere gli eccessi del bere.
Litopone di cadmio rosso
(Anche rosso di cadmio litopone)
Pigmento rosso artificiale messo a punto nel 1910: è ottenuto per coprecipitazione di una soluzione di solfato di cadmio e di solfuro di selenio. Il pigmento rosso è mescolato con litopone e quindi calcinato in modo da ottenere tonalità variate.
Rosso alcanna
(Anche alkanna, alcanna, alcanna d'Oriente, alcanna vera, orcanetta, orcanetto)
Colorante rosso di origine vegetale (in cosmetica noto come hennè) ottenuto dalle foglie della Lawsonia alba, piccolo arbusto delle Litracee. Con le stesse denominazioni è indicato anche il colorante ottenuto dalle radici dell'alkanna tinctoria, la specie più nota di un genere di piante borraginacee, detta comunemente orcanetta o orcanetto, dal francese arcaico orcanette, diminutivo di alcanne , dal latino medioevale alkanna. Conosciuto fino dall'antichità ha trovato impiego nelle tecniche pittoriche nell'ambito della pittura ad olio, essenzialmente per velature.
Rosso Brasile
(Anche legno del Brasile)
Colorante organico di origine vegetale ottenuto a partire dal legno di varie specie di piante del genere Cesalpina, presenti nelle Indie Orientali (Caesalpina Sappan o -secondo l'etimologia araba- brasil o brezil) e ugualmente diffuse in America del Sud (Caesalpina Brasiliensis), particolarmente in Brasile nello stato di Pernambuco. Nel XVII secolo risulta commercializzato sotto forma di scaglie vendute a peso, a costi inferiori a quelli della cocciniglia. Veniva preparato a partire da un succo ottenuto da una macerazione con dell'aceto o urina e dell'allume di rocca come stabilizzante. Troviamo una descrizione della sua fabbricazione nel De arte illuminandi e in numerosi altri trattati, compresi gli scritti di De Mayerne che lo ricorda, appunto, con il nome di rosetta. E' stato impiegato nelle tecniche a tempera e, essenzialmente, nell'arte della miniatura, sia come lacca alluminata sia come colorante da utilizzare molto fluido per ombreggiare e velare.
Rosso carminio
(Anche lacca di cocciniglia)
Lacca di origine organica ottenuta a partire dai corpi essiccati della femmina di un insetto (Coccus Cacti) che vive su varie specie di cactus (essenzialmente sulla pianta Nopalea coccinillifera) nel Messico e nell'America centro-meridionale. Il principio colorante è l'acido carminico, che viene estratto facendo bollire un Kg di colorante con 30 g di potassa in un litro d'acqua con allume. Si caratterizza per una scarsa stabilità chimica e, alla luce, tende a scolorire lasciando un residuo grigiastro o bruno. Per questo motivo e per il suo elevato costo ha conosciuto un uso decisamente limitato. Dall'arabo qirmizi, scarlatto, incrociato con il latino medioevale minium, minio.
Rosso cinabro
(Anche vermiglione)
Pigmento rosso artificiale costituito da solfuro di mercurio. E' ottenuto artificialmente mescolando una parte di zolfo e tre parti di mercurio e scaldando sino a polvere rosso vivo. Risulta scarsamente stabile agli agenti chimici. Le tonalità sono estremamente variate e vanno dal rosso chiaro al rosso scuro al rosso violetto. Trova essenzialmente impiego nelle tecniche a olio. Vedi anche cinabro di miniera.
Rosso di antimonio
Pigmento rosso composto da antimoniato di piombo e silicato di calcio, creato nel 1861 dall'industriale inglese Hallett. Veniva fabbricato per macinatura del minerale d'antimonio, quindi calcinato con l'aggiunta di ossido di piombo o di zinco in modo da modificare le tonalità. Il colore rosso si ottiene riscaldando il giallo.
Rosso di cadmio
Pigmento rosso artificiale scoperto nel 1910. Si tratta di un solfuro di cadmio ottenuto per precipitazione di un solfato di cadmio e di solfuro di selenio. Le modalità di calcinazione e i rapporti tra le componenti permettono di ottenere numerose tonalità, che vanno dall'arancio chiaro al rosso porpora. Ha trovato ampio impiego in tutte le tecniche pittoriche moderne. Puro risulta molto resistente alla luce e agli agenti atmosferici. Come tutti i pigmenti a base di cadmio, tuttavia, contenendo zolfo allo stato libero, può scolorirsi in particolari condizioni climatiche o per effetto dell'inquinamento atmosferico.
Rosso di cadmio litopone
(Anche litopone di cadmio rosso)
Pigmento rosso artificiale messo a punto nel 1910: è ottenuto per coprecipitazione di una soluzione di solfato di cadmio e di solfuro di selenio. Il pigmento rosso è mescolato con litopone e quindi calcinato in modo da ottenere tonalità variate.
Rosso di china
(Anche cinabro cinese)
Vedi cinabro di miniera. In particolare la denominazione si riferisce a un cinabro proveniente dalla Cina (dove si suppone che il cinabro sia stato utilizzato per la prima volta nel secondo millennio a.C.) di qualità particolarmente elevata. Si tratta di un pigmento a base di solfuro di mercurio, di grande purezza e di colore rosso lacca.
Rosso di cromo
Pigmento rosso costituito da cromato basico di piombo. Scoperto e messo a punto in Francia dal celebre chimico Louis Nicolas Vauquelin nel 1809 è stato commercializzato intorno al 1815, peraltro con scarsa fortuna per la scarsa stabilità e per la tendenza a perdere facilmente la sua brillantezza iniziale. Viene preparato apportando alcali in eccesso al giallo di cromo (vedi).
Rosso di Marte
Pigmento rosso artificiale conosciuto dalla seconda metà del XVI secolo. Si tratta di un ossido di ferro dove il colore rosso è ottenuto per calcinazione dell'arancio di Marte. I grani misurano 2 micron di spessore: è leggermente trasparente e possiede un forte potere colorante. Nel 1881 Blockx spiega nel suo compendio come si tratti di un pigmento stabile e di grande qualità solo se ben preparato, cosa peraltro assai rara vista la delicatezza del procedimento. Lo stesso Blockx documenta inoltre come spesso si trovassero in commercio sotto questo nome pigmenti ottenuti con l'aggiunta di ocre, evidentemente per contenere i costi di fabbricazione. Nelle tonalità più scure e tendenti al bruno è stato prodotto solo a partire dal 1835. Il riferimento nella denominazione a Marte trae origine dal ruolo della divinità e dall'influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti.
Rosso di Norimberga
(Anche ocra rossa naturale)
In particolare la denominazione indica il pigmento proveniente da alcuni giacimenti presenti in Germania, territorio tradizionalmente ricco di ocra, con zone di estrazione localizzate in Baviera, Turingia e Sassonia.
Rosso di Parigi
(Anche cinabro di miniera)
Pigmento rosso di origine minerale. Si tratta di solfuro di mercurio che, a differenza del vermiglione realizzato artificialmente, è in questo caso proveniente dal minerale cinabrio rintracciabile in vari giacimenti in Germania, Italia (miniere dell'Amiata in Toscana, in Venezia Giulia e in Cadore) e -particolarmente apprezzato per la sua qualità- Spagna, dalle miniere di Almaden. Le tonalità vanno dal rosso chiaro al rosso vivo, in relazione al giacimento di provenienza e al processo di macinazione. Rispetto al vermiglione si caratterizza per una maggiore stabilità e per l'alto potere coprente. Ha trovato impiego in tutte le tecniche pittoriche, seppure non risulti particolarmente adatto alla pittura murale dato che la sua combinazione con sostanze alcaline come la calce ne favorisce la trasformazione in solfuro di mercurio dal colore nero: nel campo della pittura murale il suo uso è infatti da ricondursi essenzialmente al periodo romano, grazie alla pratica dell'encaustizzazione che consentiva di limitare tale alterazione. Ne parlano Plinio (che fa risalire la sua scoperta al 350 a.C.), Teofrasto, Vitruvio e Cennino Cennini.
Lemma: Rosso di piombo
(Anche rosso piombo)
Vedi minio. Pigmento rosso aranciato di orgine artificiale. Si tratta di un ortopiombato di piombo per l'80% e di protossido di piombo, ottenuto per riscaldamento del metallo in prenza d'aria: tenendo presente il punto di fusione del piombo a 327 ° C il massicot si determina prima di questo, il litargirio intorno ai 400° C, il rosso minio a 480° C.. Tende ad annerire all'aria e risulta più denso e colorato del realgar. Dotato di un alto potere coprente presenta una granulometria variabile tra 0,5 e 10 micron. Descritto da Plinio, Vitruvio e Cennino Cennini è stato utilizzato dall'antichità fino al XIX secolo: per quanto ai nostri giorni abbia un impiego limitato nel campo artistico è dal suo uso nella pittura a tempera che derivano i termini miniare e miniatura.
Rosso di Pozzuoli
(Anche ocra rossa naturale)
In particolare si tratta di un'ocra proveniente da alcuni giacimenti nei pressi di Napoli (Pozzuoli), costituita da ossidi di ferro silicati argillosi. Il potere colorante è decisamente alto e la tonalità è di un rosa pallido. Sulla base delle ricerche condotte dai laboratori dei Musées de France si può indicare una coposizione media formata da argilla (40%), anidride (35%), ferro amorfo (25%). Ha trovato particolare impiego dal Rinascimento e, in particolare, nelle tecniche di pittura murale.
Rosso di Prussia
(Anche ocra rossa naturale)
In particolare si tratta di una varietà commercializzata dai mercanti olandesi all'inizio del XIX secolo, ottenuto per calcinazione di un'ocra gialla in realtà proveniente dai giacimenti francesi del Berry.
Rosso di Saturno
(Anche minio)
In particolare la denominazione identifica una varietà di qualità sopraffina con una tonalità più aranciata rispetto al minio di produzione industriale.
Rosso di smalto
Pigmento rosso ottenuto a partire da vetro colorato in rosso e macinato. Conosciuto fino dall'antichità è stato impiegato in tutte le tecniche pittoriche. Risulta poco coprente
Rosso ercolano
(Anche terra rossa)
In particolare si tratta di una terra rossa proveniente dalla zona di Ercolano (Italia), particolarmente ricca di ferro e caratterizzata da un alto potere colorante.
Rosso indiano
Pigmento di color rosso porpora, con tonalità oscillanti dal chiaro allo scuro, commercializzato a partire dalla fine del XIX secolo, composto da ossido ferrico minerale e proveniente direttamente dall'India, da cui la denominazione. Attualmente viene prodotto artificialmente calcinando del solfato ferroso, fino a ottenere un pigmento contenente circa il 90% di ossido di ferro. La stessa denominazione ricorre anche per un bruno Van Dyck di ottima qualità prodotto in Inghilterra.
Rosso inglese
Pigmento rosso chiaro artificiale. Si tratta di sesquiossido di ferro ottenuto per calcinazione di solfati ferrici. Utilizzato in tutte le tecniche artistiche presenta una tonalità che manca di vivacità.
Rosso oltremare
(Anche rosa oltremare)
Pigmento rosso artificiale di origine minerale. Costituito da silicato di alluminio e solfuro di sodio, è ottenuto per calcinazione a 800° C di 100 parti di caolino, 80 di soda, 80 di zolfo e 15 di carbone di legna. Realizzato nel 1828 ha trovato impiego nel corso dell'Ottocento in tutte le tecniche pittoriche. Il potere coprente è basso.
Rosso pompeiano
(Anche terra rossa)
Pigmento rosso realizzato a partire da terre costituite da materiale argilloso e ossido di ferro, lavate, essiccate e macinate.
Rosso toscano
(Anche ocra rossa naturale)
In particolare si tratta di un'ocra resa di colore rosso brillante grazie all'aggiunta di lacche alizariniche. La stessa denominazione ricorre anche per un bruno Van Dyck di ottima qualità prodotto in Inghilterra.
Rosso veneziano
La denominazione, generica, ricorre nel tempo a indicare almeno tre diversi tipi di pigmento: 1. una ocra rossa importata dai mercanti di Venezia (vedi ocra rossa naturale). 2. una mescolanza di solfati ferrosi e di calce calcinata. 3. un rosso di cadmio.
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 VERDE
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Biadetto verde
(Anche verde di Brema)
Pigmento verde artificiale. Si tratta di una antica varietà verdastra del blu di Brema, caratterizzata agendo sulla miscela di partenza e sulla temperatura nel corso della fabbricazione del pigmento, ovvero di un verde di Brunswich la cui composizione è stata modificata dalla presenza di potassa che conferisce al pigmento una tonalità bluastra (composizione a cui spesso si aggiungeva del solfato di calce). Ha trovato impiego nella pittura a tempera.
Bolo verde
(Anche terra verde) In particolare la denominazione -ricorrente tra l'altro negli scritti di De Mayerne- identifica la varietà di terra verde utilizzata nel Medioevo, in sostituzione del più ricorrente bolo rosso, nel processo di doratura a guazzo.
Lacca verde
(Anche verde di Hooker)
Si tratta di una miscela di lacca gialla (gomma gutta) e di blu di Prussia. Scarsamente coprente (trova impiego per ottenere velature nelle tecniche dell'acquerello e della pittura ad olio) è soggetto a diventare blu per sbiancamento del giallo.
Ocra verde di Verona
(Anche terra verde)
Più in particolare con questa denominazione possono essere identificati due tipi diversi di pigmenti: 1. una terra verde rinforzata da una tintura sintetica. 2. un'ocra gialla sulla quale viene precipitato un cianino.
Pasta verde
(Anche giallo di spincervino)
La denominazione è attestata negli scritti di Andrea Pozzo, che specifica trattarsi di una pasta "fatta col sugo di spincervino", a cui la calce bianca conferisce una colorazione gialla. Lo stesso Andrea Pozzo testimonia del suo possibile uso in affresco, comunque non consigliato per la tendenza del colore a svanire rapidamente.
Terra verde
(Anche verde appianum, teodotion, celadonite, glauconite, terra verde di Verona, creta cirina, color di salvia, talco zoografico, verde Cipro, verde calce, verde irlandese)
Pigmento verde minerale costituito da glauconite e celadonite, conosciuto fino dall'antichità e descritto, tra gli altri, da Plinio (che lo indica come proveniente dalla zona del Monte Baldo presso Verona), Vitruvio, Theophilus e Cennino Cennini. Nel Medioevo è ricordato come componente di alcune preparazione (Cennino Cennini) o, in sostituzione del bolo rosso, come fondo per le dorature: per quest'uso e con la denominazione di bolo verde appare descritto ancora da De Mayerne. Inoltre, dato il basso costo di fabbricazione, le varietà di migliore qualità risultano utilizzate anche in sostituzione del verde malachite. Un recente studio su di una pittura di età gallo romana ha messo in evidenza un verde costituito da celadonite di Verona (75%), glauconite (20%), blu egiziano (5%). Sostanzialmente le terre verdi possono comunque essere raggruppate in due tipi fondamentali: 1. a base di serpentino d'origine vulcanica utilizzabile direttamente come pigmento (terra verde di Verona, terra verde di Cipro). 2. a base di glauconite di origine sedimentaria, di tinta più spenta e opaca (verde calce, verde irlandese). In ambedue i casi i pigmenti offrono una resa migliore se utilizzati nelle tecniche a tempera, data lo scarso potere coprente e colorante in olio.
Terra verde bruciata
(Anche Pigmento bruno rossastro, ottenuto per calcinazione della terra verde (vedi).
Terra verde di Cipro
(Anche terra verde. In particolare la denominazione identifica un pigmento di tipo serpentino di ottima qualità, ottenuto da terre ricche di silicati e, specificamente, dai minerali di celadonite presenti nell'isola di Cipro. Ha sostituito la terra Verde di Verona, dato il cessare dell'attività estrattiva del minerale nella zona di Monte Baldo nei pressi di Verona dopo la seconda guerra mondiale.
Terra verde di Verona
(Anche terra verde)
In particolare la denominazione identifica un pigmento di tipo serpentino di ottima qualità, ottenuto da terre ricche di silicati e, specificamente, dai minerali di celadonite presenti nella zona del Monte Baldo nei pressi di Verona. Andrea Pozzo testimonia nei suoi scritti dell'ottima resa della varietà veronese in affresco, comunque superiore a tutte le altre terre verdi disponibili al tempo. Di questa terra, già ricordata da Plinio, è cessata l'estrazione dopo la seconda guerra mondiale, con la conseguente limitazione della produzione di questa particolare varietà di pigmento al minerale proveniente dall'isola di Cipro (vedi terra verde di Cipro).
Verde inglese
(Anche verde di Scheele)
Pigmento verde artificiale, scoperto dal chimico svedese Karl Wilhelm Scheele nel 1777. E' un arsenito acido di rame, ottenuto per precipitazione di una soluzione di arsenito potassico con solfato di rame. Tossico e di debole potere coprente è stato utilizzato dal tardo XVIII agli inizi del XIX secolo per la pittura ad olio, per essere poi soppiantato dal verde di Schweinfurt. Si altera a contatto con il piombo.
Verde africano
(Anche verde veronese)
Pigmento verde artificiale costituito da arsenito acido di rame e da una quantità variabile di ossido di rame, essenzialmente identificabile come varietà del verde di Schweinfurt. Fabbricato agli inizi del XIX secolo, si caratterizza per una colorazione semi trasparente e la tendenza all'annerimento.
Verde appianum
(Antica denominazione della terra verde)
Pigmento verde minerale costituito da glauconite e celadonite, conosciuto fino dall'antichità e descritto, tra gli altri, da Plinio (che lo indica come proveniente dalla zona del Monte Baldo presso Verona), Vitruvio, Theophilus e Cennino Cennini. Nel Medioevo è ricordato come componente di alcune preparazione (Cennino Cennini) o, in sostituzione del bolo rosso, come fondo per le dorature: per quest'uso e con la denominazione di bolo verde appare descritto ancora da De Mayerne. Inoltre, dato il basso costo di fabbricazione, le varietà di migliore qualità risultano utilizzate anche in sostituzione del verde malachite. Un recente studio su di una pittura di età gallo romana ha messo in evidenza un verde costituito da celadonite di Verona (75%), glauconite (20%), blu egiziano (5%). Sostanzialmente le terre verdi possono comunque essere raggruppate in due tipi fondamentali: 1. a base di serpentino d'origine vulcanica utilizzabile direttamente come pigmento (terra verde di Verona, terra verde di Cipro). 2. a base di glauconite di origine sedimentaria, di tinta più spenta e opaca (verde calce, verde irlandese). In ambedue i casi i pigmenti offrono una resa migliore se utilizzati nelle tecniche a tempera, data lo scarso potere coprente e colorante in olio. La denominazione appianum ricorre, tra l'altro, negli scritti di Ludovico Dolce (1565).
Verde Arnaudan
Pigmento verde artificiale. Si tratta di un pigmento ottenuto per riscaldamento a 200 °C di una mescolanza di bicromati alcalini e di fosfato di sodio o di ammonio, in modo da ottenere un fosfato di cromo impuro.
Verde azzurro
(Anche verdeazzurro o verde malachite)
Con il nome di verde azzurro il verde malachite è ricordato in numerose fonti, a partire dall'età medioevale, probabilmente in relazione all'abitudine di utilizzarlo (a questa altezza crononologica) mescolato all'azzurrite. Sotto questa denominazione è ancora registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di "un colore minerale che ci portano dalla Spagna" (verde azzurro di Spagna).
Verde azzurro di Magna
(Anche azzurrite)
Con il nome di verde d'azzurrino d'Alemagna il pigmento è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681). Più in generale si tratta di una varietà di azzurrite tendente al verde, macinata grossolanamente in modo da ottenere, appunto, un pigmento di tonalità verdastra.
Verde azzurro di Spagna
(Anche verde malachite)
Sotto questa denominazione il pigmento è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di "un colore minerale che ci portano dalla Spagna". Vedi verde azzurro.
Verde bice
(Anche verde Pelletier)
Pigmento verde artificiale. Si tratta di un carbonato basico di rame fabbricato secondo le stesse modalità del blu bice, in cui il verde è determinato nel corso della fabbricazione agendo sulla temperatura.
Verde calce
(Anche terra verde)
In particolare la denominazione indica una terra verde rinforzata con tinture organiche, fino ad ottenere un pigmento particolarmente stabile utilizzabile per la pittura a calce.
Verde celadonite
(Anche terra verde)
In particolare si tratta di un pigmento contenente celadonite e ossidi di ferro, di tonalità pallida, ovvero di una terra verde rintracciabile essenzialmente in giacimenti asiatici.
Verde Cipro
(Anche terra verde)
In particolare la denominazione identifica un pigmento di tipo serpentino di ottima qualità, ottenuto da terre ricche di silicati e, specificamente, dai minerali di celadonite presenti nell'isola di Cipro. Ha sostituito la terra Verde di Verona, dato il cessare dell'attività estrattiva del minerale nella zona di Monte Baldo nei pressi di Verona dopo la seconda guerra mondiale.
Verde cromo
(Anche miscela di giallo di cromo e di blu di Prussia o verde di cinabro)
Verde di Alemagna
(Anche azzurrite)
In particolare si tratta di una varietà di azzurrite caratterizzata da un deciso tono verde.
Verde di banda
(Anche crisocolla)
Pimento verde azzurrato di origine minerale. Il termine crisocolla (dal greco khrusos - oro e kolla- colla) è stato nel tempo attribuito a tre diversi pigmenti: un carbonato di rame nativo (malachite), un carbonato basico di rame (azzurrite), un silicato idrato di rame ugualmente rintracciabile allo stato nativo. Comunemente il termine si riferisce comunque a un pigmento prodotto a partire da minerali misti di rame provenienti da giacimenti europei, in particolare presenti in Germania, Inghilterra, Italia (Sardegna). Conosciuto fino dalla preistoria è descritto, tra gli altri, da Plinio, Teofrasto, Vitruvio e Cennino Cennini. Si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche pittoriche e presenta tonalità che vanno dal verde bluastro al blu in relazione al giacimento di provenienza.
Verde di Basilea
(Anche verde di Schweinfurt)
Si tratta di un pigmento verde artificiale scoperto nel 1814 da Russ (nella città di Schweinfurt in Germania, da cui la denominazione) con l'obiettivo di soppiantare il verde di Scheele, e commercializzato a partire dal 1816. Si tratta di un aceto arsenito di rame ottenuto a partire da acido arsenioso, solfato di rame e carbonato di sodio. Il colore è verde bluastro (acqua marina) e, rispetto al verde di Scheele, presenta una maggiore stabilità. Caratterizzato da un buon potere coprente è stato scarsamente utilizzato sia per la sua tossicità sia per la sua tendenza ad annerire in presenza di altri pigmenti contenenti zolfo o in solfuri dovuti all'inquinamento atmosferico. Spesso è stato confuso con il verde Mitis, in effetti messo a punto nello stesso periodo.
Verde di Brema
(Anche Pigmento verde artificiale)
Si tratta di una antica varietà verdastra del blu di Brema, caratterizzata agendo sulla miscela di partenza e sulla temperatura nel corso della fabbricazione del pigmento, ovvero di un verde di Brunswich la cui composizione è stata modificata dalla presenza di potassa che conferisce al pigmento una tonalità bluastra (composizione a cui spesso si aggiungeva del solfato di calce). Ha trovato impiego nella pittura a tempera.
Verde di Brunswich
(Anche verde di montagna artificiale)
Pigmento verde. Si tratta di un verde ottenuto a partire da rame ossidato da cloruri d'ammonio, fino a ottenere una composizione simile a quella della malachite, pur non possedendone la stabilità. La denominazione dovrebbe avere origine dal luogo dove i fratelli Gravenhorst lo avrebbero inventato e quindi prodotto alla fine del XVIII. E' stato utilizzato per tutto il XIX secolo trovando impiego sia nell'acquerello sia nella pittura a tempera e a olio. Dal XIX secolo la denominazione è stata comunque attribuita a tre diversi tipi di pigmenti: 1. un ossicloruro di rame ottenuto trattando in presenza d'aria del rame con acido cloridrico contenente un poco di acido nitrico. 2. un carbonato basico di rame ottenuto per precipitazione di una soluzione di solfato cuprico e di una soluzione di carbonato di sodio. 3. Attualmente il termine indica un verde inglese caricato di solfato di bario e di solfato di piombo.
Verde di cadmio
Pigmento verde ottenuto a partire da una mescolanza di giallo di cadmio e di blu ftalocianina.
Verde di cinabro
La denominazione ricorre in relazione a due differenti pigmenti verdi: 1. un ossido idrato risultante dalla precipitazione dal carbonato di sodio di una soluzione di sali di cromo (si tratta di un verde che tende al grigio, particolarmente solido). 2. Una miscela di giallo di cromo e di blu di Prussia.
Verde di cobalto
(Anche verde di Rinmann, verde di zinco, verde svedese, verde turco)
Pigmento verde artificiale scoperto nel 1780 dal chimico svedese Rinmann, preparato per calcinazione di una miscela di ossido di zinco e di ossido di cobalto, in proporzioni variabili ma con una prevalenza di cobalto. Nonostante la sua messa a punta risalga alla fine del XVII secolo è stato essenzialmente utilizzato in campo artistico dal 1835, parallelamente allo sviluppo della commercializzazione dell'ossido di zinco. Compatibile con tutte le tecniche, di buona stabilità, di tonalità verde bluastra, è stato scarsamente utilizzato sia per lo scarso potere coprente sia per l'elevato costo e per le frequenti contraffazioni che lo hanno fatto spesso associare a prodotti di scarsa qualità. La denominazione ricorre anche in riferimento a un verde realizzato a partire da un blu di cobalto e da un giallo di cromo.
Verde di colla
(Anche crisocolla)
Pimento verde azzurrato di origine minerale. Il termine crisocolla (dal greco khrusos - oro e kolla- colla) è stato nel tempo attribuito a tre diversi pigmenti: un carbonato di rame nativo (malachite), un carbonato basico di rame (azzurrite), un silicato idrato di rame ugualmente rintracciabile allo stato nativo. Comunemente il termine si riferisce comunque a un pigmento prodotto a partire da minerali misti di rame provenienti da giacimenti europei, in particolare presenti in Germania, Inghilterra, Italia (Sardegna). Conosciuto fino dalla preistoria è descritto, tra gli altri, da Plinio, Teofrasto, Vitruvio e Cennino Cennini. Si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche pittoriche e presenta tonalità che vanno dal verde bluastro al blu in relazione al giacimento di provenienza.
Verde di cromo inglese
(Anche verde ossido di cromo opaco)
Pigmento verde artificiale di tonalità pallida e opaca preparato per combustone di una mescolanza di zolfo e di bicromato di sodio. Trova impiego in tutte le tecniche pittoriche (e presenta una buona stabilità) ma risulta in realtà scarsamente utilizzato dagli artisti a causa del tono poco brillante. E' presente nel catalogo Winsor e Newton del 1840.
Verde di Alemagna
(Anche azzurrite. In particolare si tratta di una varietà di azzurrite caratterizzata da un deciso tono verde.
Verde di banda
(Anche crisocolla)
Pimento verde azzurrato di origine minerale. Il termine crisocolla (dal greco khrusos - oro e kolla- colla) è stato nel tempo attribuito a tre diversi pigmenti: un carbonato di rame nativo (malachite), un carbonato basico di rame (azzurrite), un silicato idrato di rame ugualmente rintracciabile allo stato nativo. Comunemente il termine si riferisce comunque a un pigmento prodotto a partire da minerali misti di rame provenienti da giacimenti europei, in particolare presenti in Germania, Inghilterra, Italia (Sardegna). Conosciuto fino dalla preistoria è descritto, tra gli altri, da Plinio, Teofrasto, Vitruvio e Cennino Cennini. Si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche pittoriche e presenta tonalità che vanno dal verde bluastro al blu in relazione al giacimento di provenienza.
Verde di Basilea
(Anche verde di Schweinfurt)
Si tratta di un pigmento verde artificiale scoperto nel 1814 da Russ (nella città di Schweinfurt in Germania, da cui la denominazione) con l'obiettivo di soppiantare il verde di Scheele, e commercializzato a partire dal 1816. Si tratta di un aceto arsenito di rame ottenuto a partire da acido arsenioso, solfato di rame e carbonato di sodio. Il colore è verde bluastro (acqua marina) e, rispetto al verde di Scheele, presenta una maggiore stabilità. Caratterizzato da un buon potere coprente è stato scarsamente utilizzato sia per la sua tossicità sia per la sua tendenza ad annerire in presenza di altri pigmenti contenenti zolfo o in solfuri dovuti all'inquinamento atmosferico. Spesso è stato confuso con il verde Mitis, in effetti messo a punto nello stesso periodo.
Verde di Brema
(Anche Pigmento verde artificiale)
Si tratta di una antica varietà verdastra del blu di Brema, caratterizzata agendo sulla miscela di partenza e sulla temperatura nel corso della fabbricazione del pigmento, ovvero di un verde di Brunswich la cui composizione è stata modificata dalla presenza di potassa che conferisce al pigmento una tonalità bluastra (composizione a cui spesso si aggiungeva del solfato di calce). Ha trovato impiego nella pittura a tempera.
Verde di Brunswich
(Anche verde di montagna artificiale)
Pigmento verde. Si tratta di un verde ottenuto a partire da rame ossidato da cloruri d'ammonio, fino a ottenere una composizione simile a quella della malachite, pur non possedendone la stabilità. La denominazione dovrebbe avere origine dal luogo dove i fratelli Gravenhorst lo avrebbero inventato e quindi prodotto alla fine del XVIII. E' stato utilizzato per tutto il XIX secolo trovando impiego sia nell'acquerello sia nella pittura a tempera e a olio. Dal XIX secolo la denominazione è stata comunque attribuita a tre diversi tipi di pigmenti: 1. un ossicloruro di rame ottenuto trattando in presenza d'aria del rame con acido cloridrico contenente un poco di acido nitrico. 2. un carbonato basico di rame ottenuto per precipitazione di una soluzione di solfato cuprico e di una soluzione di carbonato di sodio. 3. Attualmente il termine indica un verde inglese caricato di solfato di bario e di solfato di piombo.
Verde di cadmio
Pigmento verde ottenuto a partire da una mescolanza di giallo di cadmio e di blu ftalocianina.
Verde di cinabro
La denominazione ricorre in relazione a due differenti pigmenti verdi: 1. un ossido idrato risultante dalla precipitazione dal carbonato di sodio di una soluzione di sali di cromo (si tratta di un verde che tende al grigio, particolarmente solido). 2. Una miscela di giallo di cromo e di blu di Prussia.
Verde di cobalto
(Anche verde di Rinmann, verde di zinco, verde svedese, verde turco)
Pigmento verde artificiale scoperto nel 1780 dal chimico svedese Rinmann, preparato per calcinazione di una miscela di ossido di zinco e di ossido di cobalto, in proporzioni variabili ma con una prevalenza di cobalto. Nonostante la sua messa a punta risalga alla fine del XVII secolo è stato essenzialmente utilizzato in campo artistico dal 1835, parallelamente allo sviluppo della commercializzazione dell'ossido di zinco. Compatibile con tutte le tecniche, di buona stabilità, di tonalità verde bluastra, è stato scarsamente utilizzato sia per lo scarso potere coprente sia per l'elevato costo e per le frequenti contraffazioni che lo hanno fatto spesso associare a prodotti di scarsa qualità. La denominazione ricorre anche in riferimento a un verde realizzato a partire da un blu di cobalto e da un giallo di cromo.
Verde di colla
(Anche crisocolla)
Pimento verde azzurrato di origine minerale. Il termine crisocolla (dal greco khrusos - oro e kolla- colla) è stato nel tempo attribuito a tre diversi pigmenti: un carbonato di rame nativo (malachite), un carbonato basico di rame (azzurrite), un silicato idrato di rame ugualmente rintracciabile allo stato nativo. Comunemente il termine si riferisce comunque a un pigmento prodotto a partire da minerali misti di rame provenienti da giacimenti europei, in particolare presenti in Germania, Inghilterra, Italia (Sardegna). Conosciuto fino dalla preistoria è descritto, tra gli altri, da Plinio, Teofrasto, Vitruvio e Cennino Cennini. Si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche pittoriche e presenta tonalità che vanno dal verde bluastro al blu in relazione al giacimento di provenienza.
Verde di cromo inglese
(Anche verde ossido di cromo opaco)
Pigmento verde artificiale di tonalità pallida e opaca preparato per combustone di una mescolanza di zolfo e di bicromato di sodio. Trova impiego in tutte le tecniche pittoriche (e presenta una buona stabilità) ma risulta in realtà scarsamente utilizzato dagli artisti a causa del tono poco brillante. E' presente nel catalogo Winsor e Newton del 1840.
Verde di Grecia
(Antica denominazione del verdigris)
Pigmento verde artificiale, costituito da acetati basici o neutri di rame. Conosciuto fin dall'antichità -come testimonia la denominazione nata per deformazione del termine verde di Grecia- è descritto, tra gli altri, da Plinio, Teofrasto e Cennino Cennini. Sostanzialmente si ottiene dall'esposizione di lastre di rame a vapori di vino o di acido pirolegnoso. In Francia Wattin lo descrive nel XVIII secolo segnalandone una specifica e rinomata produzione nella zona di Montpellier (da cui verde di Montpellier). Ha scarso potere coprente e una colorazione non intensa con toni azzurri: per raggiungere un tono verde erba veniva tradizionalmente addizionato con zafferano. E' stato impiegato per ottenere velature verdi ma scarsamente utilizzato come pigmento in sé, data la sua scarsa stabilità. Oltre ad essere l'elemento base del resinato di rame, il verdigris ha trovato inoltre ampia utilizzazione per la verniciatura di superfici dorate o argentate.
Verde di Guignet
(Anche verde smeraldo)
In particolare la denominazione è in riferimento al brevetto depositato nel 1859 da Guignet dopo che il pigmento era stato inventato da Pannetier nel 1835.
Verde di Hooker
(Anche lacca verde)
Si tratta di una miscela di lacca gialla (gomma gutta) e di blu di Prussia. Scarsamente coprente (trova impiego per ottenere velature nelle tecniche dell'acquerello e della pittura ad olio) è soggetto a diventare blu per sbiancamento del giallo.
Verde di Lamorinière
(Anche Pigmento verde artificiale)
E' una varietà del verde smeraldo dove l'allumina è associata all'ossido di cromo. Ha una tonalità vellutata ed è scarsamente coprente. Trova impiego sia nella pittura a tempera sia nella pittura ad olio.
Verde di Lipsia
(Anche verde di Schweinfurt)
Si tratta di un pigmento verde artificiale scoperto nel 1814 da Russ (nella città di Schweinfurt in Germania, da cui la denominazione) con l'obiettivo di soppiantare il verde di Scheele, e commercializzato a partire dal 1816. Si tratta di un aceto arsenito di rame ottenuto a partire da acido arsenioso, solfato di rame e carbonato di sodio. Il colore è verde bluastro (acqua marina) e, rispetto al verde di Scheele, presenta una maggiore stabilità. Caratterizzato da un buon potere coprente è stato scarsamente utilizzato sia per la sua tossicità sia per la sua tendenza ad annerire in presenza di altri pigmenti contenenti zolfo o in solfuri dovuti all'inquinamento atmosferico. Spesso è stato confuso con il verde Mitis, in effetti messo a punto nello stesso periodo.
Verde di montagna
(Anche verde malachite)
La denominazione sembra diffondersi successivamente all'età medioevale, per distinguere il verde composto esclusivamente da malachite rispetto al pigmento in cui questa veniva comunemente unita a azzurrite (verde azzurro). La denominazione ricorre anche in riferimento al verde ungherese e al verde di Brunswick (verde di montagna artificiale).
Verde di montagna artificiale
(Anche verde di Brunswich)
Pigmento verde artificiale. Si tratta di un verde ottenuto a partire da rame ossidato da cloruri d'ammonio, fino a ottenere una composizione simile a quella della malachite, pur non possedendone la stabilità. La denominazione dovrebbe avere origine dal luogo dove i fratelli Gravenhorst lo avrebbero inventato e quindi prodotto alla fine del XVIII. E' stato utilizzato per tutto il XIX secolo trovando impiego sia nell'acquerello sia nella pittura a tempera e a olio.
Verde di Montpellier
(Anche verdigris)
In particolare si tratta di una varietà di verdigris particolarmente rinomata, ottenuta per ossidazione di lastre di rame esposte ai vapori di vinacce, prodotta nella zona di Montpellier. De Mayerne la ricorda sottolineando la sua qualità che la rese particolarmente ricercata e utilizzata tra XVII e XVIII secolo.
Verde di Parigi
(Anche verde smeraldo)
La denominazione ricorre essenzialmente in ambiti diversi da quelli inerenti le tecniche pittoriche, ad esempio quando il composto è impiegato come insetticida.
Verde di Sassonia
(Anche verde di smalto)
In particolare si tratta di una varietà fabbricata in Sassonia nel XVII secolo, secondo un procedimento che permette di limitare la tossicità dei vapori grazie a un sistema di decantazione. Vedi anche blu di Sassonia.
Verde di Scheele
(Anche verde svedese, verde minerale, ceneri verdi)
Pigmento verde artificiale, scoperto dal chimico svedese Karl Wilhelm Scheele nel 1777. E' un arsenito acido di rame, ottenuto per precipitazione di una soluzione di arsenito potassico con solfato di rame. Tossico e di debole potere coprente è stato utilizzato dal tardo XVIII agli inizi del XIX secolo per la pittura ad olio, per essere poi soppiantato dal verde di Schweinfurt. Si altera a contatto con il piombo.
Verde di Schweinfurt
(Anche verde di Parigi, verde di Basilea, verde pappagallo, verde reale, verde di Vienna, verde patentato, verde di Lipsia, verde nuovo, verde persiano)
Pigmento verde artificiale scoperto nel 1814 da Russ (nella città di Schweinfurt in Germania, da cui la denominazione) con l'obiettivo di soppiantare il verde di Scheele, e commercializzato a partire dal 1816. Si tratta di un aceto arsenito di rame ottenuto a partire da acido arsenioso, solfato di rame e carbonato di sodio. Il colore è verde bluastro (acqua marina) e, rispetto al verde di Scheele, presenta una maggiore stabilità. Caratterizzato da un buon potere coprente è stato scarsamente utilizzato sia per la sua tossicità sia per la sua tendenza ad annerire in presenza di altri pigmenti contenenti zolfo o in solfuri dovuti all'inquinamento atmosferico. Spesso è stato confuso con il verde Mitis, in effetti messo a punto nello stesso periodo.
Verde di smalto
(Anche Pigmento verde)
Si tratta di una varietà di verde di cobalto (a sua volta varietà del blu di cobalto), ottenuto da vetro colorato con ossido di rame e di cromo, macinato con acqua e portato a fusione. Trova impiego in tutte le tecniche.
Verde di Vienna
(Anche verde di Schweinfurt)
Si tratta di un pigmento verde artificiale scoperto nel 1814 da Russ (nella città di Schweinfurt in Germania, da cui la denominazione) con l'obiettivo di soppiantare il verde di Scheele, e commercializzato a partire dal 1816. Si tratta di un aceto arsenito di rame ottenuto a partire da acido arsenioso, solfato di rame e carbonato di sodio. Il colore è verde bluastro (acqua marina) e, rispetto al verde di Scheele, presenta una maggiore stabilità. Caratterizzato da un buon potere coprente è stato scarsamente utilizzato sia per la sua tossicità sia per la sua tendenza ad annerire in presenza di altri pigmenti contenenti zolfo o in solfuri dovuti all'inquinamento atmosferico. Spesso è stato confuso con il verde Mitis, in effetti messo a punto nello stesso periodo.
Verde di zinco
(Anche pigmento verde artificiale)
Si tratta di un cromato di zinco, più precisamente di una miscela di giallo di zinco e di blu cianino con sfumature più fresche rispetto a quelle del verde di cromo. Venne fabbricato da Leclaire e Barruel a partire da solfato di cobalto versato in soluzione calda su del bianco di zinco. E' un pigmento stabile e abbastanza coprente, con tonalità che tende al blu. Trova impiego nelle tecniche ad olio. La stessa denominazione può ricorrere anche in riferimento al verde di cobalto.
Verde eterno
(Anche verdigris)
In particolare si tratta di una varietà di verdigris descritto da Volpato, caratterizzata da una buona stabilità che la denominazione verde eterno sottolinea con forza, data la risaputa scarsa stabilità del pigmento. Il termine verde eterno è registrato ugualmente nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681), questa volta a indicare "una velatura fatta a fondo inargentato d'argento in foglia, d'un verderame ben purgato, e ridotto a guisa d'un acquerello".
Verde ftalocianina
(Anche pigmento verde sintetico (ftalocianina rameica clorurata))
Prodotto dal 1936 presenta un colore verde smeraldo brillante e trasparente.
Verde granilla
(Anche verde malachite)
Pigmento verde ottenuto macinando la malachite (carbonato basico di rame) estratta dalle miniere della Siberia (monti Urali). Conosciuto fin dall'antichità (è descritto da Plinio ma risulta già utilizzato nell'antico Egitto anche per usi cosmetici) si caratterizza per tonalità che vanno dal verde pallido al verde smeraldo. Dotato di un limitato potere coprente ha trovato impiego in tutte le tecniche, pur alterandosi in presenza di acidi, alcali e solfuri: con i leganti oleosi può subire un imbrunimento e nell'affresco deve essere steso a secco al pari dell'azzurrite. Viceversa nelle tecniche a tempera consente ottimi risultati. Essendo sempre stato oltremodo costoso, al pari del lapislazzuli, è generalmente rintracciabile in dipinti di particolare importanza. Nel medioevo è stato sovente utilizzato mescolato all'azzurrite e denominato verde azzurro. Successivamente il verde composto esclusivamente da malachite è stato frequentemente denominato verde di montagna.
Verde imperiale
Pigmento verde ottenuto con del verde inglese (vedi) miscelato con terra di Cassel.
Verde iris
(Anche viride de lilliis azurinis, gigli azzurri)
Si tratta di un colorante vegetale ottenuto generalmente facendo macerare a freddo il fiori di ireos o iris (Iris germanica, iris florentina) in una soluzione di allume e acqua gommata, quindi filtrando e lasciando seccare il tutto. Conosciuto fino dall'antichità è ricordato, tra gli altri, da Eraclio e nel De Arte illuminandi, dove si descrive dettagliatamente un particolare processo di fabbricazione finalizzato a ottenere un colore da utilizzare in miniatura. In effetti il verde di iris è stato particolarmente apprezzato proprio in questo ambito e, successivamente, nelle tecniche dell'acquerello, per la sua debole capacità coprente.
Verde Italia
(Anche verde di cinabro)
Verde malachite
(Anche verde azzurro di Spagna, verde azzurro, verde tedesco, verde di montagna)
Pigmento verde ottenuto macinando la malachite (carbonato basico di rame) estratta dalle miniere della Siberia (monti Urali). Conosciuto fin dall'antichità (è descritto da Plinio ma risulta già utilizzato nell'antico Egitto anche per usi cosmetici) si caratterizza per tonalità che vanno dal verde pallido al verde smeraldo. Dotato di un limitato potere coprente ha trovato impiego in tutte le tecniche, pur alterandosi in presenza di acidi, alcali e solfuri: con i leganti oleosi può subire un imbrunimento e nell'affresco deve essere steso a secco al pari dell'azzurrite. Viceversa nelle tecniche a tempera consente ottimi risultati. Essendo sempre stato oltremodo costoso, al pari del lapislazzuli, è generalmente rintracciabile in dipinti di particolare importanza. Nel medioevo è stato sovente utilizzato mescolato all'azzurrite e denominato verde azzurro. Successivamente il verde composto esclusivamente da malachite è stato frequentemente denominato verde di montagna.
Verde Milory
(Anche verde di cinabro)
Verde minerale
Termine generico a indicare vari pigmenti verdi di origine minerale. In particolare, comunque, il termine ricorre in riferimento al verde malachite, al verde di Schweinfurt e, soprattutto, al verde di Scheele. In quest'ultimo caso si tratterebbe quindi di un arsenito acido di rame, ottenuto per precipitazione di una soluzione di arsenito potassico con solfato di rame. Tossico e di debole potere coprente è stato utilizzato dal tardo XVIII agli inizi del XIX secolo per la pittura ad olio, per essere poi soppiantato dal verde di Schweinfurt. Si altera a contatto con il piombo.
Verde Mitis
Pigmento verde artificiale. Si tratta di un arsenito di rame messo a punto dal chimico viennese Mitis nel 1814. Particolarmente stabile e disponibile in numerose tonalità trova impiego in tutte le tecniche. Vedi anche verde di Schweinfurt.
Verde Mittler
(Anche verde smeraldo)
Si tratta di un ossido idrato di cromo creato nel 1835 da Pannetier ma brevettato solo nel 1859 da Guignet e impiegato come pigmento in campo artistico a partire dal 1862, andando ben presto a sostituire il verde di Schweinfurt. E' ottenuto per riscaldamento al rosso di una mescolanza di acido borico e di cromati alcalini: dopo raffreddamento il composto viene macinato. Si presenta come un verde vivo con tonalità bluastre, poco coprente, caratterizzato dalla possibilità di essere vetrificato e quindi utilizzato anche nella produzione di ceramiche. Presenta una buona stabilità e si presta ad essere impiegato in tutte le tecniche pittoriche. In lingua inglese la denominazione (viridian) ricorre in riferimento a una varietà di verde di Scheele.
Verde naturale
(Anche verde ossido di cromo opaco. )
Verde nuovo
(Anche verde di Schweinfurt)
Pigmento verde artificiale scoperto nel 1814 da Russ (nella città di Schweinfurt in Germania, da cui la denominazione) con l'obiettivo di soppiantare il verde di Scheele, e commercializzato a partire dal 1816. Si tratta di un aceto arsenito di rame ottenuto a partire da acido arsenioso, solfato di rame e carbonato di sodio. Il colore è verde bluastro (acqua marina) e, rispetto al verde di Scheele, presenta una maggiore stabilità. Caratterizzato da un buon potere coprente è stato scarsamente utilizzato sia per la sua tossicità sia per la sua tendenza ad annerire in presenza di altri pigmenti contenenti zolfo o in solfuri dovuti all'inquinamento atmosferico. Spesso è stato confuso con il verde Mitis, in effetti messo a punto nello stesso periodo.
Verde oltremare
(Anche Pigmento verde sintetico di origine minerale)
Si tratta di una varietà di blu oltremare a tonalità verde, inventato nel 1827 da Jean Baptiste Guimet. E' costituita da una miscela composta da caolino cotto, carbonato di sodio, solfato di sodio, zolfo, pece, colofonia e carbone, il tutto calcinato. Poco coprente, si presta ad essere utilizzata in tutte le tecniche, compreso l'acquerello.
Verde ossido di cromo opaco
(Anche ossido di cromo verde opaco, verde turco, verde naturale, verde di cromo inglese)
Pigmento verde artificiale di tonalità pallida e opaca preparato per combustone di una mescolanza di zolfo e di bicromato di sodio. Trova impiego in tutte le tecniche pittoriche (e presenta una buona stabilità) ma risulta in realtà scarsamente utilizzato dagli artisti a causa del tono poco brillante.
Verde ossido di cromo trasparente
Pigmento verde artificiale. Si tratta di un ossido di cromo preparato per combustone di una mescolanza di zolfo e di bicromato di sodio. Si caratterizza per la tonalità verde intensa, trasparente ma priva di vivacità e freschezza, comunque influenzata dal processo di macinatura che, se insistito, porta verso toni bluastri. Il potere coprente è medio, mentre la stabilità risulta buona con tutte le tecniche pittoriche.
Verde Pannetier
(Anche verde smeraldo)
In particolare la denominazione ricorda il nome dell'inventore che mise a punto il pigmento nel 1835. Si tratta di un ossido idrato di cromo brevettato solo nel 1859 da Guignet e impiegato come pigmento in campo artistico a partire dal 1862, andando ben presto a sostituire il verde di Schweinfurt. E' ottenuto per riscaldamento al rosso di una mescolanza di acido borico e di cromati alcalini: dopo raffreddamento il composto viene macinato. Si presenta come un verde vivo con tonalità bluastre, poco coprente, caratterizzato dalla possibilità di essere vetrificato e quindi utilizzato anche nella produzione di ceramiche. Presenta una buona stabilità e si presta ad essere impiegato in tutte le tecniche pittoriche. In lingua inglese la denominazione (viridian) ricorre in riferimento a una varietà di verde di Scheele.
Verde pappagallo
Denominazione riferita, nel corso del tempo, inizialmente al verde di Scheele (vedi), quindi al verde di Schweinfurt (vedi).
Verde patentato
(Anche verde di Schweinfurt)
In particolare la denominazione risale al primo periodo di commercializzazione del pigmento, in evidente riferimento al brevetto depositato dal suo inventore.
Verde Pelletier
(Anche verde bice)
Pigmento verde artificiale. Si tratta di un carbonato basico di rame fabbricato secondo le stesse modalità del verditer, in cui il verde è determinato nel corso della fabbricazione agendo sulla temperatura . La denominazione con cui è generalmente noto ricorda il farmacista e chimico francese Bertrand Pelletier, che mise a punto il pigmento alla fine del XVIII secolo.
Verde permanente
(Anche verde smeraldo)
Più precisamente si tratta di una mescolanza di verde smeraldo e di giallo di cromo. Si presta ad essere utilizzato in tutte le tecniche e comunque è una mescolanza estremamente variabile, comunque realizzabile direttamente da ogni artista.
Verde persiano
(Anche verde di Schweinfurt)
Pigmento verde artificiale scoperto nel 1814 da Russ (nella città di Schweinfurt in Germania, da cui la denominazione) con l'obiettivo di soppiantare il verde di Scheele, e commercializzato a partire dal 1816. Si tratta di un aceto arsenito di rame ottenuto a partire da acido arsenioso, solfato di rame e carbonato di sodio. Il colore è verde bluastro (acqua marina) e, rispetto al verde di Scheele, presenta una maggiore stabilità. Caratterizzato da un buon potere coprente è stato scarsamente utilizzato sia per la sua tossicità sia per la sua tendenza ad annerire in presenza di altri pigmenti contenenti zolfo o in solfuri dovuti all'inquinamento atmosferico. Spesso è stato confuso con il verde Mitis, in effetti messo a punto nello stesso periodo.
Verde Plessy
(Anche Pigmento verde artificiale)
Si tratta di un verde ottenuto per precipitazione di una soluzione di bicromato alcalino per mezzo di fosfato di calcio. Trova impiego in tutte le tecniche.
Verde rame
(Anche verdigris)
In particolare si tratta d'un acetato di rame, neutro o basico, ovvero di una varietà di verdigris ottenuto da lastre di rame ossidate da vinaccia. Largamente utilizzato un tempo oggi è stato del tutto abbandonato.
Verde reale
(Anche verde di cromo)
Vedi verde di Schweinfurt.
Verde reseda
(Anche verde di cinabro)
Verde seta
(Anche verde di cinabro)
Verde smeraldo
(Anche verde Guignet, verde Mittler, verde Pannetier, verde virginale, viridian, viridio)
Pigmento verde di natura sintetica. Si tratta di un ossido idrato di cromo creato nel 1835 da Pannetier ma brevettato solo nel 1859 da Guignet e impiegato come pigmento in campo artistico a partire dal 1862, andando ben presto a sostituire il verde di Schweinfurt. E' ottenuto per riscaldamento al rosso di una mescolanza di acido borico e di cromati alcalini: dopo raffreddamento il composto viene macinato. Si presenta come un verde vivo con tonalità bluastre, poco coprente, caratterizzato dalla possibilità di essere vetrificato e quindi utilizzato anche nella produzione di ceramiche. Presenta una buona stabilità e si presta ad essere impiegato in tutte le tecniche pittoriche. In lingua inglese la denominazione (viridian) ricorre in riferimento a una varietà di verde di Scheele.
Verde svedese
(Anche verde di Scheele)
Vedi verde di cobalto.
Verde tedesco
(Anche verde malachite)
Pigmento verde ottenuto macinando la malachite (carbonato basico di rame). Conosciuto fin dall'antichità (è descritto da Plinio ma risulta già utilizzato nell'antico Egitto anche per usi cosmetici) si caratterizza per tonalità che vanno dal verde pallido al verde smeraldo. Dotato di un limitato potere coprente ha trovato impiego in tutte le tecniche, pur alterandosi in presenza di acidi, alcali e solfuri: con i leganti oleosi può subire un imbrunimento e nell'affresco deve essere steso a secco al pari dell'azzurrite. Viceversa nelle tecniche a tempera consente ottimi risultati. Essendo sempre stato oltremodo costoso, al pari del lapislazzuli, è generalmente rintracciabile in dipinti di particolare importanza. Nel medioevo è stato sovente utilizzato mescolato all'azzurrite e denominato verde azzurro. Successivamente il verde composto esclusivamente da malachite è stato frequentemente denominato verde di montagna.
Verde tirolese
(Anche terra verde)
In particolare la denominazione individua il pigmento realizzato a partire dai minerali provenienti dai giacimenti della zona del Tirolo, caratterizzati da un tonalità giallastra e spenta.
Verde turco
(Anche verde di cobalto)
Vedi verde ossido di cromo opaco.
Verde ungherese
(Anche verde di montagna)
In particolare la denominazione indica una varietà proveniente dall'Ungheria o dalla Moravia. La stessa denominazione ricorre in riferimento a una miscela (peraltro ben poco utilizzata) precipitata a caldo di una soluzione di solfato di rame con carbonato di sodio.
Verde vegetale
Denominazione generica a indicare i coloranti verdi e quindi le lacche ottenute a partire da estratti vegetali. Si tratta quindi di verdi ricavati da frutti e foglie di varie specie, conosciuti fino dall'antichità e descritti, tra gli altri, da Plinio e Theophilus. Nel De Arte illuminandi, tra l'altro, si parla di succus rute (a partire dall'erba ruta, Ruta graveolens). Usati per velature trovano la loro applicazione ideale in acquerello e in miniatura. Vedi verde vescica, verde iris, erba morella, giallo di spincervino, prugnola.
Verde vescica
(Anche verde vegetale)
Colorante organico naturale di origine vegetale usato anticamente (e in particolare documentato in età medioevale) per preparare lacche con allume, ottenuto a partire dal succo delle bacche di ramno. La denominazione trae origine dall'utilizzazione tradizionale di vesciche di maiale per raccogliere le bacche e quindi metterle su una fonte di calore per accellerarne l'essiccazione. E' un verde scuro di qualità mediocre, di scarsa stabilità (sbiadisce rapidamente alla luce), utilizzato essenzialmente nelle tecniche con colori ad acqua. Oggi il termine si è esteso ad indicare alcune lacche di coloranti organici di sintesi, più resistenti alla luce e impiegabili anche nella pittura ad olio.
Verde virginale
(Anche verde smeraldo)
Si tratta di un ossido idrato di cromo creato nel 1835 da Pannetier ma brevettato solo nel 1859 da Guignet e impiegato come pigmento in campo artistico a partire dal 1862, andando ben presto a sostituire il verde di Schweinfurt. E' ottenuto per riscaldamento al rosso di una mescolanza di acido borico e di cromati alcalini: dopo raffreddamento il composto viene macinato. Si presenta come un verde vivo con tonalità bluastre, poco coprente, caratterizzato dalla possibilità di essere vetrificato e quindi utilizzato anche nella produzione di ceramiche. Presenta una buona stabilità e si presta ad essere impiegato in tutte le tecniche pittoriche. In lingua inglese la denominazione (viridian) ricorre in riferimento a una varietà di verde di Scheele.
Verde vittoria
(Anche verde smeraldo)
In particolare si tratta di una varietà ottenuta miscelando a secco del verde smeraldo e del giallo di zinco, fino a ottenere un pigmento di maggiore solidità del verde smeraldo stesso.
Verdetto
(Anche crisocolla)
Il termine verdetto è registrato, tra l'altro, nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) che specifica trattarsi di "un colore di minera, che si trova nei monti dell'Alemagna; serve a olio, e per la tempera" .
Verdetto cristallizzato
(Anche verdigris)
In particolare si tratta di una varietà di verdegris, di qualità sopraffina, ottenuta dal pigmento stesso messo nell'aceto per essere poi recuperato come prodotto della cristallizzazione. Tra i verdi artificiali è uno dei più antichi. La città di Montpellier -come testimonia Turquet de Mayerne- era già dal XVI secolo un importante centro per la sua fabbricazione.
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 VIOLETTO
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Violetto di alizarina
(Anche lacca di garanza)
Lacca ottenuta a partire dal principio colorante, attualmente noto chimicamente come alizarina, presente nella nelle radici della garanza, pianta erbacea delle Rubiacee. Conosciuta fin dall'antichità (e ricordata tra gli altri da Plinio, Eraclio e Vitruvio) è stata prodotta in Grecia, Olanda e Francia. Pur essendo sensibile alla luce come tutti i coloranti organici è particolarmente stabile. Ha trovato diffuso impiego come materia colorante, probabilmente in sostituzione della porpora, mentre nelle tecniche pittoriche è per lo più ricordata in vari trattati come componente di miscele di colori, essenzialmente nell'ambito dell'arte della miniatura. Ha comunque conosciuto una notevole fortuna nei secoli XV e XVI, particolarmente in ambito fiammingo. Attuamente è fabbricata per idrolisi dell'antrachinone (dichetone ottenuto per ossidazione dell'antracene).
Violetto di Borgogna
(Anchei violetto di manganese)
In particolare la denominazione si riferisce a una varietà di violetto di manganese prodotta da una fabbrica di Digione.
Violetto di cobalto chiaro
(Anche cobalto violetto chiaro)
Pigmento artificiale scoperto nel 1858 dal chimico francese Salvetat e fabbricato per calcinazione di un precipitato di soluzione di sale di cobalto e di fosfato alcalino. Il suo colore varia dal violetto rossastro al violetto buastro: la tonalità chiara è ottenuta con una preponderanza nella miscela di arseniato di cobalto. Semitrasparente e con scarso potere coprente risulta scarsamente utilizzato nonostante il suo impiego possa estendersi a tutte le tecniche.
Violetto di cobalto scuro
(Anche cobalto violetto scuro)
Pigmento artificiale scoperto nel 1858 dal chimico francese Salvetat e fabbricato per calcinazione di un precipitato di soluzione di sale di cobalto e di fosfato alcalino. Il suo colore varia dal violetto rossastro al violetto buastro: la tonalità scura è ottenuta con una preponderanza nella miscela di fosfato di cobalto. Semitrasparente e con scarso potere coprente risulta scarsamente utilizzato.
Violetto di manganese
(Anche malva permanente, violetto minerale, violetto permanente, violetto di Borgogna, violetto di Norimberga)
Pigmento artificiale di colore violetto bluastro, scoperto da Leykhuf nel 1868. E' un fosfato di manganese ottenuto per riscaldamento di biossido di manganese e acido fosforico. Il potere coprente è medio basso, la stabilità buona. Ha trovato impiego nelle tecniche a tempera e a olio, spesso come sostituto del violetto di cobalto. Attenzione: il manganese può avere effetti tossici cronici.
Violetto di Marte
Pigmento violetto artificiale. Varietà di violetto di ossido di ferro realizzata nella prima metà del XIX secolo da Pannetier, tramite calcinazione a temperatura particolarmente elevata di solfato di ferro, a partire dal giallo di Marte. Caratterizzato da buona stabilità ha trovato impiego in tutte le tecniche. Il riferimento nella denominazione a Marte trae origine dal ruolo della divinità e dall'influenza del pianeta Marte nella preparazione del ferro secondo la tradizione propria degli alchimisti.
Violetto di smalto
Pigmento violetto artificiale, ottenuto da vetro colorato con ossido di manganese macinato con acqua. Di ottima stabilità, ha trovato impiego in tutte le tecniche pittoriche.
Violetto oltremare
Pigmento artificiale. Varietà violetta del blu oltremare (con tonalità che vanno dal violetto bluastro al violetto rossastro) ottenuta portando la temperatura del forno durante la fabbricazione del blu oltremare stesso intorno ai 300° C. Sintetizzato nel 1840, trova impiego soprattutto nella pittura murale.
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